Ponte Morandi, von Mehlem: “La soluzione era semplice, seguire l’esempio della tangenziale di Mestre”

di Pino Nicotri
Pubblicato il 29 agosto 2018 6:30 | Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2018 12:30
Ponte Morandi, la soluzione semplice di von Mehlem: fare come a Mestre

Ponte Morandi, von Mehlem: “La soluzione era semplice, seguire l’esempio della tangenziale di Mestre”

GENOVA – “La soluzione per evitare la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova era semplicissima, in attesa di fare la Gronda che purtroppo Beppe Grillo&C per i soliti pretestuosi motivi ideologici non hanno voluto si facesse. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Bastava fare quello che ho suggerito nel settembre 2002 per la tangenziale di Mestre, ormai ingolfata all’inverosimile fino al collasso. I miei suggerimenti vennero accolti e sono rimasti in funzione per una decina di anni, poi è arrivata la realizzazione della cosiddetta Bretella o anche Passante di Mestre, che con i suoi 32 chilometri ha risolto alla radice il problema. E sono suggerimenti che andrebbero realizzati con urgenza su tutti i vecchi ponti e viadotti percorsi da grande traffico su ruote”.

A parlare è il vulcanico e instancabile pluri inventore Luigi Filippo von Mehlem, a suo tempo ideatore del 118,  il numero telefonico di  riferimento per tutti i casi di richiesta di soccorso sanitario a persone vittime di malori o incidenti di qualsiasi natura, coideatore dei giunti Expansion Joints Type DS 1200 del lunghissimo ponte Yang Fu di Shanghai, all’epoca il terzo più lungo del mondo,  e titolare di vari brevetti geniali, del quale abbiamo già parlato lo scorso maggio. Di recente, dopo una visita di tre ingegneri arrivati apposta dalla Cina nel suo studio a Mogliano Veneto, è stato invitato a Pechino per illustrare meglio il suo brevetto di treno super veloce a levitazione magnetica: un treno che oltre ai binari non ha bisogno d’altro, evitando quindi anche le spese per i cavi elettrici e i relativi tralicci di sostegno che sempre accompagnano in tutta la loro lunghezza i binari.

Dottor Von Mehlem, in cosa consisteva la sua proposta messa in opera nel 2002?

“In poche parole, per un certo numero di chilometri consisteva nella distribuzione per singole corsie del traffico, con obbligo dei TIR e altri mezzi pesanti o ingombranti di viaggiare solo ed esclusivamente nella corsia di destra, a distanza di almeno 50 metri l’uno dall’altro e a velocità non superiore ai 50 chilometri orari”.

Purtroppo però in Italia nessuno rispetta i divieti e i limiti, neppure in autostrada.

“Lo so bene. E proprio per questo la mia proposta prevedeva anche una serie di semafori e di telecamere per rilevare e documentare le infrazioni in modo da sanzionarle severamente. Certe cose vanno IMPOSTE, altrimenti sono guai, come sempre succede quando le autorità competenti rinunciano a farsi rispettare. Semafori e telecamere che vennero installate e contribuirono a raffreddare e decongestionare  il traffico nei tratti pericolosi. Altro vantaggio per ponti e viadotti numerosi sul percorso è la riduzione dovuta alle “frequenze di risonanza” per la riduzione dei passaggi sui “giunti”, il cui bum-bum avvertibile nelle autovetture si ripete in modo analogo sulle strutture come una ritmica percussione. E’ grottesco che a Milano ci siano ovunque telecamere che ti beccano subito se sgarri, e ti fanno arrivare la multa a casa, mentre nelle autostrade, e in particolare in quella del ponte crollato a Genova, ognuno può fare impunemente i comodacci suoi fino a provocare in quel disgraziato ponte vibrazioni e risonanze che alla lunga lo hanno buttato giù. Menefreghismo che nell’autostrada vicino Bologna ha causato il tamponamento del 6 agosto con l’esplosione di un’autocisterna piena di benzina. Qui non si tratta neppure di manutenzioni, ma di semplice civiltà: civiltà dei camionisti, ma anche civiltà, professionalità, senso della responsabilità e serietà delle autorità preposte al traffico autostradale. Non potevano certo essere i Benetton a piazzare i semafori e le telecamere e a comminare multe salate e ritiri della patente: queste cose spettavano, e spettano, al ministero dei Trasporti. Oltre che al governo e al parlamento con appositi decreti legge”.

Per cortesia, spieghi meglio questa faccenda della risonanza provocata dai giunti.

“E’ semplice. Quando passa sui giunti che collegano i vari tronconi dei ponti l’automobilista avverte non solo un rumore, il bum bum di cui parlavo prima, ma anche un piccolo sobbalzo, che certo non fa bene alla sua schiena e ancor meno alle campate dei ponti. L’automobilista avverte solo un sobbalzo per ogni giunto, mentre il ponte per ogni giunto riceve migliaia di sobbalzi, uno per ogni automezzo. Se il traffico pesante si sussegue senza interruzioni sufficienti, le vibrazioni di quei sobbalzi possono provocare una risonanza, cioè una sorta di vibrazione continua costituita dalla somma di tutte le singole vibrazioni che avvengono in contemporanea su ogni singolo giunto. E le risonanze sono devastanti”.

Come fa a saperlo?

“Lo so e lo dico perché le abbiamo studiate a lungo con gli ingegneri della Maurer Söhne di Monaco di Baviera, con la quale avevo progettato i treni azionati dai rivoluzionari sistemi a levitazione magnetica con motori lineari. Negli anni ’90 ci siamo posti il problema delle vibrazioni provocate sui ponti da tali treni e lo abbiamo risolto progettando un tipo speciale di giunto a espansione, l’Expansion  Joints Type DS 1200, utilizzato per il ponte Yang Fu di Shanghai, all’epoca il terzo più lungo del mondo. In pratica i giunti fanno da ammortizzatore, ma se i colpi delle ammortizzazioni si sommano in modo disordinato e massiccio allora non ammortizzano più, anzi, diventano uno scuotimento potente e disgregante”.

Come mai il progettista Riccardo Morandi del ponte di Genova non ci ha pensato?

“Perché nessuno ha pensato che strade, ponti, viadotti ed autostrade progettate e costruite negli anni dal 50 al 70, e il ponte Morandi è stato inaugurato nel ’67, già nel 2000 non sarebbero state più in grado di sopportare pesi e frequenze in progressione geometrica anche in fatto di pesi e misure dei TIR. L’unica soluzione semplice ed economica, in attesa di altri progetti e costruzioni, altri tipi di giunti compresi, sarebbe stata quella da me suggerita e realizzata per la tangenziale di Mestre: diminuire la frequenza specifica IMPONENDO un incolonnamento su una sola corsia e distanze e velocità ad hoc, con telecamere e severissime sanzioni amministrative. Era come l’uovo di Colombo, che oltretutto è nato proprio a Genova: bastava infatti solo applicare il semplice principio fisico e matematico per diminuirne la frequenza. Con il vantaggio, oltretutto, che in caso di crolli il numero delle vittime sarebbe stato minore. E pazzesco che le autorità, le autorità e non i Benetton, non abbiano fatto assolutamente nulla. In pratica, è come se si fossero limitate ad aspettare che il ponte Morandi crollasse”.