Iran, Hassan Rohani presidente, ma la teocrazia finirà per mano delle donne

di Pino Nicotri
Pubblicato il 17 Giugno 2013 4:47 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2013 1:23
Iran, Hassan Rohani presidente, ma la teocrazia finirà per mano delle donne

Hassan Rohani

Dopo la elezione di Hassan Rohani, in Iran, viene in mente questo scambio di domande e risposte.

Chi sarà eletto Presidente della Repubblica Islamica dell’ Iran, inshallah?

“Chi verrà scelto dal popolo”.

Certo, ma – chiunque vinca – lei non crede sia comunque auspicabile un cambiamento?

“Il cambiamento ci sarà e sarà molto grande. L’opinione pubblica mondiale ne sarà sorpresa”.

E quali saranno i temi del cambiamento? Per esempio, quali sono i punti centrali del suo programma?

“Lo sviluppo economico, la politica estera, i diritti civili e i diritti delle donne”.

Questo il botta e risposta nel 2009 poco prima delle elezioni presidenziali iraniane con il candidato riformista Mehdi Kharroubi, ex presidente del parlamento, incontrato per caso in strada a Esfahan vicino la cattedrale cristiana armena di S.Gregorio, nota anche come cattedrale di Vank.

Le elezioni purtroppo ebbero un esito diverso da quello sperato da Kharroubi e dai riformisti, Ahmadinejad venne confermato e ci furono anche gravi disordini e manifestazioni di piazza, con Kharroubi agli arresti domiciliari.

Questa volta invece senza neppure un timido accenno di manifestazione studentesca o comunque del mondo giovanile, che morde il freno perché ansioso di riforme e sviluppo, ha vinto al primo turno Hassan Rohani, che può essere considerato il Kharroubi di oggi. Rohani è buon amico di Khatami, il leader riformista che si vide soffiare la vittoria elettorale e stroncare il suo ambizioso programma di modernizzazioni dall’infelice idea di Bush figlio di inventarsi l’Asse del Male, composto dai Paesi che gli Usa vedono come il fumo negli occhi compreso l’Iran. L’orgoglio nazionalista e annessa vittoria elettorale della destra fu la risposta dell’elettorato iraniano a Bush, con l’era di Amadinejad che oggi pare finalmente al tramonto.

Rohani appare sicuro di sé e affabile come Kharroubi, e nonostante sia un religioso con il turbante a mo’ di galloni ricorda da vicino sia i nostri migliori leader democristiani di una volta che quelli socialisti: molto abile, paziente ma molto deciso, del tipo che punta al cambiamento vero senza esagerare nella retorica e conciliando tra loro temi apparentemente inconciliabili.

Faceva uno strano effetto sentir parlare di diritti civili e diritti delle donne Kharroubi, uno dei principali uomini politici di una repubblica islamica nota anche per l’obbligo delle donne di indossare in pubblico il velo, ma la sua sincerità si percepiva con chiarezza. Con tanta chiarezza che quando Kharroubi elencava la politica estera come il secondo punto dei cambiamenti necessari si capiva che parlava anche di un decisivo miglioramento dei rapporti con gli Usa e Israele.

Rohani ha raccolto il testimone e fa più o meno gli stessi discorsi, unico moderato riformista sopravvissuto alla falcidia di candidati presidenziali operata dagli occhiuti Guardiani della Rivoluzione, con Kharroubi ancora agli arresti domiciliari. Non a caso l’elezione di Rohani è stata accolta con grande sollievo dall’intero Occidente e anche con gioia dagli Stati Uniti, desiderosi di allentare l’abbraccio monopolizzatore ormai troppo soffocante di Israele.

Preso in contropiede, il governo israeliano – che per il disco rosso di Obama non ha potuto bombardare l’Iran come voleva e vorrebbe ancora fare – si mostra scettico e convinto che la Guida Suprema, l’ultraconservatore Alì Khamenei, non convaliderà il risultato elettorale e l’Iran cadrà in una lunga stagione di turbolenze di stampo siriano, cominciando magari con turbolenze giovanili e studentesche di tipo turco.

