Sanità, la minaccia del Referendum. Aldo Ferrara: Ecco perché voterò No

di Pino Nicotri
Pubblicato il 17 Settembre 2020 12:02 | Ultimo aggiornamento: 17 Settembre 2020 12:02
Sanità, la minaccia del Referendum. Aldo Ferrara (nella foto): Ecco perché voterò No

Sanità, la minaccia del Referendum. Aldo Ferrara (nella foto): Ecco perché voterò No

Il risultato del referendum sul Sì o No al taglio di un terzo del numero dei parlamentari, portandoli dagli attuali 945 a 600, non avrà conseguenze solo per il governo Conte e par qualche partito.

Il referendum avrà conseguenze anche e forse soprattutto per la sanità pubblica e il servizio sanitario nazionale e annessi e connessi. E’ la tesi sostenuta, e tutto sommato DIMOSTRATA, con il libro Salute e Ambiente, sottotitolo Diritti Feriti, autori Pasquale Costanzo e Aldo Ferrara, in libreria grazie a SEU Editore.

Chi sia il docente e specialista in malattie dell’apparto respiratorio Aldo Ferrara ai nostri lettori è già ben noto. Pasquale Costanzo, come dimostra il suo curriculum, è uno dei massimi e più autorevoli specialisti in tema di diritti costituzionali.   

Voto No per difendere la sanità pubblica

DOMANDA Professor Ferrara, il referendum che tanto la preoccupa sulla riduzione del numero dei parlamentari è ormai alle porte. Lei come voterà?
 
RISPOSTA Io voterò NO per i seguenti motivi: 
– Senza un programma di riforma organica dello Stato per renderlo più snello ed efficiente – e anche meno spendaccione, cioè meno dissipatore dei soldi delle nostre tasse – il taglio dei parlamentari è solo populismo. Come tale pericoloso. Aizza il qualunquismo, ancor più pericoloso.
E soprattutto senza una legge elettorale che, passata in questi giorni al vaglio della Commissione Affari Costituzionali, il  cd Brescellum dal deputtato Brescia che l’ha proposta, lascia, almeno per ora, il nodo cruciale dei nominati dai partiti, senza che i cittadini possano esprimersi. Una Camera di apparatniki di partito, pronti a dire Sì e dunque omologati.
La Comunità nazionale può dimenticare di partecipare al dibattito pubblico, non avrà più voce, e resterà in balia delle oligarchie. Come è avvenuto in Russia con la controrivoluzione putiniana.

Elezione diretta dei sindaci

– L’unica legge elettorale che sembra aver funzionato è la L 81/93, che ha consentito l’elezione diretta dei sindaci. Ma anche in questo caso senza preferenze la volontà di espressione popolare è decapitata.
 
– Con meno eletti in parlamento i partiti avrebbero ancor più bisogno di mettere loro il guinzaglio, rendendoli così più obbedienti agli interessi dei partiti che a quelli degli italiani.

D – Se le può far piacere e ammesso che interessi a qualcuno, questi sono esattamente i motivi per i quali voterò NO anch’io. Ma proseguiamo. 
Lei nel libro Salute e Ambiente Diritti Feriti dedicato alla sanità già nel primo capitolo esprime delle ben precise preoccupazioni in tema di assistenza sanitaria pubblica nel caso vincesse il Sì. Ce le può riassumere e spiegare?

R – Con questo libro riprendiamo molti spunti di quelli precedenti dedicati al default progressivo dell’offerta di salute in Italia. Deficit del Sistema Pubblico, tendenza alla sussidiarietà ed alla privatizzazione strisciante hanno privato il Paese del controllo pubblico sui Servizi Essenziali. 

