Mattarella con i rom: un altro passo verso il riconoscimento del genocidio nazista

di Pino Nicotri
Pubblicato il 31 gennaio 2019 10:01 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2019 10:01
Mattarella incontra i rom: un altro passo verso il riconoscimento del genocidio nazista

Mattarella con i rom: un altro passo verso il riconoscimento del genocidio nazista

L’AQUILA – La lunga marcia verso il riconoscimento ufficiale del genocidio nazista contro i Rom e i Sinti continua. Grazie soprattutto al continuo impegno in Italia e all’estero del docente universitario, musicista, musicologo e direttore d’orchestra Santino Spinelli, in arte Alexian, un Rom che vive a Lanciano e insegna all’Università dell’Aquila. 

– Professore, lei è stato invitato anche quest’anno dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per partecipare alla commemorazione, anticipata al 25 gennaio, della Giornata Mondiale della Memoria, creata dall’ONU e commemorata il 27 febbraio. Era il suo primo invito o in precedenza ce ne sono stati altri?

No, anche gli scorsi anni ho partecipato.

– Il Presidente ha invitato solo lei o anche suoi familiari?

Anche i miei familiari. Lo scorso anno mio figlio Gennaro è stato scelto per dialogare con il Presidente. Quest’anno è stata scelta mia figlia Giulia.

– Mattarella ha citato esplicitamente il genocidio nazista dei Rom e Sinti?

Sì, il genocidio dei Rom e Sinti, che aveva già esplicitamente citato in un’altra occasione, è stato ricordato quando ha accennato più in generale alla persecuzione fascista e nazista di alcune categorie sociali, fra le quali Rom e Sinti citati espressamente.

– Ha citato anche l’esistenza di molti campi di concentramento per Rom e Sinti istituiti in Italia dal fascismo per avviarne i detenuti in Germania?

No, ha fatto un discorso più in generale sulla persecuzione fascista e nazista contro alcune categorie sociali.

– La Giornata della Memoria ricorda però solo la Shoah, vale a dire il genocidio nazista degli ebrei.  Motivo per cui con il docente universitario ebreo israeliano Ariel Toaff e con l’artista ebreo italiano Moni Ovadia abbiamo lanciato un appello al Presidente della Repubblica perché nella Giornata della Memoria inserisca, come è giusto, anche il Samudaripen/Porrajmos. E perché nomini lei, professor Santino Spinelli, senatore a vita come testimonianza vivente della Memoria che riguarda il suo popolo. Il testo dev’appello è stato anche consegnato personalmente al Presidente o a funzionari del Quirinale? 

Il protocollo non permetteva nessun tipo di consegna di messaggi al Capo dello Stato. Il protocollo è sempre molto rigido. Siamo in attesa di un nuovo incontro con il Presidente Mattarella più specifico sull’argomento Rom e Sinti.

– Ci saranno quindi altri incontri a breve sui temi sollevati dall’appello?

Si, lo desideriamo anche per proporre al Presidente un documento scientifico sul Samudaripen  dei Rom e Sinti per ottenere un riconoscimento ufficiale. Aprire procedure legali e legislative per poter inserire anche la celebrazione del Samudaripen  nella legge che riconosce il 27 gennaio come Giornata della Memoria. Le vittime devono avere pari rispetto e pari dignità.

– Lei negli ultimi tempo ha viaggiato in lungo e in largo, dalla Turchia alla Romania, dalla Lettonia, alla Spagna e alla Croazia, per organizzare le associazioni internazionali dei Rom e Sinti, compresa quella dei docenti universitari e a volte è stato invitato dalle autorità locali come il Parlamento rumeno o l’Accademia delle Scienze e delle Arti della Croazia a Zagabria anche tenere dibattiti e a ricevere riconoscimenti.

Per la mia attività artistica e culturale mi hanno conferito di recente il Premio SACIP in Croazia, il Premio Eccellenza dal Parlamento Rumeno e il Premio dalla Romanì Union Internazionali, che rappresenta i Rom e Sinti all’ONU. Anche all’estero non sono affatto contenti che la Giornata Mondiale della Memoria ignori totalmente il Samudaripen. I Rom e Sinti sono discriminati su base etnica in Italia come all’estero. In Italia la situazione è peggiore sia per i discorsi di incitamento all’odio razziale dei politici, sia per la diffusione dei campi nomadi, che sono una forma orrenda di segregazione razziale e un retaggio della cultura concentrazionaria nazifascista. Addirittura i campi nomadi vengono fatti passare come un’autentica espressione culturale. Ricorda l’inganno “il lavoro rende liberi”…

– Pensa anche lei che in Italia ci sia un’ondata di razzismo quanto meno da parte del governo?

Beh, noi italiani non siamo mai stati razzisti, anche perché siamo un crogiolo di decine e decine di popoli ed etnie che si sono bene integrate tra loro. Gli  stessi antichi Romani dell’Urbe Caput mundi erano la fusione di tre diverse tribù, Luceri, Tizi e Ramni, per non parlare del loro incrocio anche con i Sabini grazie al famoso ratto delle Sabine. Lo stesso ministro e vice premier Matteo Salvini è un discendente dei Longobardi, arrivato in Italia come invasori e diventati man mano gli attuali Lombardi. 

– Virgilio inoltre con l’Eneide fa arrivare i Romani dalla città di Troia, come dire dall’attuale Turchia. E cita la grande meraviglia dei “migranti” Troiani al vedersi accolti molto male, come succede oggi ai migranti che arrivano dall’Africa e non li vuole nessuno.

A proposito di Virgilio e dell’Eneide mi permetta di citarne un passo, cinque versi del libro 1°, versi 538-543:

“Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? Quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? Hospitio prohibemur harenae; 
bella cient primaque vetant consistere terra. 
Si genus humanum et mortalia temnitis arma, 
at sperate deos memores fandi atque nefandi”. 

– Traduco io o traduce lei? Traduco io:

“In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge.
Ma che razza di uomini è questa? Quale patria permette un costume così barbaro, che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia; che ci dichiara guerra e ci vieta di posarci sulla vicina terra. 
Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali, credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto”. 

– Insomma, oggi verremmo condannati anche da Virgilio

Esatto. Ma, ripeto, sono razzisti il governo e chi si lascia incantare dagli allarmismi, certo non gli italiani in quanto tali. Virgilio distinguerebbe. Certo, la Germania è più avanti dell’Italia nel riconoscere il genocidio ai nostri danni, infatti la cancelliera Angela Merkel ha inaugurato già anni fa nel centro di Berlino, invitandomi a intervenire, il Memoriale dedicato al nostro genocidio, eretto a poca distanza dal Memoriale che ricorda la Shoà. Noi italiani siamo più lenti negli esami di coscienza. Ma ormai il meccanismo per riconoscere ufficialmente il Samudaripen, e avere un Memoriale anche a Roma, lo abbiamo messo in moto, grazie anche a Blitzquotiano, e continueremo a lavorare per arrivare al traguardo anche in Italia. Per esempio, il 16 maggio prima a Lanciano, dove il 5 ottobre scorso abbiamo inaugurato il primo monumento italiano che ricorda il nostro genocidio poi ad Auschwitz ci sarà la commemorazione della rivolta dei Rom e Sinti nel campo di Birkenau. Rivolta importante anche per la nostra storia e dignità, ma che viene anch’essa taciuta.