Instagram: like a un didietro brasiliano nel complotto contro Papa Francesco

di Pino Nicotri
Pubblicato il 16 Novembre 2020 18:54 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2020 19:47
Istagram: like a un didietro brasiliano nel complotto contro Papa Francesco

Istagram: like a un didietro brasiliano nel complotto contro Papa Francesco

Istagram, il like alla foto di una bellona discinta col sedere in bella mostra sul social network delle immagini potrebbe essere parte di un complotto contro Papa Francesco. Oppure no? 

È evidente che un complotto esiste. Che ne sia parte il like al deretano della brasiliana non è certezza matematica.  Ma nel clima di sospetti che circonda il vertice della Chiesa cattolica romana, tutto è giustificato. E da considerare con la massima attenzione. Perché lo scontro in atto sembra farci tornare al Medio Evo. E la foto che pubblichiamo con un certo imbarazzo dimostra che gli avversari di Papa Francesco non si fermano davanti a nulla.
 
Il like potrebbe essere una “semplice” protesta sgambetto goliardata per avere Francesco di recente dichiarato che le gioie del sesso e della carne vengono direttamente da Dio. 

Quel che appare evidente è che tutto va bene per denigrare il sommo pontefice della Chiesa cattolica. Qualcuno  in Vaticano ha messo like a una foto su Instagram di  Natalia Garibotto.  La modella brasiliana vi appare a deretano scoperto, in una camicetta che arriva ai reni e un paio di calze bianche rette da giarrettiere. Il like poi è sparito. Qualcuno se ne è accorto. Anche i fan di Natalia, che hanno montato un bel can can. La ragazza, 27 anni dichiarati, l’ha presa con ottimismo: “Sono certa che andrò in Paradiso”.

La foto è stata condivisa online e commentata dalla modella e sembra che l’account ufficiale @franciscus inizialmente abbia messo il like ma non è chiaro, scrive il Sun, se sia davvero reale.

Alcuni utenti hanno chiesto ai responsabili dell’account di papa Francesco di eliminare il like mentre altri hanno approvato la, presunta, interazione con la modella con un tweet “questo è il tipo di papa che preferisco”.

Il mese scorso papa Francesco, con quello che rappresenta un cambiamento storico per la chiesa cattolica romana, ha approvato le unioni civili omosessuali. Ha commentato che le persone omosessuali sono “figli di Dio e hanno il diritto di stare in una famiglia”.
Nel docufilm “Francesco” di Evgeny Afineevsky, regista russo candidato all’Oscar, ha detto:”Dobbiamo realizzare una legge sulle unioni civili, hanno il diritto di essere legalmente protetti”.
All’inizio dell’anno ha ammonito i cattolici ricordando che il pettegolezzo è una piaga “peggiore del coronavirus” e il diavolo è “il più grande pettegolo”.  
La scorsa settimana il Papa si è congratulato con il neo presidente USA Joe Biden per la vittoria elettorale.

Biden ha ringraziato Papa Francesco e lo ha elogiato in quanto guida nel “promuovere in tutto il mondo la pace, la riconciliazione e i vincoli comuni dell’umanità”.

 
Complotto o sgambetto, certo il like al sedere della brasiliana denota che verso questo Papa non c’è lo stesso rispetto riverenziale – perinde ac cadaver – che c’era in particolare verso Pio XII e anche verso i suoi successori.
 
Papa Francesco non indulge in atteggiamenti ieratici come Pio XII. Distanti e freddi come Paolo VI. Paternalistici come Papa Roncalli, detto per questo “il Papa buono” (il che dovrebbe sottintendere che di solito i Papi sono cattivi, ma tralasciamo). Volutamente innocenti e ingenui come la meteora Papa Luciani. Ecumenico autoritari come Papa Wojtyla. Cattedratico professorali come Papa Ratzinger.
 
Papa Francesco, benché gesuita, tende a essere semplice, diretto, “uno di noi”. Popolano più che popolare, in linea del resto col nome che si è scelto come pontefice. Francesco. Patrono d’Italia, santo dei poveri e dei semplici, ecc.
 
In Vaticano non abita nell’appartamento papale, come tale quindi “separato”, collegato con la finestra su piazza S. Pietro direttamente col mondo oceanico dei fedeli. Questo sommo pontefice ha scelto di abitare a S. Marta. Che per la precisione si chiama Domus Sanctae Marthae ed è un  edificio alberghiero interno alle “sacre mura”. Come dire che Francesco è uno di passaggio. Un ospite. Alloggiato in foresteria.
 
