Vecchi e immigrati non ostacolano i giovani ma sprechi e corruzione sì

di Pino Nicotri
Pubblicato il 20 dicembre 2017 6:02 | Ultimo aggiornamento: 19 dicembre 2017 12:20
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Il vero problema dei giovani non sono i vecchi (foto d’archivio Ansa)

ROMA – A ostacolare l’inserimento o il reinserimento nel mondo del lavoro dei giovani non sono né i pensionati né gli immigrati, senza i quali ultimi andrebbero in malora una marea di aziende e aziendine anche nella famosa Padania dei leghisti anti immigrati. Gli ostacoli sono lo spreco, la corruzione dilagante e dilagata, un fisco mantenuto volutamente incapace e complice del malaffare, la politica abboracciata e inventata sul momento, modello usa e getta, per fare carriera nel proprio interesse personale e non per l’interesse generale. L’ostacolo è una classe dirigente che diventa sempre più “classe digerente”: intenta a digerire ciò che man mano mangia e banchetta con gagliardo appetito, che stando ai risultati pare smepre crescente.

Data la loro inesperienza, i giovani è facile ingannarli con l’ideologia e slogan coniati ad arte, non a caso sono sempre stati la massa di manovra di tutte le guerre. Oggi è di moda parlare di “contributo di solidarietà” e di “diritto al lavoro”. E’ stato battezzato col nome di “contributo di solidarietà” quella piccola quota trattenuta sulle pensioni di varie categorie professionali, giornalisti compresi, nonostante si tratti di soldi che NON vanno affatto in tasca ai giovani disoccupati o sottoccupati, ma servono solo a tentare di salvare le casse previdenziali privatizzate, come appunto l’Inpgi dei giornalisti. Lo ha dovuto ammettere obtorto collo nei giorni scorsi, parlando del “contributo di solidarietà” imposto dall’Inpgi, il direttore generale per le politiche previdenziali e assicurative del ministero del Lavoro, dottoressa Concetta Ferrari, nel corso della seduta della Commissione Bicamerale Parlamentare di controllo sulle attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. La dottoressa Ferrari, ha chiarito infatti che si tratta di

“un contributo che non è di solidarietà, ma è di straordinarietà. E’ un contributo che l’Inpgi ha pensato perché tutte le platee, pensionati e iscritti attivi concorrano a tenere su quest’Ente. A fare in modo che gli equilibri dell’Ente consentano di avere prestazioni pensionistiche e previdenziali future”.

L’altro inganno che oggi è di moda consumare nei confronti dei giovani è l’insistere a parlare del loro “diritto al lavoro” come di un diritto garantito, sancito dalle leggi, che però non viene affatto onorato bensì tradito. Che si tratti di un diritto morale, oltre che di un dovere non solo morale dell’intera società, è certo ed evidente. Ma è altrettanto certo ed evidente oltre che storicamente dimostrato che si tratti di un diritto che NON esiste e che NON è mai esistito, cioè che NON è garantito da nessuna legge e neppure dalla Costituzione, la quale prevede il diritto al lavoro per TUTTI i cittadini italiani, senza distinzione di età.

E’ dall’Unità d’Italia in poi che gli italiani, e non solo i giovani, hanno dovuto emigrare nel mondo in cerca di lavoro, tant’è che ci vantiamo di avere almeno 10 milioni di italiani sparsi nel mondo, e NON come turisti. Ci vantiamo inoltre di essere un popolo oltre che di “eroi, santi e poeti”, anche di “trasmigratori”, cioè, in soldoni, di emigranti. La Terra è rotonda e ruota 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, più un altro giorno negli anni bisestili: da quando Adamo ed Eva, o l’africana Lucy con la sua famiglia, si sono mossi da dove erano, l’umanità ha visto sempre emigrazioni ed immigrazioni, a volte talmente massicce da essere di fatto delle invasioni, vedi il colonialismo europeo o l’arrivo dei Longobardi senza essere stati invitati, cosa che oggi Matteo Salvini e la Lega non amano ricordare.
Oggi più che mai, data la tanto decantata globalizzazione, è fatale che i giovani, e purtroppo non solo loro, tendano a spostarsi, appunto, nel globo. O pensioamo che a spostarsi debbano essere solo i poveracci dell’Africa o i messicani attratti dagli Usa?

Anziché far chiacchiere e aizzarli contro “i vecchi”, come se costoro soprattutto se pensionati gli rubassero il pane e il lavoro (almeno le donne è difficile dire che gli si rubino…), meglio si farebbe a mettere i giovani in condizione di poter eventualmente uscire dall’Italia senza timore di affondare: buone scuole, quindi, con indirizzi e formazioni anche pratiche, professionali, studio delle lingue e inglese obbligatorio fin dalle fasce, larga promozione di viaggi e stage all’estero, magari obbligatori in sostituzione dell’obbligo di leva abolito, abolizione che ha tolto ai giovani, quelli veri, la possibilità di rendersi conto – non solo guardando la tv o andando in vacanza – di come è fatta l’Italia e delle sue spesso drammatiche diversità non solo dei dialetti. E soprattutto, per poter restare nel proprio Paese Italia, corsi professionali, con aggiornamenti periodici, e, come nel Nord Europa, formazione e riciclaggio in altri lavori per chi ha perso quello che aveva.

Italia o estero, non ripetimo mille volte al giorno che il posto fisso non esiste più? Non sappiamo, ormai bene, che le società occidentali sono diventate società “liquide”, nelle quali cioè le istituzioni storiche e le certezze consolidate si sono più o meno liquefatte e le persone si spostano in continuazione avendo come stella polare la ricerca del lavoro e dei suoi miglioramenti? Bene: mettiamo allora i giovani della nostra società liquida in condizione di nuotare, fornendo magari anche qualche salvagente in più ai meno giovani.

Ah, certo: ci vorrebbe la politica. Con piani e strategie, con la conoscenza di com’è fatta l’Italia e come funziona. Ci vorrebbero i politici, cosa diversa dai chiacchieroni e da Di Maio, il “giovane” studente universitario fuoricorso passato grazie al bell’aspetto alla meno faticosa politica da cinque stelle non Michelin, che per una manciata di poche migliaia di voti di preferenza online nelle primarie virtuali della creatura partorita da Beppe Grillo, per giunta violate da almeno un hacker, si sente ormai premier tanto da promettere una “squadra di ministri capace e coesa” (ma da dove andrebbe a prenderla? Mistero) e da minacciare in blocco i sindacati storici:

“O vi autoriformate voi o ci pensiamo noi” ( ).

Certo, ci vorrebbe la politica, non la chiacchiera acchiappavoti: ma è qui che casca o rischia di cadere l’asino. Sulla testa soprattutto dei giovani. Tanto per cambiare…

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