Maradona divo o demonio? Le donne e il Fisco ce l’hanno con lui. Misura e limiti di tante accuse infamanti

di Pino Nicotri
Pubblicato il 8 Dicembre 2020 18:41 | Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2020 18:41
Maradona divo o demonio? Le donne e il Fisco ce l'hanno con lui. Misura e limiti di tante accuse infamanti

Maradona divo o demonio? Le donne e il Fisco ce l’hanno con lui. Misura e limiti di tante accuse infamanti

Maradona subisce la damnatio memoriae messa in campo da moralisti un tanto al chilo più realisti del re, che vogliono oscurare, capovolgere o distruggere il suo mito.

Maradona e il mito del defunto Diego Armando Maradona. Oltre alla guerra tra i suoi vari eredi e aspiranti tali. Oltre a tutto ciò, è in agguato anche il fisco italiano. Pronto a ghermire agli eredi e aspiranti tali almeno 40 milioni di euro. Dalle ancora non precisate, ma sicuramente robuste, sostanze lasciate dal grande campione. Soprannominato non a caso El Pibe de Oro, vale a dire Il Ragazzo d’Oro.

Cominciamo dalla damnatio memoriae.

Mi ha molto colpito la plateale reazione della giocatrice di calcio spagnola Paula Dapena, della squadra del Pontevedra (la città dove è nata la mia nonna materna). Schierata in campo per affrontare il Deportivo Abanca. Sedendosi per terra e voltando le spalle alle colleghe ha rifiutato di osservare il minuto di silenzio per ricordare Maradona. E, orgogliosa della propria militanza femminista, ha spiegato il perché.

“Io non sono disposta a osservarlo per ricordare un violentatore!” 

Mi ha colpito anche la reazione di una mia estimatrice torinese di Facebook. Dichiarandosi delusa nella sua stima per me mi ha cancellato dalle amicizie e bannato.  Per avere io osato chiedere lumi riguardo le parole critiche su  Maradona pubblicate – e poi cancellate – della cantante Laura Pausini sulla sua pagina Instagram.

Laura Pausini contro Maradona

Da notare che la cantante si era limitata a criticare i mass media perché “in Italia fa più notizia l’addio ad un uomo sicuramente bravissimo a giocare a pallone, ma poco apprezzabile per mille cose personali diventate pubbliche”. Anziché l’”addio a tante donne maltrattate, violentate, abusate”.

Il tutto senza citare la Giornata Internazionale contro la violenza alle donne, contrariamente a quanto attribuitole da tutti un po’.

La mia ammiratrice ne dava invece su Facebook una versione più grave, che non sapevo fosse falsa. Sosteneva infatti che la cantante  aveva “fatto rilevare che Maradona ha “segnato” anche nei confronti della violenza sulle donne”.

A questo punto ho pensato bene di vederci chiaro e documentarmi.

Non ci sono tracce di denunce

La prima cosa che ho notato è che nel vasto Web per quanto si dedichi tempo alle ricerche non ci sono tracce di denunce per violenza, sessuale o no, da parte di donne. E in ogni caso le denunce di per sé non fanno testo se non ci sono le conferme di una condanna.

Sono noti non pochi casi di denunce, giudiziarie o solo massmediatiche,  per stupro e affini rivelatesi infondate. Frutto di malanimo, ritorsione o anche semplice desiderio di farsi pubblicità a spese di personaggi famosi. Magari azzoppati da altre denunce a volte fondate.

Discorso che purtroppo vale anche per le improvvise attribuzioni a scoppio ritardato della paternità di un proprio figlio a qualche personaggio famoso e danaroso.

Maradona evasore?

Anche la storia dell’evasione fiscale, che a suo tempo ha tenuto banco per un bel  pezzo e che qualcuno ha ricicciato in questi giorni, s’è rivelata infondata.  Storia complicata, ma che vale la pena raccontare perché purtroppo istruttiva sotto vari aspetti. 

