Breve alla Camera, lungo al Senato

di Paolo Gentiloni
Pubblicato il 6 Aprile 2011 15:24 | Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2011 15:39

ROMA – Alla Camera noi dell’opposizione stiamo contrastando l’ennesima leggina ad personam, quella che accorciando i termini della prescrizione per chi non ha subìto condanne definitive, libererebbe Berlusconi da alcuni dei suoi processi. I banchi del Governo sono affollati da giorni (ma oltre alle leggine, i Ministri non hanno altro da fare?) e questo garantisce alla maggioranza un risicato margine: riusciremo a ritardare, ma forse non a impedire il varo della “prescrizione breve” che rimette in libertà anche imputati accusati di reati molto gravi. Al Senato, nelle stesse ore, il capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia rilancia, con due emendamenti, il “processo lungo”.

Si legalizzano le più smaccate tattiche dilatorie, dal divieto di usare le sentenze definitive come prova dei fatti da esse accertati, al divieto ai giudici di sindacare le liste di testimoni proposte dalla difesa, anche quando si tratti di liste interminabili e magari inutili. Insomma, alla Camera si accorcia la prescrizione e al Senato si allunga la durata dei processi. Tutto si fa purché serva all’impunità del Premier. La coincidenza merita di essere segnalata perché testimonia di un cambio di strategia in atto da alcune settimane.

Il Pdl ha abbandonato ogni ipocrisia. Non si affanna più di tanto a sostenere il valore generale e astratto delle proprie proposte in materia di Giustizia. Anzi, si moltiplicano tra parlamentari e opinionisti di destra le voci che rivendicano le finalità ad personam delle varie leggine: Berlusconi è vittima di una persecuzione giudiziaria, recita la tesi, e quindi fa bene a usare la propria maggioranza parlamentare per cambiare le regole dei processi che lo vedono imputato. A la guerre comme à la guerre. Meglio così, verrebbe da dire. Un po’ di chiarezza in fondo non guasta. Ma forse non c’è ragione di rallegrarsi. Va bene la chiarezza dello scontro politico, ma non a scapito delle istituzioni. Berlusconi è sempre stato al limite dell’aperta delegittimazione delle regole costituzionali, ora sembra aver varcato anche quel confine.