Oriana Fallaci, vizietto di inventare. Cesare Lanza: fiction e giornalista stroncate

di Cesare Lanza
Pubblicato il 17 febbraio 2015 18:13 | Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2015 18:51
Oriana Fallaci, vizietto di inventare. Cesare Lanza: fiction e giornalista stroncate

Oriana Fallaci, nella interpretazione di Vittoria Puccini

ROMA – Cesare Lanza ha pubblicato questo articolo anche sul suo blog, col titolo: “Aneddoti sulla Fallaci”.

L’Oriana”, prima puntata domenica sera, 16 febbraio 2015, della fiction su Oriana Fallaci, è stata molto deludente. Non aspetto la seconda puntata per dire la mia opinione. Un’occasione sprecata! (Per vedere la prima puntata su Rai.tv clicca qui, per la seconda clicca qui).

Non mi riferisco al mediocre ascolto, 15.93% di share, strabattuto di oltre 7 punti da “L’isola dei famosi” su Canale5 (su Rai2 “Boss in incognito”, è arrivato all’8%, su Rai3 “Ulisse” ha superato il 6, come “Quinta colonna” su Rete4, per finire con “Piazzapulita”, su La7, al 4%). Il guaio è che la fiction su Oriana è davvero brutta. Per vari motivi: la scelta della protagonista, innanzitutto.

La Fallaci era, da giovane, una bellezza, ma atipica, una bellezza aspra, caratterizzata dalla personalità maschile e ribelle. Una statica bambolina come Vittoria Puccini è assolutamente lontana dall’immagine della famosa giornalista, non assicura la “presenza” di Oriana, né per l’estetica, né per il carattere imperioso. Poi, non c’è la minima tensione durante la narrazione, eppure gli episodi legati alla romanzesca carriera di Fallaci avrebbero offerto molti spunti.

Ancora: non c’è traccia del linguaggio quotidiano, nevrotico e rabbioso nella vita privata, aggressivo e insolente nelle interviste. Anzi: la sceneggiatura cede a mollezze grottesche, a frasi convenzionali, a banalità assurde. Peccato: poteva essere una scintillante narrazione di una giornalista italiana, l’unica famosa in tutto il mondo; poteva essere una storia appassionante, al di là del giornalismo. Invece, niente passione né emozioni, nessun coinvolgimento del pubblico.

La fiction era attesa con curiosità dai giornalisti che hanno conosciuto bene Oriana Fallaci. Basta qualche aneddoto per indicare quanto sia estranea la fiction, rispetto alla sua vera personalità. Un giorno un ottimo giornalista del Corriere della sera, Dario Fertilio, persona molto educata e amante del proprio lavoro, confida a un collega:”Che sogno! Sto partendo per Washington, passerò tre giorni con la Fallaci, per seguirla in un suo ciclo di conferenze…” Il collega era Francesco Cevasco, altrettanto educato, ma consapevole del caratteraccio della Fallaci, freddo, amante delle scommesse: “Saranno i tre giorni più brutti della tua vita. Scommettiamo? Se riconoscerai che i giorni saranno stati tremendi, mi porterai in regalo una camicia di Brooks Brothers. Sennò, ti offrirò un pranzo al Rigolo”. Fertilio, dicono di braccino corto, tornò con una bella camicia in un’elegante busta.

Il punto era che Oriana considerava tutti, o quasi, “bischeri”, come usava dire. Ci volle la pazienza di Ferruccio de Bortoli, la sua qualità diplomatica di incassatore, un viaggio apposito a New York per convincerla, dopo il disastro delle Torri Gemelle, a tornare a firmare per il Corriere della Sera.

Si diceva anche, ma questo è perdonabile e anche un vizietto di molti giornalisti, che la Fallaci esagerasse nelle sue interviste: appropriandosi di esperienze non vissute da lei e, spesso, con approcci spericolati e aggressivi verso gli intervistati. Nella fiction, niente di tutto questo.

Lei viaggiava per il mondo con Gianfranco Moroldo, un famoso e straordinario fotografo. Ci fu un reportage della Fallaci dal Vietnam, in cui lei descriveva le sensazioni provate lungo un rischiosissimo percorso, in elicottero, a volo basso. Dicono che sull’elicottero Oriana Fallaci neanche salì, fu Moroldo, sempre in prima linea, a vivere quei minuti drammatici.

A proposito di Moroldo, colgo l’occasione per raccontare un divertente aneddoto: era un gran bell’uomo, lo chiamavano il Moro, era un seduttore nato. Dicono che sedusse la moglie di un dittatore, durante uno dei suoi viaggi in Africa, dopo un rapido corteggiamento in una cena che si teneva in un parco. Al momento del dessert, il Moro e la fedifraga salirono al primo piano, su un terrazzino, e lì consumarono il loro capriccio: la moglie del dittatore si mise in una posizione da cui, durante il connubio, poteva osservare che il marito restasse tranquillo al suo posto… Finito l’amplesso (Gianfranco era bianco, lei di colore nero) qualcuno dice che la signora, soddisfatta, si complimentò, in francese, con il grande fotografo. Traduzione: “Tu hai un bel bastone al cioccolato!”.