Olimpiadi e le donne, un lungo percorso di emancipazione e tenacia, la presa del potere nelle istituzioni sportive

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 25 Luglio 2021 8:30 | Ultimo aggiornamento: 25 Luglio 2021 8:45
Olimpiadi e le donne, un lungo percorso di emancipazione e tenacia, la presa del potere nelle istituzioni sportive

Olimpiadi e le donne, un lungo percorso di emancipazione e tenacia, la presa del potere nelle istituzioni sportive

Olimpiadi e donne. Parto da lontano ma faccio presto. Nel 1928 ai Giochi di Amsterdam l’Italia  – per la prima volta  – si è presentata ( anche ) con 15 donne.  Nella rappresentativa si distinsero le “piccole italiane della ginnastica Pavese“. Vinsero la medaglia d’argento. Nel gruppo c’era la Luigina Giavotti che all’epoca aveva 11 anni e 302 giorni. Il Mascellone esultò il necessario.

Oggi, 93 anni dopo, le donne sono una autentica forza. Sono il 48,4% della intera spedizione olimpica. Appena 12 in meno degli uomini. Un successo atteso da un secolo. La crescita è cominciata nel 1992 a Barcellona  e non si è più fermata.

Le chiamano “ Sorelle d’Italia “ e dietro non c’è la Meloni. Tranquilli. Dietro ci sono tante storie di emancipazione, di coraggio, di ammirevole tenacia. 

La prima italiana a conquistare un oro alle olimpiadi è stata la bolognese Trebisonda “Ondina” Valla ( 1916-2006 ) a Berlino nel 1936. Negli 80 ostacoli .

Il  Mascellone Buonanima disse –  gonfiando il petto come la sacca di una cornamusa – “questa Ondina è un esempio“. Stop. Niente di più. È una vecchia storia di ruggini tra emiliani e romagnoli. Poi alle donne è stato affidato anche il ruolo di portabandiera ( Sara Simeoni  nel 1984 a Los Angeles ). Tabù infranto.

Oggi in vetrina non ci sono solo le azzurre di Tokyo. Ci sono, ad esempio , le sciatrici come Marta Bassino, 25 anni,  piemontese di Cuneo. Quest’anno ha vinto la Coppa di  Gigante e il Mondiale di gigante parallelo. Senza dimenticare le protagoniste  dello sci alpino degli anni ‘90 come Deborah Compagnoni e Isolde Kostner. Deborah è la piu’ vittoriosa sciatrice italiana di ogni epoca. Ci ha insegnato a rialzarci dopo un grave infortunio. E lei di incidenti gravi  ne ha avuti tanti. Diceva: ‘ Il corpo non importa, ciò che conta è la mente “.

Olimpiadi e donne, trampolino per ruoli di potere

Di più. Oggi le donne dello sport aspirano a nuove vette. Ad avere più responsabilità. Draghi ha affidato a Valentina Vezzali le problematiche dello sport italiano drammaticamente acuite dal disastro pandemico. Di sicuro la regina del fioretto non difetta di conoscenza della materia.

Ad un ruolo direttivo ( e  che ruolo! ) aspira  pure Antonella Bellutti. Da ciclista ha vinto due ori olimpici sui velodromi di Atlanta e Sydney. E poi, non contenta, si è dedicata al bob . Mesi fa si è candidata alla presidenza del CONI. Voleva il posto di Malago’.  Respinta, con onore. Ma la bolzanina non molla.  Si ripresenterà.

Si vocifera che al ritorno da Tokyo a Federica Pellegrini, 33 anni,  quinta Olimpiade consecutiva – simbolo di  una continuità  che si fa resistenza –  verrà offerto un ruolo federale di primo piano. Sono cinque milioni gli italiani che praticano gli sport collegati alla FIN e cioè nuoto, fondo, sincro, tuffi, pallanuoto. Senza dimenticare il Nuoto per salvamento. In Italia ci sono 70mila assistenti bagnanti per 8mila chilometri di coste. Sono importanti per la nostra sicurezza. Come  ricordano in questo periodo  le cronache dai litorali.