No Triv: caschi gialli e nuove tasse il costo dello stop

di Lucio Fero
Pubblicato il 25 Gennaio 2019 10:20 | Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2019 10:22
No Triv: caschi gialli e nuove tasse il costo dello stop

No Triv: caschi gialli e nuove tasse il costo dello stop

ROMA – No Triv, cioè no alle trivelle, alle perforazioni del suolo e del fondo marino per cercare ed eventualmente estrarre gas o, dio non voglia, addirittura petrolio. Il governo su forte spinta M5S e con discreta resistenza Lega ha bloccato, vietato ogni nuova ricerca per un anno e mezzo. Poi si vede…

Nella versione originale, nella volontà originaria dura e pura di M5S governante c’era il blocco non solo della ricerca ma anche dell’estrazione. Insomma fosse stato per M5S chiunque tira fuori dal sottosuolo italiano gas o simili doveva fermarsi. In nome del bucare la terra è peccato. In ragione del bucare la terra fa male alla Terra. E soprattutto in nome del non bucate la terra vicino casa mia.

La versione originale e originaria è stata amputata dalla Lega. Amputata nel suo divieto di estrarre. La Lega ha di fatto imposto a M5S di non chiudere gli impianti e le attività estrattive in essere. Insomma non si potrà più cercare gas o simili ma là dove lo si estrae si potrà continuare a farlo.

Resta nella versione definitiva del provvedimento del governo un divieto: quello dei sondaggi, delle prospezioni. E resta protetto da una colossale bugia della comunicazione tutta. La bugia? Che siano sempre trivelle. Falso: sondaggi e prospezioni si fanno anche e soprattutto altrimenti che bucando qua e là. Ma dire trivelle fa effetto, trivelle è violenza alla natura… Se invece uno dice sonar o qualcosa di simile fa meno effetto. Quindi siano tutte trivelle, falso ma di successo.

Bloccate le ricerche di nuove fonti e giacimenti di gas o simili sul suolo e nelle acque italiane. Moratoria per 18 mesi in attesa di un piano generale… E’ ormai una modalità di governo quella del buttare la palla in tribuna: non si vuole fare, non si ha la forza per non fare e neanche quella per fare e allora si blocca e poi si vede. E’ una modalità di governo indotta dalle forze uguali e contrarie di Lega e M5S, ma è soprattutto una modalità di governo che soddisfa le varie anime e istanze dentro M5S dove scegliere/decidere è comunque deludere parte dell’elettorato.

Lo stop però ha ovviamente un costo, ovviamente per nulla pubblicizzato e comunicato. Il costo sono i caschi gialli. Già, i lavoratori del settore che a febbraio andranno in piazza, si sono auto battezzati caschi gialli e che insieme ai loro sindacati e aziende fanno sapere che così si azzoppa un settore industriale e si butta qualcuno di loro, più d’uno, dal posto di lavoro al… reddito di cittadinanza?

Caschi gialli, affari loro dirà qualcuno. Lavoratori sì, ma lavoratori di una ingiusta causa: l’industria petrolifera e affini. Qualcuno dirà così in una sorta di muoia Sansone con tutti i Filistei…Ma il costo dello stop non finisce qui, con qualche azienda che arranca, qualcuna chiude e qualcuno finisce senza lavoro. Il costo comprende anche nuove tasse. Già perché bisognerà pagare almeno 470 milioni di indennizzi alle aziende che vengono bloccate dopo che avevano avuto autorizzazioni. La mano pubblica pagherà questi indennizzi aumentando le tasse alle stesse imprese. Dunque il cittadino, il contribuente non ci rimette un euro? Sbagliato: il tutto, l’aumento di tasse e costi ovviamente si trasferirà su tariffe e bollette.

Ma, costi quel che costi, vale l’idea di un mondo puro e depurato dal petrolio e i suoi fratelli. Un mondo? No Triv e No Gas e No Oil e ovviamente No Nuke. Ma solo a casa nostra. I cittadini italiani ovviamente continuano a consumare petrolio e gas e a chieder loro di ridurre i consumi e cambiare radicalmente abitudini di vita sarebbe plebiscito di No a termosifoni due ore al giorno e benzina mensile razionata. Ma non vogliamo gas o petrolio o altro simile vicino casa. Però vogliamo gas e petrolio e fratelli e  cugini.

Quindi che le trivelle lavorino, gli oleodotti passino, i pozzi gettino, i giacimenti si trovino e vengano sfruttati… ma più in là. Magari in Africa, lì sì. Sud America, Asia, Medio Oriente, pure Ucraina se capita o dove capita. Ma qui no. Una forma di neo colonialismo di popolo, vero Di Maio? Di Maio ha appena scoperto la parola neo colonialismo, questo concreto esempio di neocolonialismo lo vede distratto oppure se è di popolo neo colonialismo si può e si deve? E Di Battista quando va per il mondo a scrutar popoli oppressi o svantaggiati glielo racconta che da loro trivelle e pozzi sì, da noi no ed è questo il nuovo mondo più giusto e puro che pria?

E’ la stessa cultura, la stessa pratica di governo che da tempo in Italia (da Roma in giù) si adotta sui rifiuti urbani e che M5S governante ha perfezionato: no inceneritori, no rifiuti in impianti vicino casa. E quindi rifiuti spediti ad altri perché li brucino, ne facciano energia e profitto mentre i contribuenti pagano e gli abitanti di Roma e di tre quarti dell’Italia meridionale i rifiuti se li ritrovano spesso e volentieri in strada. Però… raccontare che una differenziata totale farà sparire i rifiuti. Falso, impossibile. Raccontare che si può qui e subito avere tutta l’energia che consumiamo senza oleodotti, rigasificatori, giacimenti, pozzi… Raccontare che il mondo, quello di casa nostra, sarà puro e gratis. E che quello degli altri puzzi pure di petrolio e gas: noi facciamo gli ecologisti con… le trivelle degli altri.