Ma da quanto mi dicono amici da Teheran, Khamenei ha permesso la candidatura di Rohani proprio perché ha capito che l’era delle frizioni continue con l’Occidente e gli Usa costa troppo ed ha pericoli imprevedibili. Meglio uscire definitivamente dal tunnel e poter mandare avanti senza troppe difficoltà la grandiosa opera di ammodernamento e industrializzazione del Paese. Opera per la quale è essenziale poter disporre di centrali nucleari onde risparmiare petrolio e quindi poterne vendere di più, incassando così quella valuta pregiata utile a finanziare lo sviluppo in corso.

Si spera finisca l’era dei rapporti difficili tra l’Iran e gli Usa, rispettivamente indicati l’un l’altro come il Grande Satana e Paese Canaglia membro dell’Asse del Male. Un’era iniziata quando Usa e Inghilterra per impedire la nazionalizzazione del petrolio organizzarono il sanguinoso colpo di Stato che eliminò il democraticamente eletto capo del governo Mossadeq, reo di voler appunto nazionalizzare il petrolio, spalleggiato dal nostro Eni, e diede il via alla feroce repressione operata dai generali dello scià Reza Palahvi sfociata infine nella cacciata della monarca e nell’arrivo trionfale della Guida Spirituale Roullah Khomeini dal lungo esilio in Francia e nella trasformazione dell’Iran in repubblica sì, ma islamica. Con al governo una teocrazia che non è certo una dittatura, ma come tutte le teocrazie mal si accorda con i tempi attuali del mondo e con lo stesso concetto di democrazia.

Fin dal colloquio con Kharroubi ho capito, detto e ripetuto che a sotterrare la teocrazia in Iran saranno le donne e in particolare le ragazze: le donne sono la maggioranza assoluta della popolazione e ben il 70% degli studenti delle scuole e Università. Nel 2009 l’occasione è andata persa. Oggi si spera venga raccolta.

La spinta femminile è inarrestabile, una vera e propria bomba a tempo, checché ne pensino, vogliano o sperino Khamenei e le Guardie della Rivoluzione. Lo spolverino e il velo sono obbligatori per legge quando una donna esce di casa, ma ormai le giovani – che comunque indossano sempre i jeans, per giunta attillati – lo hanno reso una specie di variante dell’abbigliamento stile Liu Jo delle nostre ragazzine: spolverini attillati, avvolgenti, con cintura o fusciacca o lacciuoli strategici ad altezza “giusta”, il cui effetto di sex appeal è evidente anche a un cieco.

In più, siccome il viso è l’unica parte del corpo che una donna può mostrare in pubblico, tutte lo esibiscono truccato alla perfezione, sorridente, luminoso e perfetto, con gli occhi e lo sguardo che incantano e dicono molto di più di quanto dica l’esibizione dell’intero corpo delle ragazze europee. La vitalità e la modernità delle iraniane irrompe fino a ridicolizzare lo spolverino e il velo, un esercito di fantasmini o suorine animate da moto perpetuo a mo’ di argento vivo, gocce di mercurio allegre e imprendibili, che affosseranno la teocrazia e apriranno l’Iran al mondo impedendo che questo continui a chiudersi all’Iran. Chiusura che avviene anche con sanzioni demagogiche, immotivate e autolesioniste e come quelle deliberate dall’Italia.

Ora non resta che sperare. Sperare che nessuno faccia colpi di testa e voglia impadronirsi di una vittoria elettorale che non ha assolutamente il sapore di una vittoria di parte o di un passato che non vuole passare. Ciò che sta accadendo in Turchia con la punta dell’iceberg a Gezi Park dovrebbe inoltre sconsigliare di imboccare in Iran una strada che può portare all’infezione siriana, infezione che è il tentativo di bissare quanto fatto dall’Europa due anni fa in Libia.