Nuovi fantasmi dal pozzo dei misteri di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi

di Pino Nicotri
Pubblicato il 28 Novembre 2019 15:31 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2019 15:33
Nuovi fantasmi dal pozzo dei misteri di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi

Nuovi fantasmi dal pozzo dei misteri di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi (Foto Ansa)

Dal pozzo senza fondo dei misteri italiani, nuovi inquietanti fantasmi emergono quando dal mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi si passa al mistero che circonda quella di Mirella Gregori. Si notano anche in questo caso alcune cose francamente strane.

Se per esempio si analizza la puntata del 7 maggio 2014 di “Chi l’ha visto?” si nota che dal minuto 4 e 6 secondi fino al minuto 4 e 15 secondi e poi dal minuto 8 e 36 secondi fino al minuto 8 e 41 secondi appaiono immagini di Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, chiaramente riprese in esterno, mentre con una sciarpa bianca e un giubbotto imbottito un po’ plasticoso cammina in un parco verso chi la sta riprendendo. Immagini che con la puntata “non ci azzeccano” nulla, perché l’intervista di Maria Antonietta fatta a corredo di quella puntata da Francesco Paolo Del Re è evidentemente fatta in una stanza. Da dove vengono quindi quelle immagini riprese in un parco?

Si tratta di brevi spezzoni di una puntata dell’anno precedente, 2013, probabilmente di aprile, puntata che però risulta introvabile ed era corredata da una intervista del giornalista Fiore De Rienzo, della redazione di “Chi l’ha visto?”, a Maria Antonietta Gregori: che veniva ripresa mentre si dirigeva verso De Rienzo camminando appunto per vari secondi in un parco. Forse si trattava di Villa Borghese o più probabilmente di Villa Torlonia, dove secondo una testimone Mirella si sarebbe diretta “a suonare la chitarra”, lei che non suonava nessuno strumento, per poi sparire. Era l’epoca in cui pochi giorni prima di Pasqua a Maria Antonietta era stata recapitata una lettera anonima con un ciocca di capelli, copie di vecchi articoli di giornale e una scritta che tra l’altro diceva “Non cantino le due belle more”, lettera che  a detta di alcuni poteva riferirsi alla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.  

Quella puntata è introvabile, ma a ricordo di molti (me compreso) in nell’intervista a De Rienzo la Gregori affermava che sua madre,  signora Maria Vittoria Arzenton, nel confronto organizzato dal  magistrato inquirente Adele Rando, aveva riconosciuto Raul Bonarelli – all’epoca vice sovrintendente della Vigilanza Vaticana –  come l’uomo visto più volte intrattenersi al bar sotto casa  con Mirella.

A dire della signora Arzenton, in occasione della visita in parrocchia di Papa Wojtyla uno dei suoi uomini di scorta, indicato in Bonarelli,  aveva cercato di non farsi vedere da lei. Due particolari per i quali il vice sovrintendente della Vigilanza Vaticana era sospettato come responsabile della scomparsa di Mirella. Secondo chi a suo tempo ha visto la puntata introvabile, Maria Antonietta a De Rienzo ha detto che sua madre Bonarelli nel confronto organizzato dal magistrato lo aveva riconosciuto, ma non aveva voluto dirlo per paura. De Rienzo, da me appositamente interpellato, non ha ricordi precisi di quella puntata:

“Mah! Io ricordo che disse che “forse” la madre non aveva riconosciuto nessuno per paura, paura per l’altra figlia, per Antonietta stessa. Ma è solo un ricordo vago, il mio”. 

Nella puntata del 7 maggio 2014 Maria Antonietta si limita a dire: “Ci siamo chiesti più volte se mia madre aveva detto che non lo aveva riconosciuto perché forse era stata minacciata”.

Facciamo finta che l’intervista dell’aprile 2013 non sia mai esistita. Resta il fatto che Maria Antonietta nel giro di un anno e un mese è passata così dalla “paura” spontanea, non provocata dall’avere ricevuto minacce, alla paura provocata invece “perché forse era stata minacciata”. C’è comunque spazio per qualche domanda.

Prima domanda: come mai Maria Antonietta s’è tenuta il dubbio anziché chiedere alla madre se era stata minacciata per davvero o no?

Seconda: cosa può averle impedito una tale domanda, tanto banale quanto  doverosa?

Terza: è credibile che non glielo abbia chiesto negli anni in cui la madre è ancora vissuta? In definitiva si trattava di un particolare che riguardava non un estraneo, ma la scomparsa rispettivamente della loro figlia e sorella. Ed era anche ritenuto un particolare importante sia dalla madre che dalla magistratura.

Da notare che queste tre domande restano in piedi, sono cioè legittime e anzi dovute, anche nel caso che nell’intervista con De Rienzo Maria Antonietta non abbia detto ciò che non pochi ricordano che ha invece detto.

