“Iraniani, vi amiamo”: video-campagna di alcuni israeliani su Facebook

di Pino Nicotri
Pubblicato il 23 Marzo 2012 18:19 | Ultimo aggiornamento: 23 Marzo 2012 18:50

ROMA – A prima vista sembrerebbe una boutade o l’iniziativa di personaggi balzani ed eccentrici visto che si tratta di artisti, come tali spesso controcorrente. Due israeliani artisti della grafica, Roni Edri e Michal Tamir, hanno avuto l’idea di creare un gruppo su Facebook che proclama senza imbarazzo “Iraniani, vi amiamo. Non bombarderemo mai il vostro Paese”. L’iniziativa ha avuto successo ed è stata seguita da un video immesso nel circuito di Youtube.

Mentre i rispettivi dirigenti sono impegnati a scambiarsi avvertimenti e minacce con un ritmo quasi quotidiano, vi sono dunque in Israele – ed anche in Iran – semplici cittadini che vorrebbero invece allacciare legami di amicizia ed esorcizzare il rischio di un conflitto. Fra questi anche, che ieri hanno creato un gruppo su Facebook nella cui pagina campeggia un cartello con scritto “Iraniani, vi amiamo. Non bombarderemo mai il vostro Paese”. Nel testo della pagina si legge anche una affermazione un po’ paradossale, ma niente affatto priva di logica, a firma di Edri: “Fratelli e sorelle iraniani, se proprio è inevitabile che fra di noi scoppi un conflitto, prima almeno dovremmo odiarci ed avere paura gli uni degli altri. Ma io non ho paura di voi e nemmeno vi odio. Anzi, non vi conosco affatto. Fatta eccezione per un iraniano incontrato in un museo di Parigi, che poi era anche simpatico”.

In Israele, con la popolazione da tempo in logorante attesa del blitz contro l’Iran, da molti auspicato, da non pochi esorcizzato e da tutti temuto, l’iniziativa dei due grafici ha raccolto velocemente centinaia di adesioni. Le adesioni aumentano e vari sostenitori hanno voluto postare nella pagina anche la propria immagine. Dall’Iran anziché rispondere con lancio di missili hanno risposto a razzo con una selva di messaggi di incoraggiamento e di adesione, molti iraniani elogiano l’iniziativa e si compiacciono del suo successo auspicando diventi sempre più massiccio. Per far seguire alle parole i fatti, molti aderenti alla pagina si sono trasformati in attivisti e stanno lavorando all’organizzazione di manifestazioni simultanee a Tel Aviv e a Teheran. Secondo il quotidiano israeliano Maariv per la duplice iniziativa è solo questione di giorni. La stampa iraniana, molto meno libera di quella israeliana, purtroppo invece tace, non si riesce quindi ad avere una valutazione “in loco” attendibile.

Nonostante la scomparsa da anni delle manifestazioni di pacifisti, che l’iniziativa sia destinata ad avere successo in Israele è quasi scontato. Potrà infatti avere quanto meno l’appoggio delle decine di intellettuali e artisti di chiara fama, come lo scrittore Yehoshua Sobol, l’attrice Hanna Meron e l’accademico Zeev Sternhell, che il 22 aprile dell’anno scorso si sono radunati a Tel Aviv nello stesso posto dove nel 1948 Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato di Israele per esprimere il loro appoggio alla proclamazione dello Stato di Palestina, per giunta entro i confini del 1967.

Cosa assolutamente inaspettata, tra i partecipanti alla clamorosa iniziativa c’erano anche una ventina di insigniti del Premio Israele, di norma assegnato a personalità filo governative. Il testo della loro dichiarazione era volutamente simile a quello utilizzato da Ben Gurion nella sua proclamazione dello Stato israeliano. Oltre a esprimere ”il benvenuto a una dichiarazione palestinese di indipendenza”, i manifestanti dell’aprile scorso affermano che ”la completa fine dell’occupazione israeliana (dei territori palestinesi, ndr) è una condizione fondamentale per la libertà di ambedue i popoli, per la piena attuazione della dichiarazione israeliana di indipendenza e per l’indipendenza dello Stato di Israele”.

Insomma, tra il rullo dei tamburi di guerre si fanno largo speranze non effimere non solo di pace, ma anche di rottura del ghiaccio almeno tra israeliani e iraniani contrari alla politica dei rispettivi governi. Speranze che non avranno vita facile. La manifestazione dello scorso aprile, che intendeva appoggiare l’intenzione dell’Autorità Nazionale Palestinese di chiedere all’assemblea generale dell’ Onu di settembre a New York il riconoscimento dello Stato palestinese, venne accolta al grido di ”traditori” e ”giudeonazisti” da parte di gruppi di destra. Nel frattempo, la richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese avanzata all’Onu a settembre ha suscitato reazioni furiose da pare del governo di Israele e la contrarietà del presidente degli Stati Uniti.

La strada dell’improvviso amore sbocciato tra intellettuali e artisti israeliani e iraniani appare non solo in salita, ma più tormentata perfino di quella di Giulietta e Romeo.