Olocausto di rom e sinti: in Italia il primo monumento in ricordo del Samudaripen

di Pino Nicotri
Pubblicato il 4 ottobre 2018 10:55 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2018 10:55
Olocausto di rom e sinti da parte dei nazisti: in Italia il primo monumento in ricordo del Samudaripen

Olocausto di rom e sinti: in Italia il primo monumento in ricordo del Samudaripen

ROMA – “E’ un sogno che diventa finalmente realtà! Con questo monumento viene ricordato ufficialmente per la prima volta il genocidio di rom e sinti perpetrato dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Un genocidio dimenticato, del quale si ignora perfino il nome, Samudaripen, che significa Tutti Morti, o anche Porrajmos, che significa Devastazione, e che rende monca la Giornata della Memoria”. A parlare, chiaramente soddisfatto,  è il musicologo, musicista, direttore d’orchestra e docente universitario Santino Spinelli, in arte Alexian, il rom famoso anche perché il 2 giugno 2012 ha cantato  davanti a 800 mila persone e in mondovisione il Murdevele (Padre Nostro in lingua romanì) per Papa Benedetto XVI a Bresso, provincia di Milano, in occasione della Giornata Mondiale della Famiglia e il 10 maggio 2014 ha eseguito in diretta su Rai 1 tre sue composizioni per Papa Francesco sul sagrato di San Pietro davanti a 300 mila persone. 

Il monumento in marmo di cui parla Alexian sollevando il telone che ancora lo copre,  viene inaugurato venerdì 5  ottobre nel Parco delle Memorie di Lanciano, in Abruzzo, e rappresenta  una dolente donna “zingara” – termine dal sapore di fatto spregiativo ormai da abolire –  con in braccio un bambino e con a fianco la ruota da carro simbolo del suo popolo. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha potuto partecipare all’inaugurazione a causa di impegni già presi e non rinviabili, ma ha voluto inviare i propri auguri di successo dell’iniziativa. Voluto caparbiamente dal musicista e docente, che per questo ad aprile ha formato un apposito comitato che ha avuto molte adesioni, compresa l’associazione delle comunità ebraiche italiane, il monumento è opera di Tonino Santeusanio, allievo di Pietro Cascella, ed è alto quattro metri compreso il basamento: in omaggio ai partigiani della Brigata della Maiella, che agivano nella regione, è stato scolpito nel marmo che si chiama anch’esso della Maiella. Ed è stato realizzato in Abruzzo perché con il Molise ha ospitato vari campi di concentramento e internamento di rom e senti, come quelli di Agnone, Vinchiaturo, Casacalenda, Boiano e Tossiccia. 

Spinelli, che ha avuto 26 familiari deportati, compreso il padre che aveva 5 anni, specifica che campi simili esistevano anche in Sardegna, alle Isole Tremiti e in Emilia Romagna, a Bolzano, a Ferramonti di Tarsia (Cosenza), a Colfiorito (Perugia), a Castel Tesino (Trento), a Novi Ligure (Alessandria), a Gonars e Visco (Udine). Dopo il 1942 la mia gente iniziò ad essere deportata in Germania e Polonia nei campi di sterminio con convogli che partivano da Bolzano e da Venezia. I deportati erano contraddistinti da un triangolo di stoffa cucito sul petto della divisa di prigionieri”.  Secondo la Chiesa, nelle camere a gas ci sono finiti  in 400-600 mila, ma secondo il poliedrico intellettuale ebreo Salomone “Moni” Ovadia si tratta almeno del doppio.

L’idea di una tale monumento ha cominciato a prendere forma concreta quando il musicista rom è stato chiamato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel a partecipare alla solenne inaugurazione del 24 ottobre 2012 a Berlino del Memoriale del Samudaripen, realizzato proprio dietro al palazzo del Parlamento incendiato da Hitler nel 1933, al centro della città, vicino al Memoriale della Shoà degli ebrei. Alexian è l’ autore della poesia intitolata Auschwitz scolpita su una parete del Memoriale e che verrà duplicata nel monumento di Lanciano.

