Razvitie, bollette del gas e rischi per l’Italia: con le sanzioni alla Russia…

di Pino Nicotri
Pubblicato il 10 ottobre 2014 7:51 | Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2014 1:37
Razvitie, bollette del gas e rischi per l'Italia: con le sanzioni alla Russia...

La sede di Gazprom a Mosca (foto Lapresse)

ROMA – La crisi dei rapporti della Comunità Europea con la Russia e le relative sanzioni decise dalla Comunità Europea a causa del contenzioso russo con l’Ucraina per la Crimea hanno provocato intanto per noi italiani un aumento, giustificato o no, della bolletta del gas e dell’elettricità. Alla lunga, rischia anche di compromettere la partecipazione italiana ed europea, e i relativi notevoli vantaggi, al gigantesco progetto di sviluppo russo chiamato, che in russo significa appunto sviluppo e del quale abbiamo già scritto. Poiché i mentori italiani del progetto Razvitie sono l’ex sottosegretario all’Economia del governo Prodi, Mario Lettieri, e l’economista Paolo Raimondi, li abbiamo intervistati.

– Ci sono novità riguardo il progetto Razvitie?

R: Gli sviluppi più importanti riguardano i contatti con la Cina, attività anche a seguito alle decisione dei Paesi dell’Unione Europea di seguire la linea americana di sanzioni contro la Russia. Vladimir Yakunin, presidente delle Ferrovie Russe, è andato due volte in Cina: a Shanghai in luglio e a Lanzhou in settembre, dove ha presentato il Progetto Razvitie nel contesto delle discussioni relative alla realizzazione delle Vie della Seta che dovrebbero collegare la Cina con l’Europa.

Infine alla conferenza annuale del World Public Forum Dialogue of Civilizations di Rodi a fine ottobre Yakunin ha riproposto il piano strategico del Razvitie e nella sessione dedicata alle grandi infrastrutture, a cui abbiamo partecipato, il Prof. Li Xin Direttore del Center for Russian and Central Asian Studies del Shanghai Institute for International Studies, ha proposto un collegamento infrastrutturale tra il corridoio del Razvitie e quello delle Vie della Seta.

– I russi hanno già individuato dove far nascere le almeno 20 nuove grandi città previste dal piano Razvitie?

R: Gli studi dovrebbero essere avanzati ma non vi sono ancora decisioni ufficiali. Per esempio, noi siamo stati qualche tempo fa coinvolti in discussioni su progetti concreti relativi alla costruzione nella regione di Kazan di una nuova città dedicata alle nuove tecnologie e all’informatica che dovrà avere almeno 200.000 abitanti.

– Verranno create anche nuove Università e centri di ricerche? Dove e riguardanti quali ricerche?

R: Certamente. Il Razvitie infatti non è un semplice corridoio di transito di merci e di persone ma è una “cintura” di sviluppo che coinvolgerà direttamente un territorio largo almeno 2-300 km, dove dovranno sorgere delle nuove città, dei nuovi insediamenti urbani e agroindustriali con università e centri di ricerca mirati alle specifiche linee di sviluppo delle regioni interessate. In alcuni casi si tratterà di vere proprie città della scienza e delle tecnica.

– C’è già una collaborazione con la Cina su temi di grande modernità e rispetto per l’ambiente. Può spiegarci di che temi si tratta e se sono in programma iniziative simili con altri Stati contigui?

R: Si tratta di collaborazioni per identificare aree di sviluppo relative a quello che adesso conosciamo come le “Smart City”. Si tratta quindi di settori relativi al trasporto urbano, alla creazione di nuovi quartieri residenziali, allo smaltimento dei rifiuti, al trattamento delle acque, ecc. Sono collaborazioni che stanno avvenendo soprattutto sul territorio interno della Cina. Simili iniziative sono in atto anche negli altri Stati aderenti all’Unione Eurasiatica, in particolare nel Kazakhstan.

– Sono previste presentazioni del progetto Razvitie in altre capitali europee oltre alla presentazione fatta a Roma al Tempio di Adriano?

R: Certamente, oltre agli incontri tenutisi a Roma e in Cina sembra si stia programmando una grande conferenza anche a New Delhi in India. L’interesse in tutti i Paesi del BRICS è ovviamente molto forte. Razvitie sarà presentato tra breve anche in Messico al Foro di Guadalajara, dove si discuterà di problematiche economiche, politiche e sociali di carattere globale.

