Nozze gay: ostracismo di Alfano, prefetti, Vaticano. Europa e natura dicono altro

di Pino Nicotri
Pubblicato il 6 novembre 2014 7:11 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2014 20:19
Nozze gay: ostracismo di Alfano, prefetti, Vaticano. Europa e natura dicono altro

Nozze gay: ostracismo di Alfano, prefetti, Vaticano. Europa e natura dicono altro

ROMA – Come se non ci fossero problemi più urgenti, e potenzialmente drammatici, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, i prefetti e il Vaticano sparano ad alzo zero contro i matrimoni omosessuali celebrati o, se celebrati all’estero, riconosciuti come validi finora dai sindaci di Roma, Milano, Bologna, Fano, Napoli, Udine, Bologna. Alfano ha ordinato ai prefetti di intimare ai sindaci l’annullamento di tali matrimoni, ma i sindaci si rifiutano di obbedire e altri sindaci, come quelli di Catania, Livorno, Messina e Pescara si dicono pronti a “garantire il rispetto dei diritti civili” anche degli omosessuali. Il tutto mentre in Parlamento giacciono da anni le varie proposte, copiate da alcuni Stati europei, di riconoscere le unioni di fatto omosessuali pur senza elevarle al rango di matrimoni.

Il lato comico è che lo scorso aprile è stato un tribunale, quello di Grosseto, a ordinare al Comune con un’apposita sentenza di riportare nei registri dello stato civile il matrimonio celebrato all’estero da persone dello stesso sesso. L’ordine del tribunale di Grosseto parla chiaro, smentendo in anticipo lo spauracchio sollevato da Alfano: “Non è contrario all’ordine pubblico, è valido e produce effetti giuridici nel luogo in cui è stato pubblicato e infine non sussiste né nelle norme del diritto internazionale privato né nella legislazione interna, un riferimento alle diversità di sesso quale condizione necessaria per contrarre matrimonio”. La sentenza del tribunale di Grosseto ha permesso a Mario Ottocento e Antonio Garullo, due artisti residenti a Latina conviventi dal 1995, di chiedere nuovamente al loro sindaco di trascrivere nei registri anagrafici il loro matrimonio celebrato nel 2003 in Olanda.

Il tasto battuto e ribattuto contro il riconoscimento delle unioni gay è il solito: l’omosessualità è contro natura, perciò è da condannare. Il che è come dire che il cannibalismo è cosa buona perché è ampiamente praticato in natura. Ci sono infatti animali, compresi molti mammiferi, che divorano volentieri i loro simili, anche i propri cuccioli e i cuccioli della propria femmina fecondata da altri, vedi i leoni, le galline, i criceti. Ma a parte questa osservazione, c’è da dire che l’omosessualità non è affatto contro natura, per il semplice motivo che in natura è molto praticata. Ci sono almeno 1.500 specie animali che la praticano. E lo studioso Giorgio Celli ne ha dimostrato le ragioni con un libro che non solo Alfano farebbe bene a leggere perché vi si apprende per esempio che l’omosessualità è il rimedio naturale non violento contro la sovrappopolazione.

Pensare che l’omosessualità sia una malattia o una degenerazione immorale è scientificamente sbagliato. E’ ormai un dato acquisito che l’orientamento sessuale non è così libero come si pensa, ma è invece causato da un “programma” esistente nei circuiti neurali e che è diverso a seconda se si tratti del cervello di un uomo o di una donna. Su questo argomento Larry Cahill, docente di scienze biologiche dell’Università della California, ha pubblicato qualche anno fa una ricerca esaustiva su Nature Reviews Neuroscience. E Michael Bailey, esperto di orientamenti sessuali alla Northwestern University negli Usa, a seguito di una lunga ricerca sui gemelli mono ovulari e su quelli pluriovulari, afferma che il “programma” molto probabilmente viene definito già in fase fetale, nei maschi come nelle femmine, da un gene, noto come gene SRY. E che stando così le cose nei gay i “circuiti del programma” sono connessi in modo diverso ancor prima di venire al mondo. Idem per i transessuali, che si ritrovano con un “programma” da donna in un corpo di uomo e con un programma da uomo in un corpo di donna

Insomma, gli omosessuali, maschi e femmine, e i transessuali non li si può incolpare di nulla, quindi non vanno osteggiati. Non sono né “viziosi” né “degenerati” né figli di un Dio minore. Nei loro confronti andrebbe evitato anche l’ostracismo che caratterizza la Chiesa da secoli. Una volta la Chiesa li mandava al rogo, oggi la posizione è quella espressa dal cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi:

“Per noi, per la cultura umana in genere, il matrimonio è quello fatto da un uomo e da una donna, con elementi interiori precisi. Noi possiamo dire che non giudichiamo le coppie omosessuali, che teniamo conto della buona fede, però dire che benediciamo la loro unione, dire che questo è un matrimonio questo mai, secondo logica e identità, ma neanche benedirla come cosa buona, questo no. Altra cosa è dire che ognuno fa le sue scelte, che ci possono essere persone buone, ma altra cosa è dire che quell’unione è una cosa buona”.

Il ministro Alfano si allinea supinamente alla posizione della Chiesa, mentre dovrebbe invece favorire il riconoscimento e l’ampliamento dei diritti civili dei cittadini della Repubblica italiana. Fermo restando il fatto che, come ha sentenziato in tempi non sospetti il tribunale di Grosseto, non c’è nessun motivo perché un ministro dell’Interno si impicci di certe faccende.