Mistero Orlandi: tombe vuote e si sapeva. Tanto rumor per nulla

di Pino Nicotri
Pubblicato il 12 Luglio 2019 15:32 | Ultimo aggiornamento: 12 Luglio 2019 15:32
emanuela orlandi tombe vuote

Nella foto Ansa un volantino sulla scomparsa di Emanuela Orlandi

ROMA – Mistero Orlandi: tanto rumor per nulla. Tutti fanno finta di non saperlo o lo ignorano davvero, ma quelle due tombe del cimitero teutonico sarebbero risultate vuote anche in Italia.

Le leggi e i regolamenti relative alle tombe private non prevedono affatto l’intangibilità del contenuto in caso di necessità, e in ogni caso il Vaticano è il padrone assoluto di tutto ciò che si trova sul suo territorio, sepolture e resti umani storici compresi.

In Italia la concessione di una tomba di famiglia dura al massimo 99 anni, dopodiché se non viene rinnovata con il dovuto pagamento del canone tutti i resti vengono trasferiti d’autorità – nella migliore delle ipotesi – in appositi depositi esattamente come per le tombe private singole, la cui concessione comunque dura molto meno.  Motivo per cui anche in Italia quelle due tombe sarebbero risultate se non demolite sicuramente vuote se conservate come ricordo, monumento funebre alla memoria. Tanto più non trattandosi di tombe di famiglia, ma singole. Possibile che un avvocato e un perito del calibro di Giorgio Portera non lo sappiano?

Il perito di grido Portera, alimentando anche senza volerlo misteri e sospetti, ha affermato che la stanza sotto la tomba non monumentale non può essere stata costruita nell’800: ma chi ha mai detto che la stanza attuale è stata costruita nell’800? E’ infatti noto ed evidente che è stata costruita negli anni ’60 del ‘900, vale a dire quando sono state scavate le fondamenta per il palazzo sul quale poggia il muro alle spalle dei due famosi angeli. Prima c’era uno spazio vuoto, una stanza rudimentale, per poter accedere alla fogna che scorre sotto quella tomba. Nel 1965 quella stanza rudimentale è stata trasformata in una stanza con pareti di cemento, cioè a dire nella stanza sotterranea attuale.

Dov’è il mistero? Cosa c’è da sospettare?

La strategia del tandem Pietro Orlandi-Laura Sgrò, supportata da Portera, è chiara: punta a fare il bis di quanto già avvenuto con l’ossario sotterraneo della basilica di S. Apollinare. Fallita, ovviamente, l’illusione che nella bara di Enrico De Pedis ci fosse anche il cadavere di Emanuela Orlandi, più quello di Mirella Gregori per fare l’en plein, la magistratura ha prolungato lo spettacolo ordinando la ricerca del DNA in tutte le migliaia di ossa raccolte da decenni, in occasione della bonifica dei sotterranei, in circa 200 cassette di zinco murate in un’apposita parete. Erano le ossa del cimitero sotterraneo utilizzato per secoli, come si usava a suo tempo seppellendo i morti sotto o attorno alle chiese. I cimiteri come li conosciamo noi sono stati infatti istituiti da Napoleone, in tempi quindi tutto sommato recenti.

Esami del DNA fatti fare anche negli USA, con gran dispendio di quattrini delle nostre tasse, per arrivare all’ovvio buco nell’acqua. Nel frattempo però lo spettacolo era andato avanti a gonfie vele: fuochi d’artificio, puntate televisive, “svolte decisive”, “scheletri ritrovati” e “rivelazioni” a mezzo stampa che è meglio non commentare. Il tutto seguito dall’immancabile film.

Oggi l’obiettivo è quello di spingere per la ricerca del DNA di tutte le ossa raccolte e conservate nelle apposite colombaie e casse del cimitero teutonico quando nel 1965 la costruzione delle fondamenta del palazzo contiguo al muro perimetrale, quello alle spalle dei famosi due angeli di marmo, ha imposto la risistemazione di parte del camposanto, con spostamento di tombe e rimozione del loro contenuto.

Questa storia della fogna sotto una tomba, quella davanti l’angelo alato che guarda desolato per terra, e dell’angelo non alato della tomba vicina che indica invece il cielo, pare una metafora: la metafora molto azzeccata di cosa è stato fatto diventare il mistero Orlandi a furia di trasformarlo in spettacolo e di cosa si dovrebbe invece fare. Dovremmo evitare di continuare a guardare le fogne, in basso, e deciderci finalmente a guardare invece in alto. Versione angelica e clamorosa dell’invito a guardare la luna anziché limitarsi a guardare ottusamente il dito che la indica.

Il mistero Orlandi da qualche tempo pare pilotato in modo più smaccato di prima. La folla di giornalisti anche televisivi di tutto il mondo fatta accorrere ieri in pizza S. Pietro per l’apertura delle due tombe ricorda la stessa folla fatta affluire nell’81 nel cortile della questura di Roma quando vi venne interrogato “in segreto” Alì Agca, l’uomo che aveva sparato a papa Wojtyla: folla utile a rilanciare a livello planetario misteri, sospetti e annessi vaneggiamenti. Ponendo così le basi per spettacoli duraturi.

Chi ha scritto la lettera anonima per invitare a cercare “dove indica l’angelo” – innescando così l’ultima, per ora, clamorosa puntata del mistero Orlandi – si rifà in qualche modo a un noto spettacolo. Particolare forse utile per capire o almeno intuire chi l’ha spedita. Ma di questo parleremo in un’altra occasione. Non mettiamo troppa carne al fuoco.