Anche in Argentina la richiesta di collaborazione con i promotori del Razvitie è molto intensa in relazione anche al fatto che gli argentini da tempo starebbero elaborando un importante corridoio di sviluppo che partendo dal Brasile toccherà i porti argentini più importanti, attraverserà le Ande e arriverà al porto di San Antonio in Cile. Anche il Giappone sarebbe interessato a comprendere meglio il progetto e starebbe rivedendo le sanzioni contro la Russia.

E inoltre alla conferenza di Rodi il “Comitato Razvitie”, di cui Raimondi è il coordinatore, ha stabilito proficui contatti con rappresentanti tedeschi ed austriaci interessati al progetto e alla sua estensione anche ai loro Paesi.

Il Comitato italiano Razvitie sarà presente anche alla prossima Fiera mondiale di Barcellona dedicata alle Smart City.

– In particolare in Italia, sono previste presentazioni più dettagliate di quella fatta a Roma? Per esempio a Verona, visto che c’è la sede dell’associazione Conoscere l’Eurasia. Associazione che potrebbe adottare il progetto russo perché tende a realizzare appunto un robusto abbozzo di Eurasia collegando molto meglio l’Europa e l’Asia, ma anche creando grandi intrecci comuni in vari settori.

R: Si, vi sono già università, Modena, Bologna, Trento che intendono organizzare seminari di studio e coinvolgere anche reti di imprese di alta tecnologia interessate in particolare ai vasti settori dei trasporti e delle infrastrutture .

Vi sono già contatti con l’Associazione Conoscere Eurasia di Verona e con i seminari italo – russi che si tengono ad ottobre di ogni anno. L’anno scorso, per esempio, Raimondi partecipò come moderatore ad una specifica sessione dedicata alle grandi infrastrutture dove fu presentata l’idea embrionale del progetto. Quest’anno Mikhail Baydakov, presidente della Millenium Bank di Mosca, e coordinatore del Gruppo di Lavoro per il Razvitie nelle Ferrovie Russe, sarà il moderatore di una sessione dedicata alle problematiche relative al finanziamento di lungo periodo nei settori delle grandi infrastrutture.

– C’è interesse da parte dell’Europa e in particolare dell’Italia? In che modo e in quali settori tale interesse potrà tradursi in pratica?

R: Riteniamo che ci sia un grande interesse da parte dell’Italia e della stessa Europa. Il progetto sarà suddiviso in moduli che a loro volta saranno suddivisi in settori, come avviene per qualsiasi altro grande progetto infrastrutturale. Le industrie italiane potranno perciò partecipare in base alle loro tecnologie e ai settori di loro interesse. Importanti sono due aspetti: il primo è quello di essere in grado di creare delle “reti di impresa” in modo da poter offrire e realizzare intere parti del Razvitie che richiedono un mix di competenze, ingegneria, meccanica di precisione, elettronica ecc. Il secondo aspetto è quello di andare oltre la semplice commercializzazione di prodotti. La Russia è realmente interessata alla cooperazione anche attraverso la costituzione di joint venture italo – russe per attività manifatturiere in territorio russo.

– Si tratta di interesse a livello di industria pubblica o anche di interesse da parte di imprenditori privati?

R: Sono interessati molti settori pubblici e privati. Ad esempio l’Agenzia Italiana per il Commercio (ITA- Italian Trade Agency) è sicuramente interessata perché da tempo è impegnata in operazioni di collaborazione tecnica ed industriale che coinvolgono alcune università e reti di imprese italiane e regioni della Russia, come quella di Kazan.

Per quanto riguarda l’imprenditoria privata italiana, dopo la conferenza di Roma, ci sono state numerosissime sollecitazione da parte di manager per essere in contatto con le controparti russe ed eventualmente partecipare alla realizzazione del Razvitie. Si tratta di imprese che lavorano nei settori dei trasporti, delle costruzioni, dell’alta tecnologia, ma anche in settori più “light”, quali la progettazione, l’ingegneria, l’allestimento di carrozze e di stazioni ferroviarie, ecc.

– C’è chi sostiene che la Cina ha in programma collegamenti ferroviari ad alta velocità da Pechino fino a Berlino. Come potrebbero farlo senza la partecipazione della Russia?

R: In effetti sono in corso contatti ad alto livello tra Cina e Germania intorno ad un simile collegamento che inevitabilmente richiederà un raccordo con il corridoio Trans Euro Asiatico in cui il Razvitie ha un’oggettiva centralità. Sia con la Cina che con la Russia la Germania è, come sempre, molto più attenta e impegnata nei grandi progetti e nelle reti infrastrutturali. Si pensi al gasdotto che collega la Germania con la Russia passando dal Mar del Nord.