Tutto questo può avere provocato un abbassamento della guardia, un rilassamento e una minore attenzione nell’occuparsi di lui, delle sue attività e della sua immagine pubblica da parte di coloro che a tutto ciò sono deputati. Ed ecco la svista di chi per errore, o per scherzo voluto, ha messo il like alla foto della bonazza col popò in bella vista. Come se fosse la cabina di un camionista anziché una pagina social del Papa. Un “incidente”, un “errore”, una “goliardata”, in ogni caso  semplicemente inimmaginabile con qualunque pontefice prima di lui. Tempi peraltro in cui i social network non esistevano nemmeno.
 
Che ci sia una fronda vasta e feroce contro Papa Francesco lo DIMOSTRA il lavorio instancabile di monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico, cioè ambasciatore del Vaticano, negli USA. Si è messo alla guida della notevole fetta del clero che nella stessa Europa punta alle dimissioni di Francesco accusandolo perfino di paganesimo. Ora Viganò dopo la sua lettera dell’11 giugno ha sentito il dovere di rivolgersi nuovamente al presidente USA Trump – chissà perché a lui – con una lettera “storica” inviata il 25 ottobre e pubblicata nel vasto web alle ore 7 del 30.  Uno stralcio:
 
““Signor Presidente, in queste ore il Destino del Mondo Intero è minacciato da una Cospirazione Globale contro Dio e l’Umanità. Le scrivo come Arcivescovo, come un Successore degli Apostoli, come ex Nunzio Apostolica negli Stati Uniti di America. Le scrivo nel mezzo di un silenzio di entrambe le autorità civili e religiose. Possa accettare queste mie parole come “la voce di uno che grida nel deserto” (Jn 1:23 ). Come le ho già scritto nella mia lettera a Giugno, questo momento storico vede le forze del Male unite nella battaglia senza quartiere contro le forze del Bene. Forze del Male che appaiono potenti e organizzate in opposizione ai figli della Luce, che sono disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro leaders temporali e spirituali”.
 
Pur senza mai nominarlo, Viganò nella sua lettera accusa anche e soprattutto Francesco di voler distruggere le fondamenta stessa della Chiesa, del cristianesimo, della società, della famiglia, della civiltà occidentale e via delirando. 
 
È un fatto che la lapidazione di Francesco ha avuto inizio in due precise occasioni:
 
– da quando ha cominciato a volerci vedere chiaro e a voler mettere ordine nella struttura e nei meccanismi che si occupano della ricchissima finanza vaticana. Come è noto essa è da sempre molto opaca. A partire dalla banca IOR, e fonte di scandali anche recenti;
 
–  da quando ha cominciato a mettere in crisi seriamente, fino ad annullarlo, l’ordine scritto dato da Ratzinger nel 2001 quando era responsabile della congregazione della Dottrina della Fede. Si tratta dell’ex famigerato tribunale della Santa Inquisizione poi ribattezzato Sant’Uffizio. Destinato a tutti i vescovi del mondo l’ordine era di imporre il segreto pontifico e nascondere alle autorità giudiziarie dei propri Paesi qualunque caso di pedofilia del clero. Oltre che di adescamento di adulti, uomini e donne, durante il sacramento della confessione.
 
Ordine diramato nel 2001 da Ratzinger, a firma comune con l’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone, con il documento DE DELICTIS GRAVIORIBUS . In italiano: “Sui Delitti Più Gravi”. Riformando la materia su esplicito invito di Papa Wojtyla. In particolare era nominato il “delictum contra sextum Decalogi praeceptum cum minore infra aetatem duodeviginti annorum a clerico commissum”. In italiano il “delitto contro il sesto comandamento commesso da un sacerdote con chi ha meno di 22 anni”. 
 
Da notare che una volta tornati in Polonia sono finiti nei guai per numerose denunce di molestie sessuali nel 2002 monsignor Julius Paetz, responsabile dell’Anticamera di Wojtyla. E nei giorni scorsi monsignor Stanislao Dziwisz, storico segretario personale di Wojtyla, per avere coperto  gli abusi pedofili di molti preti.
 
Se non si chiude la falla sulla pedofilia del clero aperta da Francesco chissà cosa può succedere. E’ infatti storicamente accertato che Ratzinger per quel suo ordine scritto De Delictis gravioribus si è salvato da un mandato di cattura USA solo perché essendo nel frattempo diventato Papa l’allora presidente degli USA George Bush figlio ha imposto alla magistratura la concessione dell’immunità riconosciuta da Washington a (quasi) tutti i capi di Stato. Il Papa infatti è anche un capo di Stato. Per la precisione, dello Stato chiamato Città S. Pietro, noto anche come Vaticano. 
 
Chissà quale sarà la prossima sassata.