La vicenda ha inizio nel 1989. Due sindacalisti della CGIL a Napoli presentano alla Procura della Repubblica un esposto contro lo stipendio di Maradona. Troppo elevato rispetto a quello di un normale lavoratore. Chissà che esposti dovrebbero fare oggi a fronte delle cifre pagate a Ronaldo e ad altri campioni del pallone!

La Procura apre un’indagine penale e la allarga alle cifre pagate – oltre allo stipendio – per i diritti d’autore e sponsorizzazioni varie attraverso società con sede all’estero. L’indagine coinvolge oltre a Maradona anche i brasiliani Alemao e Careca. Tutti assolti.

Il fisco però coglie la palla al balzo e contesta a tutti e tre il mancato pagamento delle tasse su diritti d’autore e sponsorizzazioni. Inoltre,  confonde le cifre dovute all’erario dalla società calcistica del Napoli  con le presunte cifre dovute da Maradona. E lo accusa anche del mancato pagamento di una cartella esattoriale del 1980.

L’accusa viene spedita all’abitazione partenopea del Pibe de Oro in via Scipione Capece il 29 ottobre 1991. Vale a dire, ben sette mesi dopo che il presunto debitore aveva abbandonato quel domicilio. L’1 aprile di quello stesso anno infatti, dopo la positività al test anti-doping,  Maradona se n’era andato dall’Italia.

Maradona via dall’Italia

Non abitandovi più e non essendo più nemmeno in Italia da mesi, non ha saputo nulla di quella contestazione del fisco e quindi non ha potuto impugnarla per tempo. Senza contare che la società del Napoli calcio nella procedura di fallimento aveva già pagato la cifra successivamente contestata per errore al suo dipendente, cioè a Maradona. Ma procediamo.

La Procura aveva deciso che i tre calciatori non avevano commesso nessun reato. Ma il fisco e il giudice tributario di primo grado avevano invece deciso nel ‘93 – sentenza n. 3230/93 – che i tre avevano commesso una truffa tramite “interposizione fittizia” di  società sponsor per poter pagare meno tasse i tre giocatori. E meno ritenute alla fonte il Napoli, condannato quindi anch’esso. Sentenza che a Maradona non è stato possibile notificare. 

Alemao, Careca e il Napoli hanno presentato ricorso  e il verdetto del ’93 è stato annullato dal giudice tributario di secondo grado. Non c’era nessuna prova che confermasse l’accusa di truffa.

Assoluzione in appello ma non per Maradona

La nuova sentenza, assolutoria, però riguardava solo chi aveva fatto ricorso. E Maradona il ricorso lo ha presentato quando ha saputo dell’annullamento della sentenza di condanna del ‘93. Vale a dire quanto i tempi per impugnare quel verdetto di condanna erano già scaduti. Motivo per cui continuava ad essere ritenuto assurdamente colpevole dei debiti nati da una truffa dichiarata inesistente dal giudice tributario di secondo grado!

E siccome era colpevole, ogni volta che metteva piede in Italia, anche per andare nella amata Napoli che gli aveva concesso la cittadinanza onoraria. E dove lo festeggiavano sempre. La guardia di Finanza correva a sequestrargli orecchini, orologi e quant’altro di valore avesse con sé. 

Inutilmente l’avvocato Angelo Pisani, legale di Maradona, ha chiesto l’assoluzione del suo cliente “per solidarietà” con l’assoluzione degli altri due imputati. In gergo si dice “per solidarietà”, ma è una questione di logica lampante. Si viene accusati di avere commesso una rapina con altre due persone. Queste due persone vengono assolte perché la rapina non c’è mai stata. È logico, addirittura lapalissiano che devono essere assolti anche gli altri coimputati. Elementare, Watson!

Morto prima della Cassazione

Pisani per il suo cliente Maradona ha dovuto rivolgersi alla Cassazione, che aveva fissato la discussione della causa al marzo del 2021, cioè all’anno prossimo. Ovvia la sentenza di nullità della condanna. Purtroppo però il condannato, Maradona, è morto prima.  Motivo per cui è rimasto incastrato dall’accusa, per quanto fasulla e grottesca, di essere un grande evasore.