Instancabile e votato alla causa di una Memoria non monca, Spinelli l’11 aprile a Mersin in Turchia ha inaugurato l’Eurasian Network of Romanì Scholars, il primo network al mondo formato da intellettuali e professori universitari rom, e con questo network verrà creata la Carta sul Samudaripen. Le basi di tale Carta vengono poste oggi all’Università di Pescara con un apposito convegno internazionale intitolato “ Samudaripen  il genocidio dimenticato di Rom e Sinti” e la Carta consisterà di fatto nella raccolta organica, scientifica e definitiva dell’intera sua storia. E Santino Spinelli annuncia:

“Con in mano la Carta sul Samudaripen chiederò di essere ricevuto dal presidente della Repubblica, Mattarella, l’unico tra le autorità istituzionali di rilievo che ha avuto il coraggio e la civiltà di citare con una apposita dichiarazione il nostro genocidio. Lui ha usato la parola Porrajmos”. 

Quando lo ha fatto?  

“Lo scorso 8 aprile, in occasione della Giornata Internazionale dei Rom, Sinti e Camminanti, che sono una diramazione siciliana. L’8 aprile ricorre l’anniversario del primo Congresso Mondiale del Popolo Rom, tenuto a Londra nel 1971. In quell’occasione nacque la Romani Union, prima associazione mondiale dei rom, riconosciuta dall’ONU nel 1979”.

Cosa dirà a Mattarella al Quirinale?

“Gli chiederò di emendare la Giornata della Memoria, che ricorre il 27 gennaio, dalla grave dimenticanza del genocidio patito dal mio popolo. La Giornata è stata istituita in base alla risoluzione 60/7 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005. La data del 27 febbraio è stata scelta dall’Onu perché è il giorno in cui i russi liberarono i campi di concentramento nazisti ponendo così fine ai genocidi, compreso il nostro. Chiederò al presidente della Repubblica di completare intanto in Italia il documento che ha istituito la Giornata aggiungendo alla Shoà il Samudaripen-Porrajmos.  Insomma, una Memoria più completa, non mutilata”.

Spinelli vuole anche combattere i pregiudizi citando nomi famosi: 

“Come non si può dire che tutti gli italiani sono mafiosi o camorristi, affiliati della mala pugliese o calabrese, così non si può dire che tutti i rom e sinti sono ladri. Era “zingaro”, per l’esattezza un romanichal, il grande Charlie Chaplin, mentre il famoso chitarrista  belga Django Reinhardt era un manouche. Rita Haiworth era una cali spagnola, nipote del grande danzatore Antonio Cansino. Il famoso attore Yul Brynner era rom da parte di madre, Elvis Presley era di origine sinta. Sono innumerevoli le personalità appartenenti alla popolazione romanì, anche un presidente della Repubblica del Brasile e il Premio Nobel per la Medicina del 1920, il danese Schack August Steenberg Krogh. Sono dei nostri anche il calciatore Ibrahimovic  e la stilista Concetta Sarachelli, promessa del made in Italy nota come Sara Cetty

Quanti siete in Italia?

“Circa 170 mila persone. Di questi,  70 mila sono sfruttati e tenuti nei campi nomadi, dei quali ho chiesto la chiusura, che arricchiscono chi li gestisce e chi li ha voluti. Più di metà della nostra comunità è composta da cittadini italiani che vivono in normalissime case e sono di antico insediamento. Il loro arrivo risale al 1400. Da non si sa quanto tempo la nostra comunità della Calabria il 26 settembre festeggia con una processione, musica, danze e canti i santi medici Cosma e Damiano del santuario di Riace ritenendoli i propri santi protettori. Ci sono rom attori, assicuratori, calciatori, operai, dipendenti comunali, vigili urbani, ragionieri di banca, infermieri, operatori circensi, giostrai, registi, insegnanti, albergatori, ristoratori, commercianti, e tanto altro”.

L’iniziativa di Lanciano è opera di un folto gruppo di privati. Sarebbe però opportuno che lo Stato italiano colmasse la lacuna di ben 70 anni di silenzio e ignoranza realizzando di propria iniziativa un Memoriale come quello realizzato in Germania nel centro di Berlino.