Referendum, voto Si per evitare Itexit, la lira, Grillo e Salvini: il male minore di Pino Nicotri

di Pino Nicotri
Pubblicato il 1 dicembre 2016 11:09 | Ultimo aggiornamento: 1 dicembre 2016 18:30
Referendum, voto Si per evitare Itexit, la lira, Grillo e Salvini: il male minore di Pino Nicotri

Referendum, voto Si per evitare Itexit, la lira, Grillo e Salvini: il male minore di Pino Nicotri

Votare Sì o votare No?
Non è la prima volta, e temo non sia l’ultima, che in Italia una votazione si presenta come drammaticamente decisiva: da una parte il paradiso e dall’altra l’ inferno; da una parte la salvezza e dall’altra la dannanzione, la catastrofe; da una parte la libertà e dall’altra la dittatura, del comunismo o della Chiesa quando esistevano ancora il Partito Comunista Italiano e la Democrazia Cristiana.

Non guardo mai la televisione, ma sere fa mia moglie ha voluto che assistessi alla puntata di Porta a Porta dedicata appunto all’ormai imminente referendum. Beh, devo dire che Renzi, che non gode (neppure lui) delle mie simpatie, una cosa ben chiara e vera l’ha detta: “Non è vero che se vince il No ci troviamo nel paradiso delle riforme auspicate dall’onorevole Giorgia Meloni tifosa del No”.
Se vince il No, cos’è sicuro che succede? Succede una delle seguenti due cose:

– si va a un governo tecnico, magari affidato allo stesso Renzi, che difficilmente realizzerebbe la speranza di essere capace di fare buone cose concrete in grado di ribaltare la situazione evitando che alle prossime elezioni vincano Grillo e Salvini, o chi per lui alla Lega Nord, che vincano cioè i due Masaniello che farebbero di corsa quello che vedremo tra poche righe.

– Renzi si dimette, come fece scioccamente a suo tempo D’Alema, e quasi di sicuro al posto di un governo tecnico capace e duraturo, che è nei sogni non solo dell’Economist, si corre a nuove elezioni. Che la Lega di Salvini e il Movimento 5 Stelle di Grillo vincerebbero a mani basse. Per fare poi un governo che realizzi i sogni targati Meloni o i miei? Nossignori! La prima cosa che Salvini e Grillo farebbero è l’Itexit, cioè l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea. Cosa che i due Masaniello e molti sognano. Lo sognano perché non si rendono conto di due cose:

– il ritorno dall’euro alla lira azzererebbe di colpo i nostri sudati risparmi personali, farebbe esplodere se non il debito estero di sicuro l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi ovvero il costo della vita, che appunto svaluterebbe o vaporizzerebbe i nostri risparmi, i risparmi delle a chiacchiere tanto decantate famiglie, e ci renderebbe ancor più marginali in campo economico finanziario mondiale;

– dopo l’ Itexit, l’Unione Europea crollerebbe. E l’Europa tornerebbe al suo ordine sparso e alle sue divisioni che nel corso dei secoli e secoli hanno scatenato innumerevoli guerre, di ogni tipo, e provocato decine di milioni di morti, distruzioni e devastazioni immani. L’Europa, divisa di suo da troppo tempo, diventerebbe anche un vaso di coccio tra vasi di ferro di enormi dimensioni come la Cina, la Russia, gli Usa e potenze economico militari crescenti come la Turchia e l’Iran. Con l’Inghilterra che come sempre favorirebbe le suddivisioni europee per trarne un suo vantaggio. Tempo 10 anni il Vecchio Continente sarebbe molto probabilmente devastato da una nuova grande guerra, e anche senza guerra si ridurrebbe a diventare bocconi, province o protettorati delle grandi fauci dei giganti nominati poco fa.
All’Italia – che fino ai primi anni ’60, cioè fino a poco più di 50 anni fa, aveva le pezze al culo ed era terra di emigranti con le valigie di cartone e che agli Usa, crollata l’Urss, non interessa già più – non resterebbe che il classico “Franza o Spagna purché se magna”. Dove però non di Franza o Spagna si tratterebbe, bensì di Cina, India, Arabia Saudita, Qatar…

Sì, certo, il sole sorgerebbe ancora, come ha detto ipocritamente Obama. Ma non sulla realizzazione dei sogni di Meloni, D’Alema, Grillo, ecc., bensì su un panorama destinato a diventare un panorama di decadenza, povertà, ininfluenza.
Esagero? Spero tanto di sì. Ma temo tanto di no. ATTENZIONE: il predominio, il benessere e i vari privilegi del territorio geografico chiamato Europa sul resto del mondo durano da secoli e secoli, e ora si stanno affievolendo sempre di più. La Storia dimostra che prima o poi qualunque potenza, impero e grande ricchezza tramonta o crolla. Con effetti di solito rovinosi. Cerchiamo di non favorire il tramonto dell’Europa sotto forma di crollo e di non accelerarlo a spallate facendo largo al dilagare degli antieuropeisti.

Tra il Sì e il No c’è solo da scegliere il male minore. Il meglio – come sempre, del resto – non è all’ordine del giorno. E stiamo attenti a non fregarci con le nostre stesse mani sbattendo la porta in faccia alla realtà in nome di un meglio nominalistico, che non essendo possibile provocherebbe solo guai, o per antipatia verso Renzi, i renziani e il renzismo.

P.s. Nel mio piccolo, io stesso ho in mente una riforma che ritengo migliore e più semplice di quelle agitate o auspicate da ormai gran tempo, riforma che vede come asse centrale una drastica riduzione delle Regioni, da ridefinire sull’esempio dei Laender tedeschi: ogni regione deve essere ritagliata su quelli che sono stati regni o repubbliche o comunque Stati con una storia alle spalle e non invenzioni burocratico campanilistiche come sono invece le attuali Regioni italiane. Farei eccezione per le isole e il Sud ex regno delle Due Sicilie, dove le Regioni anziché solo una o due potrebbero essere tre (Sicilia e altre due per il resto del Meridione) più la Sardegna. Ma so bene che NON è che se vince il No viene adottata la riforma che vorrei io.