Negato il diritto alla sanità

D – Cosa emerge dal vostro lavoro?
R –  Emerge che ci hanno negato i diritti fondamentali: sanità, ambiente, energia e trasporti per una politica di demonizzazione della Cosa Pubblica, della Res Pubblica. Le faccio un elenco dei diritti negati o gravemente feriti dei quali io e il professor Costanzo ci siano occupati con questo nostro lavoro:
Diritto alla salute:
– deficienze del Sistema Sanitario Nazionale
– privatizzazione strisciante dei Servizi diagnostici e terapeutici
Diritto all’Aria Pulita:
– inquinamenti (aereo, acustico, luminoso, elettromagnetico)
Diritto ai Servizi Urbani:
– ruolo delle consociate, rifiuti solidi urbani, trasporti PPLL
Diritto all’Energia:
– elettrico, rinnovabile, fossile
Diritto al Cibo:
– desertificazione da cambiamento climatico, siccità
 
D – Lei al telefono nei giorni scorsi mi ha parlato di un suo teorema.

R – Sì, e il mio teorema è il seguente: la decapitazione col taglio dei membri del parlamento, che si ridurrebbe ad una rappresentatività “controllata” tipo Camera dei Fasci e delle Corporazioni, non avrebbe nessuna difficoltà a confezionare le cosiddette Leggi Comode quelli destinate a scopi elettoralistici, politici, ma che ben poco servono alla cittadinanza. 

 
D – Ad esempio?
R – Ad esempio la deriva verso la  Sanità Privata. Le campagne pubblicitarie che invitano a contrarre assicurazioni sanitarie, la mancanza di strutture pubbliche odontoiatriche per cui questa disciplina e la relativa offerta di salute sono esclusivamente private. 
Poi c’è il nodo  degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), istituzione che nasce per sostenere la Ricerca Scientifica  Pubblica. Oggi su 51 ben 30 sono di carattere privato, ci aiutano certo nell’offerta di salute ma si inscrivono perfettamente nel teorema dell’aziendalizzazione sanitaria. E alcuni, pochi per fortuna, sono Policlinici Universitari Privati di uno Stato estero.
 
D – Stato estero? Quale?

R – Il Vaticano. 

 
D – I teoremi vanno dimostrati. Lei il suo come lo dimostra?
 
R – Dove vanno i Fondi del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)? Ovvero: parliamo degli stanziamenti a favore di Strutture Sanitarie Private.  Mettiamoci nei panni del giovane e povero deputato o deputata che deve approvare la Legge di Stabilità, quella che ripartisce su base annuale i Capitoli del Bilancio statale. 
 
Un inferno di rimandi ai precedenti articoli delle pregresse leggi di Stabilità, con corollario di commi. Dunque, per capire dove vanno indirizzate le cifre (da capogiro) bisogna dipanare la matassa degli articoli, commi etc., fatta tutta di rimandi alle precedenti Leggi.
Ecco un esempio per quanto attiene la Sanità. Può concorrere il SSN a colmare l’eventuale disavanzo di strutture sanitarie universitarie private? Per molto meno, il finanziamento alla scuola materna statale, cadde il governo Moro del 1968. Ma quelli erano altri tempi e altre situazioni.

Altri diritti negati oltre la sanità

D – Altri diritti negati o gravemente feriti che verrebbero ancor più colpiti dalla riduzione del numero dei parlamentari?

R – Dato che sono un medico, ho fatto un esempio di mordacchia al parlamento su capitoli di spesa essenziali come quello della Salute. Ma poi ci sono i problemi della Giustizia, della Difesa, di cui nessuno parla, delle Infrastrutture, del Dissesto idrogeologico.

Insomma, siamo un Paese che richiederebbe un parlamento di competenti e superesperti per ovviare quanto sopra e che invece si vede espropriato innanzitutto della sua massima prerogativa: il dibattito politico. Lo stesso parlamento sarà inoltre organo ratificatore di decisioni prese altrove, fuori dalle aule e forse anche fuori dai confini nazionali.
 
D – In sintesi e concludendo?

R – Si può pensare di alleggerire i compiti del parlamento riducendo il numero dei suoi componenti? La risposta è NO.

Si può pensare che possa funzionare meglio? La risposta è ancora NO.  
Si vuole liberare il giogo dei partiti sul parlamento? La risposta è ancora NO. 
E nei cruciali rapporti con l’Europa un parlamento a ranghi non solo ridotti ma anche aggiogati ci può essere utile nello stabilire i veri termini di relazione con la UE? La Risposta è ancora NO.