Ospedale in Fiera a Milano, a difenderlo è rimasto solo Formigoni

di Pino Nicotri
Pubblicato il 20 Maggio 2020 13:06 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2020 16:08
Ospedale in Fiera a Milano, a difenderlo è rimasto solo Formigoni

Ospedale in Fiera a Milano, a difenderlo è rimasto solo Formigoni (foto ANSA)

È costato almeno 26 milioni di euro.  Per costruirlo nell’ex Fiera di Milano si è evitato chissà perché di utilizzare padiglioni di ospedali già esistenti e non utilizzati da tempo. Come invece chiesto a gran voce da medici e operatori sociosanitari.

Inaugurato in pompa magna  il 31 marzo, avrebbe dovuto ospitare in terapia intensiva 600 malati di Covid-19, poi ridotti a 400, poi a 200. E’ stato strombazzato in lungo e in largo dal governatore Attilio Fontana come un fiore all’occhiello della solerzia della Regione verso i suoi amati cittadini.

I cinesi a Wuhan avrebbero costruito in dieci giorni con prefabbricati un grande ospedale d’emergenza capace di mille posti per i colpiti gravi da Covid-19? Beh, la Regione Lombardia di Attilio Fontana avrebbe dimostrato che non era da meno!

Arriva Bertolaso e il coronavirus lo stende

Il progettone è stato affidato con le fanfare a un personaggio assai famoso come Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile. A Milano però è stato messo subito fuori gioco perché azzoppato anche lui dal Covid-19 appena sbarcato all’aeroporto. Dopo la nomina per il mirabolante ospedale nell’ex Fiera Bertolaso s’è vantato di essersi sempre occupato altruisticamente del bene pubblico. E di percepire come compenso per l’incarico assegnatogli dalla Regione solo 1 euro.

Richiamato di corsa mentre era in Sud Africa in visita alla figlia pediatra volontaria, l’ex capo della Protezione civile ha subito declamato:

“L’ospedale alla Fiera di Milano servirà non solo al nord”. 

Per poi appuntarsi subito qualche medaglia al petto:

“Io sono un Patriota con la P maiuscola [….]  nessuno mi tirerà per la giacchetta. Sono un tecnico super partes, lavorerò per il mio paese e tra qualche mese, quando tutto sarà finito, sparisco di nuovo […] Tutti insieme a lavorare per l’Italia, questo dobbiamo fare”.

Prima di prendere l’aereo per Milano ha postato un tweet con un tricolore al vento e citato la celebre frase del presidente USA  John Fitzgerald Kennedy:

“Non chiederti mai che cosa il tuo Paese può fare per te, ma sempre che cosa tu puoi fare per il tuo Paese”.

 Saputo della sua nomina, s’è sparsa la voce che vari imprenditori e ricchi di professione lo hanno acclamato scrivendogli:

 “Lei è una garanzia di serietà e se c’è lei io metto i soldi per il nuovo ospedale”.

Chi dice che serviva l’ospedale anti coronavirus in Fiera?

A giurare sulla necessità del nuovo ospedale nell’ex Fiera e sul suo mirabolante futuro ha provveduto il 13 aprile in particolare Emanuele Monti, presidente leghista della commissione Sanità della Regione. Ha spiegato con enfasi in un apposito video che le critiche erano soltanto delle fake news. Invece la struttura affidata a Bertolaso diventerà un ineludibile punto di riferimento anche per il futuro:

 “Altro che destinata ad essere smantellata quanto prima!. Del resto, finché non ci sarà un vaccino, il virus – dicono gli esperti – continuerà a girare tra di noi.

Smontiamo le fake news, diciamo no alla mala informazione. L’ospedale in Fiera è un grande progetto dei lombardi, pagato con le risorse dei benefattori lombardi che hanno fatto da diga al Covid, permesso alla Lombardia di andare avanti e che saranno per il futuro un grandissimo aiuto”.

Per buttar via i 26 milioni per il nuovo inutile ospedale si è accuratamente evitato, tra l’altro, di rimettere in funzione due padiglioni del dismesso ospedale di Legnano, peraltro vicino all’ex Fiera.

A marzo sia Ricardo Germani, operatore sanitario presso l’ospedale di Legnano e portavoce del sindacato di base COBAS dell’Associazione Diritti dei Lavoratori (ADL) della Lombardia, sia l’onorevole Riccardo Olgiati, dell’M5S, si erano rivolti al direttore generale della Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) Milano Ovest, Fulvio Adinolfi.

Avevano chiesto che si provvedesse a rimettere in funzione quanto esisteva già a Legnano.  anziché creare la nuova struttura . Ma Adinolfi  ha risposto che

 “la strada era stata valutata, ma poi abbandonata per una questione di tempi e di risorse”.

