Terza guerra mondiale: modello di Trump un manuale delle Br, L’ape e il comunista?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 7 Gennaio 2020 18:25 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2020 23:54
Trump, Ansa

Donald Trump (foto Ansa)

ROMA – Stando alla linea d’azione contro l’Iran illustrata nei giorni scorsi dal Segretario di Stato USA Mike Pompeo dopo l’assassinio del generale iraniano Soleimani (e del suo seguito), si direbbe che Donald Trump deve avere letto e molto apprezzato il libro L’ape e il comunista, testo di teoria e prassi scritto a fine anni ’70 da un gruppo di brigatisti rossi detenuti e pubblicato nel 1980 per (tentare di) rilanciare la “lotta armata”. Pompeo ha infatti dichiarato:

“La strategia degli Stati Uniti per contrastare l’Iran è quella di prendere di mira i “veri e propri decisori” del Paese piuttosto che concentrarsi sulle forze per procura iraniane in Iraq e in altre parti del Medio Oriente”. E i brigatisti ne L’ape e il comunista indicano che bisogna colpire “gli uomini cerniera”.

Quelli cioè che con il loro lavoro e annesse decisioni fanno da cerniera tra le istituzioni, la produzione e gli strati sociali, anziché colpire forze e settori specifici, militari, produttivi, giudiziari, ecc. E come i brigatisti rossi sono approdati a tale linea politica dieci anni dopo la nascita delle Brigate Rosse così Trump e la Segreteria di Stato sono approdati alla nuova linea politica dopo anni di linea diversa.

Le minacce di Trump di bombardare anche siti culturali e archeologici dell’Iran, per fortuna smentite dal Pentagono, ricordano le bombe fatte esplodere dalla mafia nel ’93, durante la strategia parabrigatista di “attacco allo Stato” del ’92-’93, a Firenze in via dei Georgofili vicino la Galleria degli Uffizi, a Roma contro le chiese di San Giorgio al Velabro e S. Giovanni in Laterano, e a Milano in via Palestro per devastare il Padiglione di arte contemporanea e la Galleria d’Arte Moderna.

Duole dove notare che neppure i nazisti sono arrivati a bombardare siti storici e culturali. E’ francamente sbalorditivo che un ministro degli Esteri, qual è il Segretario di Stato americano, per giunta di un Paese democratico e civile quali sono gli USA, annunci pubblicamente il ricorso ad assassinii “mirati”, prassi messa in atto da Gheddafi contro oppositori rifugiatisi a Roma e per un certo periodo solo da Israele contro dirigenti palestinesi, poi cessata a causa delle proteste anche interne, ma rimasta in piedi contro gli scienziati nucleari iraniani come mostra anche il film Savoir faire. A parte la strana similitudine tra le citate nuove basi del terrorismo brigatista anni ’80, la strategia della mafia nel ’92-’93 e le nuove basi di quello che è chiaramente una forma di terrorismo di Stato USA, è incredibile come gli entusiasti per l’assassinio ordinato dal presidente Trump del generale iraniano Soleimani non si rendano conto che oltretutto è stata violata la sovranità di due Paesi, uno dei quali è proprio il nostro, cioè l’Italia.

Il bombardamento dell’auto di Soleimani (e del suo seguito) è infatti avvenuto a Bagdad senza minimamente avvertire il governo iracheno e averne l’autorizzazione neppure per il sorvolo del drone che ha sparato i missili. E il drone è partito dalla base siciliana di Sigonella, cioè dall’Italia, senza che il nostro governo ne sapesse nulla. L’Iraq ha reagito immediatamente con la votazione del parlamento che chiede al suo governo l’espulsione di tutti i militari USA, attualmente installati in ben 14 basi. E l’Italia? Silenzio assoluto. Anche se un deputato sciita di Bagdad ha concesso, bontà sua, che gli italiani possono restare.

Anche riguardo la notizia, ufficiosamente smentita, che probabilmente le 50 bombe atomiche attualmente nella base di Incirlik in Turchia verranno trasferite ad Aviano e Ghedi, cioè in Italia. Dove peraltro ne sono già in deposito una novantina.

L’Iraq non solo ha reagito con la richiesta del parlamento di ritiro dei militari USA, ma anche con una protesta all’ONU. Il suo ambasciatore all’ONU ha infatti inviato al segretario generale dell’organizzazione una lettera per dire chiaro e tondo che l’assassinio di Soleimani “rappresenta una escalation pericolosa che potrebbe condurre ad una guerra devastatrice nella regione e nel mondo”. In Italia invece il nostro ministro degli Esteri, lo stesso Luigi Di Maio inadeguato ex ministro del Lavoro e dello Sviluppo, evita qualunque iniziativa, preferisce nascondersi dietro l’Unione Europea e si limita a ripetere “l’UE faccia l’UE”, ripetizione che alla lunga somiglia al vagito di un neonato.