L’Italia è in carreggiata ma…attenti agli elisir d’amore delle promesse elettorali

di Paolo Gentiloni
Pubblicato il 23 febbraio 2018 6:30 | Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2018 22:45
L'Italia è in carreggiata ma...attenti agli elisir d'amore delle promesse elettorali

L’Italia è tornata in carreggiata, dice Paolo Gentiloni. Ma, avverte, attenti agli elisir d’amore delle promesse elettorali. I loro effetti sul debito pubblico (il cui trend è riprodotto nel grafico qui sopra) potrebbero essere devastanti

Elaborato e condensato da interventi pubblici del Presidente del Consiglio.

La data del 4 marzo rappresenta una occasione di responsabilità e un’opportunità molto importanti: penso che la nostra coalizione sia l’unica possibilità di offrire un pilastro credibile a un governo credibile per il nostro Paese.

L’Italia si è rimessa in carreggiata, ma dobbiamo essere consapevoli che la percezione di questi risultati e successi è lontana da ciò che dovrebbe essere.

Ora non bisogna dilapidare i risultati raggiunti. Occorre affrontare le sfide che abbiamo davanti: guai a pensare che abbiamo risolto i problemi e risanato le ferite. Dobbiamo guardare in faccia il disagio che c’è nella nostra società, le ampie aree di disagio, come quelle dei giovani e degli anziani che non sono da sottovalutare.

Ai nostri concittadini dobbiamo dire di non guardare l’ultimo elisir d’amore che gli altri partiti portano sulla pubblica piazza, ma a guardare alla credibilità di cui noi siamo portatori.

Mi sento impegnato per una sinistra e un centrosinistra di governo, capace cioè di rispondere alla domanda di governo da parte dei cittadini.

Non credo a una sinistra che si rifugia negli slogan, come quella di 30 anni fa che non si poneva il problema del governo e dell’amministrazione dei cittadini.

Il Pd ai cittadini può assicurare affidabilità e serietà, ma non può limitarsi a vendere i risultati, ma deve progettare una speranza. Al centro di questa seconda fase andrà messa una crescita più inclusiva perché quella registrata negli ultimi anni per la prima volta non ha comportato una diminuzione delle diseguaglianze, che per una forza di sinistra sono inaccettabili.

Per questo occorre aprire una seconda stagione di riforme, perché se oltre a rivendicare ciò che abbiamo fatto non aggiungiamo una seconda fase di riforme, dilapidiamo tutto. E se dilapidiamo le riforme non è che si preoccupano i mercati, ma tradiamo quanti hanno beneficiato di queste riforme. L’orizzonte della nostra prossima stagione di riforme deve essere il lavoro e la crescita inclusiva.

Ringrazio Romano Prodi per le sue parole, con cui ha ‘battezzato’ il Pd come forza che persegue l’unità del centro sinistra. Ha fatto bene Prodi a dire ciò che ha detto e a sostenere il centrosinistra di Governo che, d’altra parte, lui ha inventato.

Ribadisco, non c’è e non ci sarà nessuna promessa mirabolante da parte nostra. È d’obbligo anzi una responsabilità scrupolosa sui conti pubblici. Credo che l’orizzonte debba essere definito nel proseguire nella strada della responsabilità scrupolosa. Non sono disponibile a mettere in forse i conti del nostro Paese e la credibilità del nostro Paese. Non sarebbe una cosa da Pd.

Noi abbiamo fatto un pezzo di strada e dobbiamo continuare su questa strada, abbiamo bisogno di una seconda fase di stagione di riforme. Il rischio di dilapidare i risultati raggiunti è micidiale, non un rischio per i mercati: se noi dilapidiamo i risultati, sarebbe un tradimento per le famiglie, i lavoratori, le imprese che in questi anni si sono rimboccati le maniche”.

Serve un grandissimo sforzo costante: i numeri sono importanti ma a condizione che siano le premesse per le cose che dobbiamo fare e non il risultato. Dobbiamo guardare in faccia il problema dell’esclusione sociale perché questa fase senza precedenti di crescita economica non ha ridotto le diseguaglianze. C’è una concentrazione di privilegi e ricchezza mai vista e un’esclusione di fasce sociali da una cittadinanza dignitosa e questo non lo possiamo considerare come una cosa che va nella direzione giusta.

Noi alla società aperta non rinunciamo e per questo dobbiamo lavorare contro le paure, per la sicurezza e la coesione sociale. Se ci ipnotizziamo con i dati macroeconomici e chiudiamo gli occhi di fronte alla realtà che ci circonda non rischiamo grandi manifestazioni di piazza e autunni caldi ma protezionismo, nazionalismo e cose che non possiamo accettare. Di fronte ai problemi del disagio, come per i dazi, puoi avere una soluzione autarchica singola o di gruppo che può essere una follia. Ma il fatto che sia una follia non ci vaccina dal rischio di trovarcela davanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

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