Monsignore dopo i 65 per i preti e per gli atei matrimonio concordatario nullo

di Pino Nicotri
Pubblicato il 11 gennaio 2014 7:52 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2014 8:00
Monsignore dopo i 65 per i preti e per gli atei matrimonio concordatario nullo

Monsignori in piazza San Pietro. Con Papa Francesco saranno di meno

Papa Francesco ha abolito il titolo di Monsignore per i sacerdoti sotto i 65 anni. È una piccola grande doccia fredda per quei numerosi che da una vita abbastanza plumbea, di sacrifici fisici e morali e di astinenze e astensioni, una piccola gioia umanamente la traevano, come molti laici gioiscono dall’essere chiamati cavaliere o commendatore.

La notizia è piombata nel mondo religioso già in fibrillante attesa per la seconda metà di questo gennaio, nel corso della quale il Papa renderà noti con il consueto mese di anticipo i nomi di chi nominerà cardinale quando il 22 febbraio eserciterà per la prima volta il suo potere decisionale in tema di assegnazione delle “berrette”, i nomina, in quello che sarà il suo primo intervento in materia. Se il pontefice manterrà la decisione di Paolo VI che i cardinali hanno da essere 120, Francesco potrà nominarne fino a 14. Grandi sono l’attesa e la curiosità, ovviamente.

Intanto però Francesco ha lavorato a livello più basso, decidendo che d’ora in poi i sacerdoti secolari, vale a dire preti di una diocesi che non sono né frati né monaci, prima di compiere i 65 anni non potranno più fregiarsi del titolo di monsignore.

Benché i fedeli siano abituati a chiamare don o monsignore quasi tutti i sacerdoti, compresi i cardinali, quello di monsignore è un titolo che in realtà viene assegnato dal Vaticano. Prima che Paolo VI nel ’68 intervenisse anche lui in questa materia, di monsignori ce n’erano ben 14 tipi, o gradi che dir si voglia. Paolo VI li ridusse a tre: Protonotario Apostolico, Prelato d’Onore di Sua Santità, e Cappellano di Sua Santità. Titoli tutti concessi dal Papa, su proposta dei rispettivi vescovi, solo ai sacerdoti ritenuti particolarmente meritevoli per il loro apporto alla vita della Chiesa.

Ora Francesco va oltre: se Paolo VI ha drasticamente ridotto i “gradi” di monsignore da 14 a 3, Francesco ora li ha ridotti da 3 a 1 solo: vale a dire, al solo e unico “grado” di Cappellano di Sua Santità, attribuibile però solo dopo avere superato le 65 primavere.

Così, mentre molti si aspettavano da Papa Francesco chissà quale rivoluzione per la Chiesa, e che magari la rivolti come un calzino, lui procede per piccoli passi. Con qualche doccia fredda, come quella che ha investito chi ha interpretato un discorso fatto a novembre dal Papa come un’apertura alle coppie gay; oppure chi ha addirittura creduto alla notizia che Francesco avesse abolito niente di meno che lo stesso concetto di peccato.

Del resto questo pontefice è pur sempre un gesuita, vale a dire un membro della famosa Compagnia da sempre specializzata più nel rassodare e irrobustire l’esistente, e non solo in fatto di fede, per conservarlo meglio, che nel rivoluzionarlo.

Tuttavia, in un mondo che misura il tempo sul metro dell’eternità, ogni cambiamento è uno shok.

Sorpresa e qualche mugugno già ci sono stati a metà dicembre, quando si è saputo che a guidare il corso “Economics for Ecclesiastic” nella Pontificia Università della Santa Croce, che ha sede nel palazzo di S. Apollinare nell’omonima piazza a ridosso di piazza Navona, è Brian Griffiths of Fforestafch, che s’è presentato con una lezione dal titolo “Le sfide etiche e culturali per la finanza contemporanea”.

La sorpresa e i mugugni nascono dal fatto che il nuovo docente è stato vice presidente esecutivo di Goldman Sachs International, vale a dire della della banca d’affari che almeno per il cittadino medio Usa è il simbolo stesso della più cinica speculazione sulla pelle dei piccoli risparmiatori tosati perfino della loro casa. In Europa, Italia compresa, la Goldman Sachs ha speculato ventre a terra contro titoli di Stato, Bonos spagnoli e Btp italiani, con l’obiettivo di colare a picco l’euro.

L’obiettivo non è stato raggiunto, almeno per ora, però la banca d’affari ha contribuito ad appesantire la situazione italiana, già pesante per l’altissimo debito pubblico. Griffiths, membro della Camera dei Lords, e quindi membro della più titolata nomenklatura inglese, è stato consigliere di Margareth Thatcher in tema di privatizzazioni e deregolamentazione del mercato interno, e fa parte di quegli strateghi finanziari che intendono la globalizzazione come cancellazione di fatto delle sovranità nazionale a vantaggio della sovranità dell’alta finanza. L’esatto contrario di quanto predicato dal pontefice, almeno stando alle sue parole e alle interpretazioni dei suo entusiasti esegeti.

Per l’Italia e per la laicità della nostra Repubblica c’è un problema in più. Nei giorni scorsi si è venuti a sapere che il 18 dicembre la nostra Corte di Cassazione con la sentenza n. 28220 ha dato ragione a una sentenza del Tribunale Ecclesiastico che respingendo il ricorso di una donna ha dichiarato nullo il matrimonio contratto con il rito concordatario da un cattolico con una donna atea. A nulla è valsa la considerazione messa in campo dalla ex moglie, secondo la quale il preferire non sposarsi in chiesa non significava affatto che non accettasse gli effetti civili del matrimonio e che quindi non volesse comunque in assoluto contrarre il matrimonio.

La sentenza è abbastanza grave per la laicità del nostro Stato repubblicano. Secondo la Cassazione infatti, cioè a dire secondo lo Stato italiano, un cittadino ateo che celebra nozze concordatarie contrae un matrimonio destinato ad essere annullato dal magistrato di tribunale italiano perché in quanto ateo non crede all’indisssolubilità del vincolo matrimoniale predicato dalla religione cattolica. C’è però un piccolo particolare: dove sta scritto che tutti gli atei sono ipso facto, per definizione, contrari all’indissolubilità del matrimonio?

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