 Quando, da chi e come “la strada era stata valutata” resta un (altro) mistero.

Uno dei lati più grotteschi di questa invereconda storia è che l’ultimo padiglione costruito nell’ospedale di Legnano era stato proprio il reparto specializzato in malattie infettive. Iniziato nel 1992 è stato terminato nel 2002, cioè dopo ben dieci anni, e ha funzionato solo per pochi anni perché la Regione, epoca Formigoni, aveva deciso di costruirne un altro a pochi chilometri di distanza. Spesa complessiva 150 milioni circa.

Germani a Business Insider Italia ha spiegato

“Quella è stata un’operazione in project financing, dove i privati guadagnano, grazie all’affitto pagato dal Pirellone. Quello fu un vero saccheggio della sanità pubblica, ancora oggi le casse pubbliche stanno pagano i mutui delle ultime costruzioni nel vecchio ospedale”.

Adesso lo strombazzato ospedale che doveva mostrare i lombardi non meno bravi dei cinesi chiude ingloriosamente i battenti. Ingloriosamente, perché ha ospitato pochissimi malati: 26 in totale, pari a una spesa di 1 milione di euro per ognuno, e attualmente ha solo tre ricoverati.

Per superare l’imbarazzo di tale pochezza a fronte delle iniziali dichiarazioni trionfali,  Attilio Fontana s’è lasciato andare a una battuta: “Sono contento che si siano così pochi malati”.

Battuta quanto mai fuori luogo in una Milano che ancora oggi fa la parte del leone nei nuovi contagi, in risalita come il numero dei decessi per Covid-19, e dei morti in una regione che ha il record non solo italiano di morti e ricoverati per Covid-19. E in una regione che ha visto una strage di centinaia di anziani ospiti delle case di riposo infettati da malati di Covid portati nelle loro residenze anziché nel famoso ospedale in Fiera (tanto meno in quelli lasciati in disuso).

Quello che di fatto s’è rivelato un costoso bidone, verrà smantellato totalmente. Non ne resterà nulla. Solo le chiacchiere.

Formigoni in campo

A difendere Fontana ad alta voce è rimasto in pratica solo Roberto Formigoni, il cattolicissimo ex grande leader di Comunione e Liberazione, suo predecessore al vertice della Regione. È stato condannato con altri coimputati per corruzione e associazione a delinquere, lui a 5 anni e 10 mesi. Prima in galera cinque mesi a Bollate e poi  agli arresti domiciliari.

Per avere intascato soldi e favori nei vari giochi degli amici e degli amici degli amici nella ricca torta della sanità lombarda tra ospedale privato S. Raffaele e Fondazione Maugeri, beneficiata dalla Regione con 47,5 milioni. Soldi che i condannati, Formigoni compreso, devono restituire in vari modi, dai pignoramenti di ville e yatch a quelli delle pensioni e remunerazioni varie.

L’anno scorso la Cassazione ha motivato la condanna nei suoi confronti parlando di “mercimonio della propria funzione”.

Formigoni il 17 maggio è intervenuto a favore di Fontana con un colonnino a pagina 9 del giornale Libero, proprietà privata della famiglia Angelucci, meglio noti come “i re delle cliniche private”. Titolo del colonnino:

“Gli errori li ha fatti il governo. Giù le mani dalla Lombardia“.

La candidatura di Formigoni alle elezioni per la presidenza della Lombardia del 2010 è stata pubblicizzata con enormi cartelloni pubblicitari riproducenti un puzzle di decine di facce di gente qualsiasi a conferma e supporto dello slogan scritto in lettere cubitali: Roberto Formigoni, uno di noi.

Le inchieste giudiziarie hanno però dimostrato che Roberto Formigoni non era “uno di noi”: era invece “uno di loro”. Ove “loro” sono i suoi coimputati e i suoi corruttori al processo che lo ha condannato.

 A commuovere il cattolicissimo Formigoni e a muoverlo a fare le dichiarazioni su Libero è stata la decisione di Fontana di donare al vescovado meneghino un milione di mascherine da distribuire nelle dieci diocesi a chi vorrà andare a messa.

E i cittadini italiani residenti in Lombardia di fede islamica o ebraica o altro? E i cittadini lombardi desiderosi di andare a teatro, ai concerti e al cinema? Per loro niente mascherine. Che se la vadano a comprare. Ammesso che riescano a trovarle…

Con il regalo del milione di mascherine alla Chiesa Fontana pare desideroso di procurarsi un solido appoggio e solide simpatie ora che la magistratura è in movimento e la richiesta di commissariare la Regione, destituendo quindi Fontana, non è detto che non riprenda fiato in modo imprevisto.