Terrorismo rosso e nero, dei latitanti non si parla più: il generale Maletti, dai servizi segreti al Sud Africa

di Pino Nicotri
Pubblicato il 30 Maggio 2021 18:05 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2021 20:14
Terrorismo rosso e nero, dei latitanti non si parla più: il generale Maletti, dai servizi segreti al Sud Africa

Terrorismo rosso e nero, dei latitanti non si parla più: il generale Maletti, dai servizi segreti al Sud Africa. Nella foto la Banca di piazza Fontana a Milano, tutto ebbe inizio da lì

Terrorismo e latitanti rossi e neri. E il generale dei servizi segreti militari Gianadelio Maletti? Che strano! Manca sempre un nome, il suo, il nome del capo dell’ufficio D (controspionaggio) dell’allora Servizio Informazioni della Difesa (SID) nel periodo peggiore del terrorismo italiano.

Il nome più importante anche se è stato condannato a soli quattro anni di carcere, dimezzati in appello, anziché a uno o più ergastoli come invece altri protagonisti degli anni delle bombe nere prima e di piombo rosso dopo. Ma andiamo per ordine.

Che fine hanno fatto i dieci italiani condannati per reati di terrorismo degli anni ’70, omicidi compresi, fuggiti a suo tempo in Francia e arrestati il 28 aprile su richiesta del governo italiano?

Mistero. Sette di loro, compreso quello condannato per l’uccisione del commissario Luigi Calabresi il 17 maggio 1972, sono stati arrestati il 28, due si sono costituti in seguito e uno è ancora latitante.

Dopo il tripudio generale e il diluvio di dichiarazioni da parte di tutti un po’. E dopo l’esibizione della certezza che sarebbero stati rispediti in Italia a stretto giro, cosa peraltro non ancora avvenuta, l’argomento è sparito da giornali e tv.

Eppure era la seconda volta che esplodeva il diluvio di discorsi, recriminazioni, proteste, accuse, insinuazioni, richieste perentorie di giustizia con frasi del tipo “e ora prendere tutti i latitanti”. E del tipo “dicano finalmente la verità sugli anni di piombo”.

La prima volta è stato quando l’ex terrorista Cesare Battisti il 14 gennaio 2019 è stato estradato dal Sud America dopo anni di latitanza ed è arrivato a Fiumicino con un aereo militare. Accolto dagli allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio e ministro dell’Interno Matteo Salvini, smaniosi entrambi di intestarsi il merito di quella consegna.

Quanti sono i terroristi ancora latitanti?

Per alcuni giornali i terroristi “rossi” ancora latitanti all’estero quando è tornato Battisti erano una 50.ina. Ridotti da altri giornali lo scorso aprile chissà perché a meno della metà, circa una 20.ina.

Con gli arresti del 28 aprile è sceso però in campo anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma nonostante la sua discesa in campo il tema “latitanti rossi” è sparito dai giornali, messo in frigorifero per la prossima occasione.

E comunque del latitante Maletti NON si parla mai. Eppure a ben vedere il suo è il nome più importante perché ha a che fare con le protezioni dello Stato a favore degli accusati di quell’evento, cioè la strage neonazista di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti e 88 feriti), che per un certo verso ha innescato per reazione gli anni di piombo del terrorismo rosso. Sfociato infine nel ’78 nel rapimento e nell’uccisione dell’onorevole Aldo Moro, con annesso massacro della sua scorta.

Terrorismo, che ruolo ebbe Maletti?

Pur condannato a suo tempo a soli quattro anni di carcere, ridotti a due in appello, Maletti anziché difendersi dalle accuse ha preferito fuggire. In Sud Africa. Dove nell’81 è diventato cittadino sudafricano, vive nel bel quartiere di Joannesburg riservato ai bianchi. E non esiste nessuna possibilità che venga consegnato all’Italia.

Anche perché tra quello Stato e il nostro non esiste un trattato relativo alle estradizioni. Non esiste perché, guarda caso, in Italia a nessun partito e uomo di governo è venuto in mente di proporne e concluderne uno. Pur sapendo che in Sud Africa vi si è rifugiato Maletti. O forse proprio perché vi si è rifugiato lui?

Maletti è di famiglia di militari. Il padre, Pietro Maletti, morì da eroe con tutti i  suoi soldati in Libia nell’ultima guerra. Qualche anno prima, in Etiopia, su ordine di Rodolfo Graziani, aveva sterminato duemila tra preti, monaci e perfino suore del monastero etiope  di Debre Libanos.

Il 28 febbraio 1976 Gianadelio Maletti viene arrestato con l’accusa di avere fatto fuggire all’estero tre imputati per la strage di piazza Fontana: Giovanni Ventura, editore di Castelfranco Veneto, Guido Giannettini, giornalista romano arruolato dal SID col come di “Agente Zeta”, e il bidello padovano Marco Pozzan.

