Salvini non abbottona la giacca al Quirinale: per la scorpacciata di ministeri?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 2 giugno 2018 10:54 | Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2018 10:54
Salvini non abbottona la giacca al Quirinale: per la scorpacciata di ministeri?

Salvini non abbottona la giacca al Quirinale: per la scorpacciata di ministeri?

ROMA – EVVIVA! Un altro “governo del cambiamento”! O se si preferisce “della svolta”. Oppure “del fare”, come diceva orgogliosamente già Silvio Berlusconi una vita fa. Troppa grazia, Sant’Antonio! A furia [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] di cambiamenti e svolte sembra di stare in una barca soggetta a continui salti di vento e di rotta, tanto da non poter capire dove va, come spera di arrivarci e come faranno equipaggio e passeggeri a non finire gambe all’aria, anche se la bussola è sempre il solito stravecchio manuale Cencelli. Mi scuso per il paragone, ma il peana del “cambiamento” e della “svolta” intonato anche questa volta e a ogni nuovo varo di nuovo governo, quale che esso sia, ricorda l’andazzo del mistero di Emanuela Orlandi: da decenni una continua grandinata di “svolte decisive”, ognuna più sensazionalista e più aria fritta dell’altra.

In attesa dei nuovi cambiamenti, certamente meravigliosi ed epocali, osserviamo intanto come nel Bel Paese si è passati in quattro e quattr’otto dalle accuse al Capo dello Stato di complotto e tradimento della Costituzione – con annesse minacce di impeachment e appello a scendere tutti in piazza lanciato dal tandem Salvini/Di Maio sull’orlo di una crisi di nervi – al più classico dell’”abbiamo scherzato” e dei “volemose bene”.

Dopo le coltellate sferrate e quelle minacciate a inizio settimana, ai giuramenti al Quirinale del nuovo governo con tante belle strette di mano e tanti bei sorrisoni a fine settimana  mancavano solo gli abbracci e i baci, magari anche a Sergio Mattarella. Che zitto zitto è riuscito a sterilizzare l’egregio professor Paolo Savona ottenendone lo spostamento dal decisivo ministero dell’Economia a quello senza portafoglio e, nonostante il nome pomposo, molto più innocuo degli Affari Europei. Giusto appena in tempo prima che l’arrivo in libreria del libro autobiografico dal titolo non molto stringato e sobrio (“ Come un incubo e come un sogno. Memorialia e Moralia di mezzo secolo di storia” ) dell’egregio professore dimostrasse per tabulas  che il piano di uscita dall’euro,  con annessa stampa in gran segreto di montagne di “nuove lire”, non era solo un’esercitazione accademica. Proviamo a immaginare che effetto avrebbe fatto in tutte le capitali europee, e non solo, lo spiattellamento librario dei piani “teorici” di Savona freschissimo neo ministro dell’Economia dell’Italia… Un nuovo 8 settembre. Sempre contro Berlino, ma con altre armi.

Che non si trattasse solo di teoria e che suoni strano il giuramento al Quirinale di Matteo Salvini lo dimostra quanto da lui stesso dichiarato ANCHE due anni fa in occasione del Festival del Lavoro all’Angelicum a Roma:

 “Non serve un referendum perché sarebbe un massacro per l’economia italiana. Io dico che, se la Lega va al governo, noi usciamo dall’euro. […] Se fai tre mesi di campagna sul referendum sull’euro, c’è gente come Soros che ti massacra. Non ci sono vie di mezzo: o di qua o di là”.

 Colto in castagna anche l’ondivago Luigi Di Maio – un po’ Mafalda di Quino e un po’ Alice nel Paese delle Meraviglie – che di recente all’aeroporto di Fiumicino ai giornalisti ha dichiarato di avere conosciuto Savona da poche settimane e di non voler uscire dall’euro, mentre un video, sempre del 2016, lo inchioda dimostrando tutt’altro. Infatti in occasione della presentazione a Cagliari di un libro Savona ha dichiarato:

 “Ho parlato con lui dell’uscita dall’euro”,

 dove “lui” è l’ineffabile Di Maio, con il quale Savona si è dichiarato d’accordo riguardo l’abbandono della moneta unica. Abbandono teorizzato e previsto anche ufficialmente dallo stesso M5S, come si può leggere nel suo blog istituzionale.

Insomma, a conti fatti si potrebbe sostenere che il presidente della Repubblica, senza mai perdere la calma, la pazienza e il sorriso, e mentre fioccavano le accuse di sua inadeguatezza e abuso di potere, pare proprio che abbia sventato una manovra dall’aspetto un po’ cospiratorio.

La cosa strana, una delle tante, è che da una parte Savona fa notare che per avere un futuro l’euro – come del resto qualunque altra moneta – deve essere la moneta di uno Stato, in tal caso di un’Europa unita che al momento non c’è, ma dall’altra parte NESSUNO, neppure Savona, sforna idee perché a un tale Stato unitario ci si arrivi. Mentre sono impegnati a sparare a zero su euro e Germania, nessuno del governo del “cambiamento” accenna minimamente a tale faccenda. E sì che Salvini è anche un membro dell’europarlamento… Della serie “a chiacchiere stiamo tutti bene”.

 Altra cosa strana: Di Maio e Salvini subito dopo la rinuncia di Conte e prima dei ripensamenti di tutti e tre, anzi quattro con Savona, hanno lanciato un accorato e drammatico appello a scendere tutti in piazza a Roma il 2 giugno – festa della Repubblica – al grido di “Il mio voto conta”, con tanto di sventolio del tricolore (  ). Ma come potrebbero i leghisti sventolare il tricolore se il padre fondatore della loro Lega, l’Umberto Bossi sempre osannato anche da Salvini, ha dichiarato con orgoglio che lui con la bandiera italiana ci si pulisce il culo?

POST SCRIPTUM

A parte calzini colorati decisamente fuori luogo, Salvini al Quirinale al momento di alzarsi per andare a giurare avrebbe fatto meglio ad abbottonarsi la giacca come hanno fatto il suo collega Di Maio e tutti gli altri ministri. Non è questione di conformismo, ma di savoir faire, se non di educazione. Però lo si può capire: pur avendo preso solo il 17% dei voti a fronte del quasi 33% dei 5Stelle, Salvini ha ottenuto percentualmente di più in fatto di ministeri. Una piccola scorpacciata, ma evidentemente è bastata a impedirgli di potersi allacciare la giacca.

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