– La crisi ucraina, con le complicazioni europee e russe, non rischia di ritardare, vanificare o addirittura annullare il progetto Razvitie?

R: Qualche rischio oggettivamente c’è. Chi sta soffiando sulla crisi ucraina mira esplicitamente a rompere il processo di cooperazione ed integrazione economica e politica dell’intero continente euro asiatico ed in particolare dei rapporti di collaborazione tra Europa e Russia.

Sembra che sia in atto una sorta di ripetizione della destabilizzazione geopolitica già sperimentata prima della Prima Guerra Mondiale, secondo le teorie del britannico Alford MacKinder. Tale teoria dice che un’alleanza economica e politica tra l’Europa occidentale e la Russia (chiamata “il pivot” da Mackinder) rappresenta una minaccia alla potenza marittima, che allora era l’impero britannico ed oggi sono gli Stati Uniti. Nei due decenni prima del 1914, la costruzione della linea ferroviaria Transiberiana ed il collegamento ferroviario Berlino – Baghdad, nella prospettiva di una possibile collaborazione e di uno sviluppo pacifico dell’intero continente euro asiatico, furono percepiti da Londra come una seria minaccia da fermare.

Negli ultimi anni la politica strategica degli USA ci sembra sempre più condizionata dalla geopolitica di MacKinder per cui una Unione europea che collabora con Russia, Cina e India è vista come problema, come minaccia, rispetto agli interessi nazionali dell’America e alla sua strategia internazionale.

– L’Ucraina non ha mai avuto a che fare con l’Europa se non per l’invasione nazifascista italo tedesca nella seconda guerra mondiale e per la presenza di empori delle repubbliche marinare di Genova e Venezia. Se nonostante ciò può far parte della Comunità Europea, non sarebbe più logico e anche conveniente per tutti che ne facesse parte anche la Russia?

R: In verità questo sembrava l’orientamento più condiviso nei passati 20 anni. Una Russia non membro dell’Unione europea ma associata ad essa. Il problema oggi si chiama NATO che, purtroppo, violando gli accordi fatti con la Russia dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica, vorrebbe spostare a Est le basi missilistiche e lo scudo spaziale. Naturalmente simili mosse non possono che essere ritenute una minaccia alla sicurezza della Russia.

Rispetto all’Ucraina, essa dovrebbe avrebbe il compito fondamentale di essere un “ponte” di collaborazione pacifica tra Ue e Russia. Non zona di confine e di rottura ma cerniera di sviluppo. Ecco perché riteniamo le scelte dell’Ue nei confronti dell’Ucraina non solo provocatorie ma anche contrastanti con il suo spirito costituente.

– La crisi ucraina ha tutto l’aspetto di un tentativo occidentale di privare la Russia degli ultimi accessi al mare. Dopo averle tolto gli accessi al mare del Nord con la secessione delle repubbliche baltiche, è in corso da tempo il tentativo di toglierle anche il porto siriano di Tartus, avuto in concessione dal governo siriano, finanziando e organizzando la rivolta armata contro il regime siriano. Tartus è l’unico porto che i russi hanno nel Mediterraneo. La crisi provocata dalla secessione della Crimea dall’Ucraina pare fatta apposta per togliere alla Russia anche l’accesso al mar Nero, porta di ingresso nel Mediterraneo.

R: Noi riteniamo più negativo il tentativo di spezzare, anche con le sanzioni economiche, i rapporti tra Ue e Russia. Ricordiamoci che il conflitto in Ucraina avviene sul territorio europeo. Tutte le guerre e le crisi regionali in corso purtroppo si svolgono sul territorio europeo, nel Mediterraneo e nel vicino Medio Oriente.

– Intanto grazie alle sanzioni europee contro la Russia aumenta la bolletta del gas e della luce degli italiani. Pare inoltre che vadano in fumo non pochi contratti. Può quantificare cosa e quanto ci rimette l’Italia?

R: Le sanzioni sono un’arma a doppio taglio. La storia insegna che alla fine ci rimette di più chi le impone. Le sanzioni sono come la guerra di escalation: ad un certo punto prendono una velocità propria e rischiano di diventare delle valanghe. In Germania si parla già di una possibile perdita immediata di 35.000 posti di lavoro. L’Italia rischia in tutti settori a cominciare da quello agroindustriale per parecchie centinaia di milioni di euro. La cosa più pericolosa sono le sanzioni che bloccherebbero tutte le operazioni finanziarie russe di durata superiore ai 30 giorni.

