Sanremo specchio dell’Italia, Pino Nicotri trova nelle canzoni e nei voti riscontro alle varie anime della nazione

di Pino Nicotri
Pubblicato il 7 Febbraio 2022 - 16:35| Aggiornato il 9 Febbraio 2022
Sanremo specchio dell'Italia, Pino Nicotri trova nelle canzoni e nei voti riscontro alle varie anime della nazione

Sanremo specchio dell’Italia, Pino Nicotri trova nelle canzoni e nei voti riscontro alle varie anime della nazione

Sorpresa a Sanremo! Il podio dei vincitori del Festival è davvero interessante e indicativo sotto vari punti di vista.

La nuova vittoria di Mahmood, questa volta in coppia (con Blanco), conferma che il BelPaese pur volendo il largo ai giovani, più modernità, meno moralismo e conformismo ha voglia di stabilità.

Di Usato sicuro. E quindi ricorre alle riconferme per Sanremo come il parlamento a Roma ha voluto riconfermare Sergio Mattarella al Quirinale. Sperando che anche Mario Draghi sia riconfermato a Palazzo Chigi.

Alle spalle di Mahmood e Blanco sono arrivati seconda Elisa e terzo Gianni Morandi.

E questo mi pare significhi che subito dopo il blocco sociale giovane, giovanile e giovanilista “eversivo”, cioè anche “fluido” per quanto riguarda i generi – femminile e maschile, maschi e femmine – e annesse relazioni, c’è il blocco sociale giovane e meno giovane, ma comunque più tradizionalista.

E a seguire ecco il blocco dei non più giovani e degli anziani, conservatori, legati ai propri ricordi giovanili e desiderosi di non uscire di scena. 

Attenzione però. In tanta “fluidità” di genere a tenere banco a Sanremo è pur sempre l’uomo, il genere maschile.

Il maschio fiero assertore della propria identità sessuale “a prescindere”, autosufficiente e autoreferenziale. Tanto che nella canzone Brividi di Mahmood e Blanco può cantare il proprio  amore per un altro maschio o per una donna – forti ed esplicite ma ambigue le parole “Tu che mi mordi la pelle / con i tuoi occhi da vipera / tu che sporchi il letto di vino” – asserendo così la propria superiorità col fare a meno della donna come unico partner nell’amore. Blanco e Mahmood cantano l’amore in quanto tale, etero o omosessuale che sia. A quando un “Brividi” cantato da due donne con lo stesso intento paritario?

E che può anche travestirsi da donna per sostituirla e renderla “più colta”, più sapiente, come Drusilla Foer.

Si parva licet, il fatto che l’uomo Gianluca Gori abbia partorito la donna Drusilla Foer, più colta e sapiente di altre donne, ricorda la nascita di Minerva, dea anche e soprattutto della sapienza, direttamente dalla testa di Giove anziché dal grembo femminile. Uno dei primi episodi/miti di erosione a sfavore delle donne della parità  di genere. 

Fluidità e parità di genere, sì, assolutamente e sbandierata. Come sempre, “italiani brava gente”, ora e sempre.

Però guarda caso il conduttore, Amadeus uomo e padre, ha tenuto banco straripando in tutte le cinque serate e cambiando ogni sera il contorno femminile di co-conduttrice, ruolo di co- più velleitario che reale. E come se non bastasse a decidere o a fargli decidere di scegliere anche Sabrina Ferilli come contorno è stato suo figlio di appena 13 anni, ma maschio.

E siccome il BelPaese soprattutto in questo periodo difficoltoso ama le conferme, ecco che Amadeus, uomo, viene già confermato a furor di popolo per l’anno prossimo. Chissà se e che nome femminile gli consiglierà il figlio, maschio, nel frattempo 14enne.  Viene in mente il solito Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare niente. 

Come spettacolo questa edizione di Sanremo è stata un capolavoro, un trionfo

Ha infatti trasformato definitivamente Sanremo Festival della canzone italiana in Sanremo Fiera, Circo e Teatro, grande spettacolo circense e teatrale, anche delle canzoni italiane, ma soprattutto dell’italianità. Che ama strombazzare i propri cambiamenti e la propria modernità, di fatto più che altro modernismo, ma restando saldamente ancorata alla tradizione. Che fa pur sempre perno sul genere maschile.

Anche in questo caso vale il paragone del festival con il Parlamento degli agitati giorni quirinalizi che lo hanno preceduto, e, anzi, a ben vedere con l’intera politica italiana. Politica che dagli anni ’80, arruolando fin dagli anni d’oro di Bettino Craxi esperti di mercato e di pubblicità utile a far comprare i prodotti da lanciare, s’è trasformata man mano più che altro in politica spettacolo.  Con le televisioni che hanno preso il posto dei partiti in fatto di presenza nel territorio.