E’ infine strano che né Maria Antonietta né i giornalisti che l’hanno intervistata non abbiano mai parlato di una argomento decisamente interessante, raccontato dalla mamma di Mirella a Ercole Orlandi, papà di Emanuela, e da questi al magistrato con la testimonianza messa agli atti il 13 luglio 1993 dall’allora giudice istruttore Adele Rando:

“Colloquiando con la signora Gregori [la madre di Mirella, nda] ebbi modo di sapere che dopo la scomparsa di Mirella, ma prima della scomparsa di Emanuela, si erano presentate a casa della signora Gregori alcune persone di giovane età che si erano qualificate come appartenenti alla polizia esibendo tesserini che peraltro la signora non era riuscita a decifrare sia per lo stato d’animo sia per l’ansia del momento. Queste persone qualificatesi come poliziotti hanno cercato a lungo nella stanza di Mirella come se si fosse trattato di una vera perquisizione. Nel congedarsi peraltro raccomandavano alla signora Gregori di non rivelare la loro identità suggerendole di rispondere a chiunque chiedesse che si trattava di parenti o di amici”.
 
È chiaro, quindi, che non si trattava affatto di poliziotti, anche perché, per poter fare la perquisizione, avrebbero dovuto esibire il mandato del magistrato e, a perquisizione avvenuta, avrebbero dovuto far firmare alla Arzenton il verbale e lasciargliene copia. Quella “visita” ha tutta l’aria di chi cerca qualcosa di compromettente, come se Mirella per aiutare la madre a  comprare  l’appartamento dove vivevano avesse attitivà illecite. E’ stata la sua stessa madre a raccontare al loro avvocato Gennaro Egidio, lo stesso degli Orlandi,  che quando un giorno disse a Mirella che le dispiaceva non avere i soldi per comprarlo la figlia le rispose:

“Mamma non ti preoccupare, ci penso io”.

Al che la signora Arzenton ribettè: 

 “Ma come ci pensi tu? In che modo? Come è possibile? Ma stai delirando?”. 

Particolari che hanno infine portato l’avvocato Egidio a dichiararmi:

“[…] penserei che il caso della Gregori potrebbe essere sempre un caso che rientra in quello che era magari un traffico…”.

E’ strano anche che Maria Antonietta non parli mai né di quella testimonianza della madre né della  pubblica dichiarazione dell’ex avvocato di famiglia riguardo il probabile avere imboccato una brutta strada da parte di Mirella. Ed è strano che nessun giornalista dei due argomenti gliene abbia mai fatto neppure il minimo cenno. Eppure non si tratta di particolari da poco. 

Maria Antonietta parla di una telefonata fatta al bar di famiglia da parte di un uomo che ha saputo indicare cosa indossava Mirella il giorno in cui è scomparsa e la marca di qualche capo, avvalorando così l’ipotesi che chi telefonava era il rapitore. Ma anche su questo l’avvocato Egidio ha gettato acqua sul fuoco spiegando pazientemente:
 
“Grazie ad alcuni testimoni è stato accertato che il giorno della scomparsa, poco prima di recarsi al misterioso appuntamento, Mirella Gregori si chiuse per un buon quarto d’ora con l’amica Sonia De Vito nella toilette del bar dei genitori di quest’ultima. La De Vito ha sempre sostenuto che parlarono “di robe di donne”, ma è più probabile che in realtà Mirella le abbia confidato altro… È vero che a suo tempo ci fu chi avvalorò la pista del doppio rapimento telefonando, con voce ben diversa da quella dell’“Americano”, al bar dei Gregori in via Volturno per mostrarsi al corrente dei capi di abbigliamento indossati dalla ragazza quando sparì, ma erano tutti particolari sicuramente noti almeno alla De Vito, e quindi anche a qualcuno del suo giro o del giro del suo bar; anzi, un capo glielo aveva regalato proprio lei, Sonia, che aveva pure accompagnato l’amica Mirella a comperare le scarpe e dunque sapeva bene in quale negozio”.  

Anche questa pubblica dichiarazione dell’ex avvocato anche dei Gregori viene sempre taciuta. 

Altro particolare curioso. Come è arcinoto, si è creduto e fatto credere che Emanuela Orlandi sia stata adescata da un uomo che le aveva proposto un lavoretto strapagato per conto della ditta di cosmetici Avon: distribuire volantini a una sfilata di moda per le sorelle Fendi  in cambio di più o meno 350 mila lire dell’epoca, come dire più o meno 500 euro di oggi. E per avvalorare questa versione è stata fatta circolare la voce, in seguito avvalorata soprattutto da parte dell’ex magistrato Ferdinando Imposimato quando è diventato il legale  della madre di Emanuela, che per la Avon avesse lavorato anche una sorella di Emanuela e la sorella di Mirella.

Voce mai smentita né dagli Orlandi né dai Gregori, quindi in qualche modo da loro avvalorata.  Eppure non ne parla più nessuno… Si lanciano in aria le piste più strampalate, poi quando cadono è come se cadessero in una botola che se le inghiotte facendole sparire: la botola del dimenticatoio. 

Infine: nella puntata del 7 maggio 2014 Maria Antonietta afferma che Mirella nell’uscire di casa disse alla madre “che tornava su subito”, invece risulta che alla madre, uscendo verso le 15, disse che andava a un appuntamento  sotto il monumento al bersagliere davanti Porta Pia, 300 metri da casa, con Alessandro, un vecchio amico di scuola. 

Cosa c’entrano con la ricerca della verità tutte queste approssimazioni, imprecisioni e affermazioni non troppo credibili?