Pensioni d’oro: Giovannini che dice di Franco Bernabè e Cesare Geronzi?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Ottobre 2013 18:12 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2013 18:12
Pensioni d'oro: Giovannini che dice di Franco Bernabè e Cesare Geronzi?

Pensioni d’oro: Giovannini che dice di Franco Bernabè e Cesare Geronzi? (foto Lapresse)

ROMA – Chissà se il ministro del Lavoro Enrico Giovannini la considera una forma di quell’”equità sociale” della quale blatera sparando sui pensionati secondo lui “d’oro”, sta di fatto che il sempre sorridente Franco Bernabé, si è dimesso da presidente della Telecom intascando una liquidazione di ben 6,6 milioni di euro per appena due anni di lavoro. Da notare che lo stesso Bernabé con la stessa Telecom è già stato protagonista di un altro grande atto di “equità sociale” solo cinque anni fa: nel 2009 ha infatti intascato più di 7 milioni di euro come liquidazione per appena 7 mesi sulla poltrona di amministratore delegato! Senza contare il maxi stipendio e gli altri privilegi di cui ha goduto sia da amministratore delegato prima che da presidente dopo.

Troppo ossessionato dalla sua caccia al “pensionato d’oro, il ministro Giovannini non ha speso una parola su questa scandaloso esempio di iniquità sociale, di non indiscutibile capacità manageriale e di imperdonabile spreco di danaro. Forse perché il bottino legale portato a casa da Bernabè nei due colpacci non arriva ai 16,65 milioni di euro che secondo l’Ansa Cesare Geronzi si portava a casa come buonuscita – meglio dire ottimuscita! – dopo appena un anno scarso di presidenza delle Assicurazioni Generali.

Come dire che per ognuno dei 347 giorni di poltrona Geronzi ha intascato, oltre allo stipendio di 3,3 milioni di euro lordi l’anno, quasi 48mila euro di liquidazione per ognuno dei 347 giorni. Per onestà bisogna però aggiungere che la cifra pare sia infine scesa a “soli” 15 milioni di euro. Questo tipo di elenco non è breve, lo ha riassunto bene un articolo del Sole24Ore del 13 ottobre dell’anno scorso.

Non stiamo parlando di queste maxi liquidazioni, e annessi maxi stipendi, per moralismo o invidia, anche se un certa invidia è inevitabile. Ne parliamo perché la recente ricerca, la seconda da quando esiste, del Programme for the International Assessment of Adult Competencies (PIAAC) promosso dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), dimostra che in fatto di competenze alfabetiche e conoscenze matematiche delle popolazioni dei Paesi aderenti l’Italia è risultata ultima in quelle alfabetiche e penultima in quelle matematiche. C’è di che arrossire, ma soprattutto rabbrividire per le deleterie conseguenze future.

Che c’entra lo strapagare i top manager alla Bernabè e affini? C’entra perché insieme all’ingordigia dei profitti è uno dei modi che negli ultimi tre decenni anziché investire in azienda e pagare meglio i lavoratori – praticando quindi la famosa “maggiore equità sociale” – il padronato ha preferito trasferire montagne di quattrini dai ceti professionali e lavorativi medi e bassi ai ceti alti. Un modo col quale i proprietari delle grandi aziende hanno reso il top management più attento ai loro desideri che ai bisogni strategici aziendali.

Il guaio è che chi intasca di quelle maxi cifre non le rimette in circolazione acquistando beni di consumo, come farebbero invece i lavoratori sostenendo così la domanda e quindi l’economia, ma li investono alla ricerca di maxi profitti, alimentando così il circuito della speculazione finanziaria, bolle deleterie comprese. E deprimendo quindi ancor più il sistema produttivo.

L’altro guaio è che il crollo della produttività e il declino del Belpaese sono accelerati dal crollo del livello culturale e formativo certificato dalla ricerca citata. A furia di tagliare i fondi nelle scuole, dalle elementari alle Università, alla ricerca scientifica e alla formazione professionale, come si è fatto da ormai troppi anni, la popolazione italiana si trova sempre più tagliata fuori dalle nozioni e acquisizioni necessarie per nuotare nel mondo d’oggi.

Lo stesso Giovannini parlando a Padova, sede di una prestigiosa Università, ha commentato con le seguenti parole i brutti voti dati all’Italia dal Piaac: “L’Italia ne esce con le ossa rotte, i dati dell’Ocse mostrano come gli italiani siano poco occupabili, perché molti di loro non hanno le conoscenze minime per vivere nel mondo in cui viviamo e non costituiscono capitale umano su cui investire per il futuro”. Per infine concludere un po’ alla Ponzio Pilato: “ La responsabilità di questa situazione è di tutti”.

Beh, proprio di tutti non è. La responsabilità infatti è per intero del ceto politico incapace e chiacchierone, compresi i famosi tecnici cooptati al governo per affrontare meglio l’emergenza, ceto che ha provocato e permesso il lievitare di una sorta di autocrazia fin troppo demagogica: compiacere la massa crescente della popolazione in difficoltà da tempo, poco qualificata e in ansia per il futuro indicando nei ceti sociali e professionali di medio livello la causa di tutti i mali. E’ la strategia del berlusconismo, non a caso impegnato da tempo a screditare il più possibile magistrati, professionisti, scienziati, specialisti, professori, ecc., e a demolire la scuola pubblica. E’ la precondizione per sostituire il sapere e l’apprendere con la televisione, base del potere berluscone e della degradazione della politica a vaniloquio rissoso e gossip.

Altro che “maggiore equità sociale”!