Questa edizione del festival, vista da ben 13 milioni di italiani, è stata un trionfo. Anche del suo conduttore e cerimoniere, di fatto il dominus assoluto però con aura anche paterna perché attento ai consigli filiali.

Amadeus è il nuovo patriarca di Mamma Rai

Amadeus grazie anche all’assenza di Fiorello, dei due di certo il più trasgressivo e “audace”,  col suo perfetto saper essere un piacione che piace a tutti, è assurto inopinatamente al rango di  neopatriarca della tv all’antica, quella di mamma Rai.

Amadeus incoronato ogni sera da un donna diversa sul palco e domatore di giovani ribelli dai proclami canori ed estetici “provocatori e innovativi” sì, ma solo fino a un certo punto. Assaltatori del cielo prudentemente dotati di paracaduti e robusta rete di sicurezza salvavita. Assaltatori del cielo sì, ma griffati e comunque senza spingersi troppo in alto: meglio restare sotto il livello delle nuvole…

Un po’ di statistica

Un trionfo, dicevamo. Però l’Italia è abitata da 60 milioni di persone. Perciò i 13 milioni con gli occhi su Sanremo sono il 21% del totale.  Mentre 7 milioni di italiani hanno preferito altre reti tv. E poiché 13 più 7 fa 20, ciò significa che a 40 milioni di italiani del festival di Sanremo non è interessato un bel nulla nonostante lo starsene in casa più del solito causa pandemia. Non è una dato trascurabile. Anche se in linea col più generale largo disinteresse per le stesse elezioni politiche e amministrative.

Nella sua ansia di “provocazione, innovazione e modernità” Achille Lauro, debitamente vestito ancora una volta da Gucci, non proprio un campione di provocazione,  non s’è accorto che è arrivato tardi. E di non pochi anni. Alla fine della sua canzone ha slacciato eroicamente  e molto rivoluzionariamente i pantaloni, a mostrare il basso ventre e un pezzetto di mutande. Compiaciuto della propria asserita impensabile audacia, ha sottolineato il gesto restando languidamente fermo per qualche secondo.

Achille Lauro evidentemente è troppo giovane per sapere o ricordare che una ventina d’anni fa era di gran moda andare in giro esibendo cerniere dei pantaloni, e della gonne se ne erano dotate, pericolosamente abbassate. Ricordo una festa della prima comunione alla quale una della ragazzine festeggiate, ancora odorosa di prima comunione e affiancata dalla mamma orgogliosa e sorridente, aveva la patta dei jeans talmente aperta che non ho capito come non le cadessero a terra.

I pantaloni di 20 anni fa

Ed è troppo giovane per sapere o ricordare che sempre una 20ina di anni fa era di gran moda, per maschi e femmine, indossare pantaloni e gonne che dietro mostravano generosamente en plein air almeno un terzo e a volte una buona metà del sedere e davanti almeno un terzo o una buona metà del monte di Venere.

Dovrebbe però essere sufficientemente adulto per rendersi conto che il coro che faceva da contorno anche estetico alla sua esibizione era composto esclusivamente da donne: lui il sole al centro, loro i satelliti a lato.

Non propriamente un grande segnale di innovazione ed eguaglianza di genere. E per non infierire taciamo sul particolare che lui è un uomo di pelle bianca che ha voluto come contorno canoro e un po’ ballerino un coro di signore dalla pelle nera.

Sempre riguardo Achille Lauro non si capisce perché alcuni cattolici e uomini di Chiesa abbiano gridato allo scandalo e alla blasfemia quando s’è versato addosso una conchiglia d’acqua come se si auto battezzasse. E’ infatti legittimo far notare che Chiesa e credenti sono rimasti zitti, non hanno avuto nulla da ridire quando a suo tempo il senatur Umberto Bossi, padre fondatore della Lega, battezzava pubblicamente in una adunata leghista suo figlio Renzo, quello definito “più che un mio delfino, una trota”, il governatore del Veneto Luca Zaia e il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli.

POST SCRIPTUM

M’era venuto il dubbio di avere esagerato col mio precedente articolo su Sanremo “festival dei pipponi retorici”. Dubbio svanito quando Sabrina Ferilli, seduta con Amadeus, ha detto che era stato offerto anche a lei di fare un monologo, un bel predicozzo moralista contro qualche vizio del BelPaese. E ha spiegato pacatamente che però lei aveva rifiutato sia perché troppo benestante e quindi poco credibile per fare prediche sia perché non capiva come mai la sua presenza a Sanremo dovesse essere legata a qualche brutto problema.