No global del mare, narcisismo fanatico della misericordia Ong

di Lucio Fero
Pubblicato il 8 luglio 2019 9:13 | Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2019 9:46
I no global del mare, narcisismo fanatico della misericordia Ong

No global del mare, narcisismo fanatico della misericordia Ong (foto d’archivio Ansa)

ROMA – No global del mare, questo sono e questo fanno le Ong coi migranti. Fanno politica no global, dentro, ai confini e oltre la legalità.

Suppongono, anzi presuppongono un peccato originale, irredimibile, dell’uomo bianco nei confronti dell’uomo nero o di altra pigmentazione: il colonialismo prima, il neo imperialismo poi e, qui e ora, la condizione di benessere e sicurezza dell’Europa e del Nord America.

Immaginano e predicano una storia occidentale tutta da pentirsi da parte dell’occidente, una storia fatta tutta di soprusi e spoliazioni dell’uomo bianco ai danni di Africa, Asia, Sud America. Una storia con così tanti peccati che la grande migrazione ne è solo il contrappasso, la giusta penitenza.

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Si sentono quindi quelli delle Ong investiti dalla missione di eseguire una suprema giustizia. Giustizia che consiste nel colpire, e se possibile abbattere, il sistema anche per via di migranti. Migranti da scagliare contro la fortezza capitalista come proiettili umani.

Di qui quella che è stata definita con decisa precisione da Domenico Quirico come “narcisismo fanatico della misericordia”. Il narcisismo del sentirsi salvatori non solo in mare ma nella storia, il fanatismo dello sbarcare umanità sacra fino alla banchina, poi cavoli loro, la misericordia come scudi ed esimente totale. Esimente anche dalla storia stessa e della politica stessa. Per ogni imbarcazione Ong che forza il blocco e per ogni “Evviva Capitana”, nella società italiana sbarcano imponenti carichi di razzismo, intolleranza, voglia popolare di destra autoritaria. Sbarcano e vanno in circolo nella società, nella politica, nella cultura, nel vivere quotidiano. I no global del mare si sentono esenti da questa responsabilità, sono in missione per conto dell’umanità, frega loro niente se sbarcano un po’ di fascismo qua e là.

I no global del mare fanno quello che è nella loro natura, terrificante è come la sinistra che no global non è si consegni e si affidi ai no global del mare. Un partito di sinistra, metti un Pd, non sarebbe corso sulla banchina di Lampedusa ad applaudire le eroiche gesta delle navi Ong. Un segretario di un partito di sinistra sarebbe andato a Taranto davanti all’Ilva che rischia di chiudere per mano e colpa del governo e avrebbe lì detto: “Questo è il nostro prima gli italiani: 20mila posti di lavoro in Italia che Di Maio mette a rischio e Salvini qui balbetta”. Invece no, invece il Pd a fare la ola alla politica dei no global del mare.

E quindi a regalare umori e consensi e gente e popolo e politica a Salvini. Che nel teatro, nell’opera dei pupi migranti-Ong-Ue-porti-se stesso, in questo teatrare ai margini della realtà fa la parte del pupo con la durlindana, il paese gliela riconosce.

Ai margini della realtà. La realtà è che migranti sbarcano ogni giorno senza blocchi, porti chiusi e telecamere e Capitane. E, se non sbarcano, arrivano via terra. La realtà è che la migrazione non la fermi, non la ferma nessuno. Puoi e devi tentare di governarla. Governare la migrazione che oltre tutto ad un paese come l’Italia è utile, anzi necessaria. Governare la migrazione, cioè quote di migranti autorizzati ad entrare. E a restare, con diritti stabili e riconosciuti.

Diritti per i migranti, anche quello di entrare in forma legale. Diritti che la politica Ong scardina, espianta prima ancora che possano letteralmente essere piantati proclamando la missione di andare contro il diritto degli Stati in nome di un diritto superiore auto statuito.