Maometto deriso, se Charlie Hebdo lo facesse con Gesù o la Maddalena?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 1 Novembre 2020 7:46 | Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre 2020 20:22
Maometto deriso, se Charlie Hebdo lo facesse con Gesù o la Maddalena? Nella foto: la chiesa di Nizza, teatro dell'ultima vendetta islamica

Maometto deriso, se Charlie Hebdo lo facesse con Gesù o la Maddalena? Nella foto: la chiesa di Nizza, teatro dell’ultima vendetta islamica

Oltre che stupide e insensate, le vignette e caricature su Maometto prima ed Erdogan adesso, a me pare siano anche piuttosto volgari.

 
Oltretutto la morale esibita da Erdogan è criticabile tanto quanto la morale ipocrita di pressoché tutti i leader europei e occidentali. A partire da quella di Donald Trump. Stando alle varie rivelazioni da parte di chi ha lavorato per lui anche alla Casa Bianca.
 
A parte questo, mi chiedo perché Charlie Hebdo e affini non facciano vignette per esempio su Cristo e la Maddalena. Date anche certe interpretazioni storiche dei loro rapporti. O sul Padreterno, la Madonna e Giuseppe. O anche su Budda, il Dalai Lama, il dio Ganesh, ecc.
 
Se i francesi fossero meno boriosi e i redattori di Charlie Hebdo più informati, saprebbero chi sono il teologo Jamal al-Din al-Afghani. E il docente USA Reza Aslan. O almeno il loro connazionale Bernard Lewis.
 
Così saprebbero che c’è chi sostiene, non senza un qualche fondamento, che i princìpi egualitari sfociati nella Rivoluzione Francese sono nati con la riforma che il tanto detestato Maometto fece a Yathrib, città oggi nota come Medina.
 
Certo, lo spirito e il dettato di quella riforma sono stati in seguito traditi. Ma né più e né meno come è successo in tutte le religioni, almeno in quelle monoteiste. 
 
Sì, certo, l’ironia è sacra. Ma che reazioni ci sarebbero se in Italia si pubblicassero vignette come quelle di Charlie Hebdo, ma aventi per soggetto Cristo, la Madonna, il papa, Pertini, Berlinguer, Mattarella? Non solo della magistratura. Ma anche di vari giornali. E di qualche partito e personaggio politico A partire da Matteo Salvini armato di rosario e vangelo e da Giorgia Meloni avvolta nel tricolore,
 
Fermo restando il sacro principio della libertà d’espressione. E che certe reazioni assassine sono criminali. E da condannare senza se e senza ma. Se uno vuole infilare il braccio in un nido di vespe o in una tana di murene, beh, qualche reazione sgradevole la deve mettere in conto.
 
Reazione che però coinvolge purtroppo il suo intero Paese, mettendo a rischio anche altre persone. Credo quindi siano da condannare – pur se su un piano molto meno grave di quello dei crimini – anche la volgarità e l’imprudenza che sfocia nel menefreghismo.
 
Imprudenza ancor più fuori luogo in un Paese come la Francia. Il cui colonialismo – con annessa difficile integrazione degli immigrati extracomunitari, leggi le banlieue – non è affatto morto e sepolto. Ma continua a esistere e a operare per esempio in tempi molto recenti in Libia.  
 
Il colonialismo francese continua a operare come prima ha operato in Nigeria finanziando la guerra civile del tentativo di separatismo del Biafra. Il Biafra, ancor più ricco di idrocarburi della Libia. E con la guerra civile la notevole economia della Nigeria è crollata. Diventando esportatrice di lucciole nere…
E la Legione Straniera è sempre pronta…
 
Anch’io sono seguace di Voltaire. Ma non ignoro che lui – cosa che mi addolora assai – a quanto pare arrotondava con una quota di proprietà di una nave negriera. Vale a dire, di una delle tante navi degli schiavisti che  trasportavano come schiavi in Europa e nelle Americhe i milioni di esseri umani razziati in Africa.
 
Ora l’ondata di sdegno per i nuovi omicidi perpetrati da fanatici islamisti in Francia induce a generalizzare. A fare come al solito di tutte le erbe un fascio. Ma ridurre a integralismo e fanatismo islamista il miliardo e mezzo di musulmani e i molti Stati musulmani è profondamente sbagliato.
 
Oltre che prevenuto. E di fatto razzista. In Uzbekistan, Stato islamico ex sovietico, l’integralismo religioso è vietato per legge. L’Indonesia, Paese musulmano, è una democrazia presidenziale con oltre 270 milioni di abitanti, solo 59 milioni in meno della democrazia presidenziale USA.
 
Nessuno però nota e fa notare che l’Europa e gli Usa si tengono buoni, anche come alleati politico militari, l’Arabia Saudita e i vari regni petroliferi del Golfo. Tutti del ramo wahabita, il peggio del peggio del peggio dell’islam, roba che neppure il Medioevo.
 
Però quando gli sceicchi straricchi di petrodollari ed eurodollari vengono in Italia con i loro affollati harem la stampa patinata si sdilinquisce e va in brodo di giuggiole. Per il loro lusso, lo shopping in via Montenapoleone, in via Condotti, l’esibizione di mega panfili.
 
E si parla poco o niente della penetrazione dei loro acquisti ancor più massicci, da Londra a Roma: acquisti immobiliari, societari, ecc.   
 
Oltre al maschilismo esasperato, con le donne prive di diritti ridotte di fatto oggetti col buco, ogni venerdi dopo la preghiera l’Arabia Saudita nella piazza principale della capitale si esibisce nel taglio delle mani dei condannati per furto. Nonché nel taglio delle teste dei condannati a morte. Magari per reati che in Europa neppure sono reati.
 
E proprio a questi Paesi ora gli Usa si apprestano a vendere gli F35: chiaramente in funzione anti Iran. Guerra prossima ventura.
 
Nel 2001, cioè ben 19 anni fa,  denunciai su L’Espresso quanto avevo scoperto  nella moschea non ricordo se di Lambrate o di Segrate. Dove ero andato per un servizio giornalistico.
 
Nella moschea trovai una copia del periodico Il Messaggero di Allah. Leggendola scoprii con orrore che vi si predicava l’obbligo di tutti i musulmani emigrati in Europa di lottare per l’adozione della Sharia! Per giunta, come base di quell’obbligo veniva citata la libertà d’espressione nata con la Rivoluzione Francese!
 
“Nel nome di Allàh il sommamente Misericordioso il Clementissimo” l’articolo mi fruttò una mezza fatwa del direttore (e forse anche fondatore) de Il Messaggero di Allah. Direttore che scoprii essere un italiano ex di Lotta Continua convertito all’islam.
 
Cos’hanno fatto giornalisti e politici da quando L’Espresso ben 19 anni fa ha reso noto che tra i musulmani immigrati in Italia, e in Europa, c’era chi sosteneva l’obbligo del darsi da fare per l’affermazione della Sharia? 
A chiacchiere ora sono tutti bravi.