Questa pazzia rischia di bloccare tutti i pagamenti e i movimenti finanziari e quindi commerciali in entrambe le direzioni. Per fortuna sembra che nell’ultimo periodo ci siano stati dei rallentamenti nella corsa alle sanzioni. La Confindustria tedesca avrebbe detto alla Merkel di non giocare ulteriormente con il fuoco. Lo stesso si dovrebbe fare in Italia e nel resto dell’Europa. Non si dimentiche che l’Europa, con la Russia, è casa nostra, mentre gli Usa sono distanti 7.000 km con l’Atlantico di mezzo.

– In questo quadro di sanzioni da una parte e aumenti del costo del gas dall’altra, come può concretizzarsi una collaborazione italo-russa per Razvitie?

R: Il Razvitie può fungere, oggi più che mai, come esempio concreto di collaborazione e quindi far capire politicamente come sia inutile e pericolosa la politica della contrapposizione e delle sanzioni. Nel Razvitie c’è grande spazio di sviluppo anche per l’Ucraina.

– La proposta americana di unione doganale tra Stati Uniti ed Europa favorisce più gli interessi Usa o quelli europei? Nella Comunità Europea c’è chi comincia a temere che serva più agli interessi Usa che a quelli europei.

R: In effetti serve soprattutto agli interessi Usa. Dal punto di vista geopolitico è chiaro: si tratterebbe di un nuovo atlantismo. Invece bisognerebbe lavorare per creare un vero sistema di collaborazione economica, monetaria e politica multi polare, quindi anche con i Paesi del BRICS. Dal punto di vista economico e delle regole sarebbe la fine di quanto di buono, nonostante tutte le difficoltà, l’Europa è stata capace di creare finora per la sua integrazione e la sua unione politica. Stravolgerebbe anche quel poco che c’è di “economia sociale di mercato” per far posto ad un neo liberismo selvaggio dominato dalla grande finanza anglo americana.

– Tale proposta di unione doganale non va comunque in direzione opposta allo sviluppo proposto da Razvitie?

R: Si, sarebbe un’Europa con ridotta autonomia e senza indipendenza di visione e di mission. Diventeremmo un “junior partner” nello scacchiere dei giochi geopolitici anglo americani.

– Come è possibile che un oceano qual è l’Atlantico unisca il Nord America con l’Europa più di quanto possa fare la continuità territoriale esistente tra Europa e Russia? Continuità territoriale che va dal Portogallo fino a Vladivostok.

R: I padri fondatori dell’Europa hanno sempre parlato dell’Europa da Lisbona a Vladivostok. Siamo parte del continente euro asiatico, senza dover essere anti americani. Anzi, l’America, che deve ancora riconoscere ed accettare la conclusione della fase storica del dopo guerra dove ha avuto un indubbio ruolo centrale, può trovare nell’Europa un amico vero per costruire insieme il mondo multipolare di cui vi è bisogno. Altrimenti Washington è destinata a commettere continui errori sulla scena internazionale con grave pregiudizio per la pace e la coesistenza tra i popoli..

– Le manifestazioni giovanili di Hong Kong vengono raccontate dai nostri mass media come una lotta tra chi vuole la democrazie e chi invece non la vuole. Però il leader della protesta ha spiegato al sito Counter Punch che si tratta di una opposizione alle politiche liberiste che non solo a Hong Kong favoriscono gli interessi dell’1% della popolazione a scapito del 99%. Come stanno le cose?

R. Le dimostrazioni di Hong Kong hanno e potranno avere molte facce e molte evoluzioni, come abbiamo visto anche nelle cosiddette primavere arabe. C’è una genuina domanda di democrazia e di partecipazione. C’è anche una genuina opposizione alle politiche liberiste che, come sappiamo, in Cina ed altrove si accompagnano alla corruzione. La Cina sta entrando inevitabilmente in una fase di grandi cambiamenti sociali interni.

Ovviamente ci sono anche “i rivoluzionari di professione”, quelli delle rivoluzioni gialle, arancione, nere e di tanti altri colori che hanno scorrazzato in lungo e in largo in molte capitali anche d’Europa. Essi sono ben preparati, finanziati e guidati. Un finanziatore lo è, per sua affermazione, il grande speculatore George Soros. Comunque speriamo che ad Hong Kong non si innesti un processo di destabilizzazione e non si arrivi ad una inaccettabile repressione che cancelli i fermenti positivi della società cinese.

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