Nuovo contratto nazionale giornalisti: polemiche e referendum Fnsi

di Pino Nicotri
Pubblicato il 27 settembre 2014 6:34 | Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2014 19:47
Nuovo contratto nazionale giornalisti: polemiche e referendum Fnsi

Foto d’archivio

ROMA – Tempi tormentati per la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, nota anche come FNSI. Polemiche sempre più feroci, in cui è entrato perfino l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, hanno caratterizzato l’intero arco di tempo che va dalla scadenza del vigente contratto nazionale di lavoro fino alla firma di quello nuovo e alla decisione del vertice della FNSI di indire un referendum per sapere se accettare o no il nuovo contratto.

Cosa mai vista nella storia, il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Jacopino, ha imboccato le vie legali: s’è rivolto infatti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) perché dichiari illegale il modo col quale ci si è arrivati e anche il contenuto.

L’ultima notizia è che Pierluigi Franz, figura di spicco del mondo degli organismi rappresentativi dei giornalisti italiani e opinionista di Blitz, ha preso l’iniziativa di chiedere un lodo al Collegio Nazionale dei Probiviri della stessa FNSI sulla indizione del referendum.

Io vorrei soffermarmi su un particolare apparentemente di poco conto, diciamo estetico-formale, ma in realtà, secondo il mio modesto avviso, la prova provata dell’arretratezza (anche) del sindacato dei giornalisti. Che non a caso si chiama ancora FNSI, dove la S sta per Stampa, anziché finalmente FNGI, con la S sostituita dalla G che sta per Giornalisti.

Nell’epoca del web, cioè di Internet e dell’online con annessi siti anche di giornali, riviste e periodici, il fatto che il sindacalismo giornalistico si rifaccia ancora alla stampa anziché più in generale ai giornalisti, che sono sempre di più anche nel giornalismo online, è come se il giornalismo dei ferrovieri fosse fermo alle locomotive a vapore in un’epoca di treni elettrici e di supertreni a levitazione magnetica. Oppure, per restare in ambito giornalistico, è come se il sindacato dei tipografi fosse fermo ai tempi delle linotipie, cioè della stampa a mezzo matrici ottenute col piombo fuso, quando oggi le linotipie sono attrezza da museo.

Mi secca citarmi, ma devo ricordare che al congresso nazionale della FNSI tenuto a St. Vincent nel 2004, con l’ambizioso tema “Libertà dell’informazione, qualità del giornalismo. Un sindacato forte, autonomo ed unito” che oggi suona come una beffa, feci notare come nell’acronimo FNSI la S di Stampa fosse un segno di arretratezza in un mondo del giornalismo avviato a passo di carica verso lidi che sempre meno hanno a che vedere con la stampa. Cioè con i giornali che si vendono nelle edicole o sono distribuiti gratis altrove ma comunque stampati su carta.

Proposi di cambiare il nome: da FNSI, cioè da Federazione Nazionale della Stampa Italiana, a FNGI, cioè a Federazione Nazionale dei Giornalisti Italiani oppure Federazione nazionale del Giornalismo Italiano. Il giornalismo infatti non è più rappresentato solo o prevalentemente da quello per i giornali stampati. E fin da St. Vincent, ma anche prima, era chiaramente avviato verso l’online e a passo di carica. Ricordo la faccia divertita dell’allora segretario generale, collega Paolo Serventi Longhi, e di altri non solo del vertice della FNSI mentre parlavo, come se fossi un marziano o stessi dicendo cose astruse. Evidentemente non avevano letto (neppure) il bel romanzo “Il nome della rosa”, di Umberto Eco, e se lo avevano letto non lo avevano capito: non avevano cioè capito che “stat rosa pristina nomine “, tanto meno che “in nomine stat res”. Insomma, la mia proposta rimase lettera morta. Non credo che la cosa abbia giovato alla modernità e salute del nostro sindacato.