Colpevole di non essersi difeso

Come ha scritto efficacemente Luciano Capone su Il Foglio: “La realtà è che Maradona era innocente. O meglio, era colpevole di non essere stato in grado di difendersi”.

La favola di Maradona grande evasore fiscale è nata così. Molto all’italiana. E così, molto all’italiana, grazie a un cavillo continua assurdamente a vivere nel BelPaese “Patria del Diritto”. Tanto che il nostro fisco potrebbe rivalersi sugli eredi di Maradona. Che risulta ufficialmente debitore al fisco italiano di una cifra che nel frattempo tra interessi e multe è salita da 13 miliardi di lire fino agli attuali 40 milioni di euro (pari a 80 miliardi di lire). Più di quanto El Pibe de Oro ha guadagnato nei suoi sette anni in Italia.

Piatto ricco mi ci ficco

Il fisco italiano potrebbe essere il sesto o il 12esimo “erede” di Maradona. Lui ha lasciato cinque figli riconosciuti, avuti da quattro donne. Ci sono inoltre sei richieste di riconoscimento di paternità ancora in corso, riguardanti quattro aspiranti eredi cubani e due argentini. Il nostro fisco si inserirà nella guerra. Oppure si limiterà a pretendere una fetta di ogni torta assegnata dalla magistratura argentina agli eredi riconosciuti come tali.

Ma il piatto potrebbe essere molto meno ricco del previsto.

“Dico a tutti che non lascerò nulla, che donerò tutto. Darò tutto ciò che ho guadagnato nella mia vita”, ha detto più volte Maradona. Lo ha ricordato il presentatore Jorge Rial nel programma Intrusos  della rete argentina América TV.

Sfamava 50 famiglie                                                                                                            

Rial ha anche aggiunto:

 “Ogni mese dal conto di Diego uscivano più o meno 10 milioni di pesos [pari a quasi 101mila euro]. Spesso diceva che lui sfamava 50 famiglie”. Dando evidentemente ogni mese 2.000 euro a ognuna delle 50 famiglie.
Famiglie che ora, tra le guerre tra eredi e  l’entrata in campo a gamba tesa del fisco italiano, se la vedranno brutta: chi provvederà più a mantenerle?

Secondo il portale specializzato “Celebrity Net Worth”, Diego Armando in tutta la sua carriera tra stipendi e sponsorizzazioni – con marchi come Coca Cola, Hublot e Puma – ha guadagnato l’equivalente di circa 420 milioni di euro. Però oggi tutti i suoi beni messi assieme valgono tra i 60 e gli 80 milioni di euro. Il fisco italiano se ne porterebbe via la metà.

Diego junior riconosciuto ma…

Veniamo ora alla storia del mancato riconoscimento da parte di Maradona del figlio Diego Junior avuto con la signora napoletana Cristiana Sinagra. Figlio peraltro riconosciuto in pieno nel 2007. Riconoscimento del quale Maradona ha parlato anche con il connazionale argentino Papa Francesco quando lo ha incontrato in udienza in Vaticano l’1 settembre 2014.

Riconoscimento avvenuto, ma storia rimestata per anni e anni pur di dipingere il campione argentino come un grande mascalzone o poco meno. Un satrapo preda dei “lati oscuri” del proprio carattere, talmente forti che oltre a rovinargli la vita e la salute con l’uso prolungato e smodato della cocaina lo portavano a calpestare le persone e in particolare le donne.

La smentita di Cristina

Ma a smentire tale narrazione lapidatoria ha provveduto la stessa diretta interessata, vale a dire la signora Cristina Sinagra, madre di Diego Junior. Lo ha fatto con una sorprendente intervista piena di apprezzamenti per Maradona, data il 26 novembre scorso al Corriere della Sera.

Intervista che vale la pena leggere per intero. E che si conclude con la più sintetica ed efficace definizione di Maradona:
“Cuore grande, animo fragile”.