Gli Orlandi hanno perso malamente la causa contro la scrittrice Hidalgo

di Pino Nicotri
Pubblicato il 9 Ottobre 2012 16:53 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2012 16:53
ROMA – Sconfitta giudiziaria per Pietro Orlandi e famiglia nella causa intentata a inizio estate contro il libro “L’affaire Emanuela Orlandi”, scritto dalla fotografa romana Roberta Hidalgo e pubblicato dalla storica libreria Croce. Il giudice Silvia Albano non solo ha negato il provvedimento di urgenza per sequestrare il libro, ma ha praticamente escluso la possibilità per gli Orlandi di agire per la richiesta di 500 mila euro di danni.
Il magistrato ha infatti ritenuto il testo della Hidalgo una espressione della libertà di manifestazione del pensiero tutelata dall’art 21 della Costituzione. A questo punto è senza dubbio impossibile che venga raccolta la richiesta, avanzata insistentemente assieme alle altre dall’avvocato Petra Bassani, dello studio Grieco e Associati, di ordinare la cancellazione di tutti i miei articoli pubblicati su blitzquotidiano.it riguardanti il libro della Hidalgo.
Poiché il libro è stato pubblicato all’inizio della scorsa estate ed è andato quasi esaurito anche con le ristampe, c’era ormai poco da sequestrare.
Non c’è stato il bis della condanna subita dal Giornale a pagare 50 mila euro a ognuno degli Orlandi per avere pubblicizzato anni fa il lavoro che la Hidalgo aveva concluso e si accingeva a sistemare in forma di libro. Nel suo libro la Hidalgo tra le altre ipotesi sostiene sia possibile che la ragazza vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 sia in realtà viva e abiti con suo fratello a pochi metri dalla basilica di S. Pietro facendo finta di esserne la moglie, così da rendere impossibile qualunque sospetto sulla sua reale identità.
L’ipotesi è francamente  troppo ardita, anche se appare supportata da alcune analisi del DNA, ma sono invece senza dubbio interessanti le notizie raccolte dalla Hidalgo su Anna Orlandi, zia paterna di Pietro e di Emanuela. Come abbiamo già scritto, stando ad alcune testimonianze che varrebbe la pena venissero controllate dai magistrati, la zia Anna potrebbe avere inspiegabilmente nascosto agli inquirenti l’identità di un suo corteggiatore, di cognome Giuliani, conosciuto in un negozio di scarpe in piazza Cola di Rienzo a Roma e frequentato assiduamente con la nipote Emanuela.
Interessanti anche alcuni dialoghi carpiti dalla Hidalgo con una microspia, che oltre a essere stati pubblicati nel suo libro sono anche stati messi in rete su Youtube, suscitando la legittima curiosità se davvero la voce della finta moglie di Pietro sia quella di Emanuela. Purtroppo però la qualità del sonoro non è certo delle migliori.