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Internet vuol dire libertà: ma fino a quando?

di Paolo Gentiloni
Pubblicato il 24 Gennaio 2011 21:55 | Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2011 21:55

Che cosa unisce la rivolta dei gelsomini in Tunisia alla marcia della vergogna in Belgio? Internet, naturalmente. Che si conferma più che mai straordinario motore libertà. E strumento di condivisione e partecipazione come ha sottolineato proprio oggi il Papa invitando a cogliere la positività dei social network, di cui pure ha indicato alcuni pericoli. Eppure, al di là delle apparenze, non mancano le incognite sul futuro della Rete.

Anzitutto sul piano politico. L’allarme viene da una certa marcia indietro fatta in queste settimane proprio da chi più di tutti aveva teorizzato il ruolo “liberatore” del web, l’Amministrazione democratica americana. L’impegnativo discorso di Hillary Clinton su Web e Libertà tenuto al Newseum di Washington, cui aveva fatto seguito il forte richiamo alla libertà di Internet in Cina, ha dovuto fare i conti con Wikileaks. E improvvisamente il paladino americano della libertà della Rete ha cambiato rotta. O almeno ha buttato molta acqua gelata sugli entusiasmi precedenti.

Forse ancora più allarmanti potrebbero essere le conseguenze dell’evoluzione tecnologica. Senza arrivare per forza alle conclusioni di Chris Anderson – direttore di Wired e autore del best seller La coda lunga -, che ha parlato di “fine di Internet”, è certo che gli ultimi sviluppi nel mondo delle tecnologie vanno guardati con attenzione.

Due cose stanno cambiando il quadro a grande velocità. Il successo di smartphone e tablet sta cambiando le modalità di accesso alla rete: non più soltanto da pc e rete fiissa, ma da diversi device in mobilità. E qui siamo di fronte a una novità dirompente ma in ultima analisi positiva.

A generare preoccupazioni è l’altro cambiamento che la nuova situazione porta con sé: il trionfo, iniziato in casa Apple e poi esteso ad altri operatori, del mondo delle applicazioni. Utilissimo per i consumatori e guardato con grande interesse dai fornitori di contenuti, questo fenomeno è il più rilevante di una serie di novità che potrebbero spingere dalla libera navigazione in rete a un uso di Internet limitato da applicazioni, motori di ricerca e altri “giardiini chiusi” e a pagamento.

Insomma, Internet vuol dire libertà,  dall’Africa alle Fiandre. Ma fino a quando?