L’intervista di Maletti sul terrorismo, la sua versione

Nel 2000 dalla sua casa di Johannesburg Maletti rilascia un’intervista a La Repubblica. Parla del coinvolgimento dei servizi segreti CIA, degli USA, nella strategia delle bombe dei gruppi di destra. Aiutati anche con forniture di esplosivo proveniente da depositi NATO in Germania. Compreso quello impiegato nella strage di piazza Fontana.

Secondo il generale lo scopo delle bombe era creare un clima favorevole ad un colpo di Stato militare. Come il modello di quello realizzato dai colonnelli greci nel ’67. Nell’intervista Maletti spiega anche che il SID su tutto ciò aveva informato il governo, che però preferì evitare venisse informata anche la magistratura.

Senza nessuna protesta delle istituzioni e senza nessuno scandalo dei partiti, il 20 marzo 2001 l’ormai da 20 anni cittadino sudafricano Maletti entra in Italia protetto da un salvacondotto. Per testimoniare proprio al processo di piazza Fontana, dove ribadisce quanto già detto a Repubblica.

Come è ormai arcinoto e documentato, il terrorismo rosso – compresa l’uccisione del commissario Luigi Calabresi e di Moro – è nato come reazione alla strategia a base di bombe dei terroristi neri. Che mirava al golpe militare o almeno alla messa fuori legge del partito comunista. Ed è sfociata nella strage di piazza Fontana del 12 dicembre ’69.

Ecco perché l’ex capo della sezione D del SID è di fatto un latitante di grande importanza.

Le rivelazioni dell’Espresso del 1967

Per essere onesti fino in fondo, bisogna aggiungere che la paura del colpo di Stato era nata nel 1967 con l’articolo del settimanale L’Espresso “1964 Segni e de Lorenzo tentarono il colpo di stato”. L’articolo fece la fortuna de L’Espresso. Con quelli a seguire scatenò un putiferio e annessa psicosi durata a lungo. Vi si affermava che il Piano Solo elaborato nel 1964 dal comandante dei carabinieri generale Giovanni De Lorenzo, con l’approvazione del presidente della Repubblica Antonio Segni, era un piano per deportare in Sardegna centinaia di persone “pericolose”. E potere così attuare senza ostacoli un colpo di Stato. Il piano si chiamava Solo perché sarebbe stato attuato dai soli carabinieri.

In realtà, come ha anche dimostrato l’apposita inchiesta parlamentare, si trattava di un normale piano, simile a quello di tutti gli Stati europei dell’epoca. Prevedeva sì la deportazione in Sardegna di centinaia di persone, politici, sindacalisti, intellettuali, ma solo in caso di invasione dell’Italia da parte dell’allora esistente Unione Sovietica.

Terrorismo e colpi di Stato

Piani simili esistono tuttora in tutti i Paesi che si sentono minacciati da altri Paesi, specie se confinanti o comunque geograficamente vicini, e non hanno nulla a che vedere con ipotesi di golpe.

Gli ormai 43 anni di ipotesi una più fantasiosa dell’altra sul “vero perché è stato rapito ucciso Moro” e su “chi manovrava in realtà le Brigate Rosse”. Gli ormai 40 anni di romanzoni sul “complotto comunista” per uccidere il Papa Giovanni XXIII, il polacco Karol Wojtyla, in realtà un attentato gesto personale, per giunta pubblicamente preannunciato, del terrorista narcisista Alì Mehmet Agca. I 38 anni di romanzoni sul “rapimento” di Emanuela Orlandi, collegato a furor di stampa per 20 anni all’attentato al Papa prima di cambiare completamente canovaccio per poter continuare a tenere in piedi lo spettacolo.

Dopo il terrorismo la psicosi da covid

E adesso la psicosi della pandemia da Covid-19 considerata “un complotto per ridurre la popolazione mondiale” più l’altra psicosi che considera la stessa pandemia da Covid-19 “un’invenzione”. Scopo di tale ”invenzione”? Cominciare a mettere sotto controllo le popolazioni, anticamera di una sorta di golpe da attuare in molti Paese suscitando ad arte la paura dai rispettivi governi tutti manovrati dai “poteri forti” e dal “deep State”.

Tutto ciò – vale a dire la tendenza alla mitomania e al delirio del BelPaese – ci aiuta a capire meglio la fortuna che ha avuto il terrorismo rosso sulla base di paure di fondo, il golpe, immotivate. Bisogna però aggiungere che quelle paure erano almeno in parte, e in buona parte, giustificate dal terrorismo bombarolo di neofascisti e neonazisti. Finalizzato quanto meno a far mettere fuori legge il partito comunista. Oltre alle chiacchiere e ai deliri, anche bombe e stragi quindi. Quelle del terrorismo bombarolo protetto da Maletti, anche se certo non solo da lui.

Ecco perché è strano, molto strano, che quando si urla di latitanti il suo nome non compare mai.