Papa Francesco, gli hanno fatto dire: “Non bisognava salvare banche”. Sai che affare…

Pubblicato il 19 Giugno 2015 13:16 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2015 19:51
Papa Francesco (foto Ansa)

Papa Francesco (foto Ansa)

Benedetto Francesco, eppur dovevi saperlo. Benedetto Francesco, benedetto come si dice rivolgendosi ad una cara persona che è stata un po’ disattenta. Francesco come nome del Papa più coraggioso che da tempo abiti in vaticano, anzi lui abita a Santa Marta, che Vaticano è ma proprio proprio Vaticano non è… Benedetto Francesco, non lo sapevi tu che vieni dall’altra parte del mondo eppur questo mondo lo conosci eccome se lo conosci? Non lo sapevi che la stampa e la televisione, almeno in Italia, ti avrebbero fatto dire quel che non hai detto? Avresti dovuto saperlo… Certo, hai fatto il tuo, hai detto quel che è giusto e razionale e documentabile. Però ti hanno fatto dire una castroneria e ogni titolo con cui sei stato insieme annunciato e riassunto contiene ed esalta appunto la castroneria.

Ti hanno fatto dire che non bisogna salvare le banche, che salvare le banche ha affamato i popoli. Benedetto Francesco, non hai detto questo. Hai detto, bastava leggere qualche riga, mica tutte le 192 pagine della tua enciclica, per leggere appunto quel che hai davvero detto. Hai detto che le banche sono state salvate anche con i soldi dei contribuenti, anche con i sacrifici dei popoli e che a fronte di questo sforzo e prezzo non è poi arrivata una sostanziale e radicale modifica del sistema della finanza internazionale e del capitalismo finanziario. Hai detto quel che è vero: nonostante il prezzo pagato, dai governi e dai governati, può tornare a succedere. Può arrivare altra crisi finanziaria e quindi produttiva e quindi sociale perché il lupo del capitalismo finanziario ha perso il pelo ma non il vizio.

Giusto, evidente, perfino ovvio. E invece ti hanno fatto dire che non bisognava salvare le banche con i soldi dei contribuenti. E con i soldi di chi allora le banche andavano salvate? Oppure bisognava lasciarle fallire, farle chiudere? Sai che affare…decine di milioni di persone in tutto il pianeta, anzi centinaia di milioni di persone con i risparmi azzerati. Banche fallite e subito dopo, un attimo dopo, aziende fallite. E gente per strada a cercare l’ultima banca che fornisce banconote. E gente giù dai balconi, che dai balconi si butta. E bloccati, evaporati tutti i pagamenti: quelli tra privati e quelli tra mano pubblica e privati. Bloccati stipendi, pensioni. Panico, rabbia, scontri, tumulti. Far fallire le banche e avere una riedizione del 1929, del dramma planetaria della crisi del 1929 moltiplicata in quantità.

Benedetto Francesco, questo ti hanno fatto dire. Ti hanno fatto parlare come uno che non si rende conto che se negli Usa non avessero deciso di salvare le banche oggi gli Usa sarebbero percorsi, segnati, sfregiati da miseria, miseria reale. I governi, certo con i soldi dei contribuenti, hanno tra il 2008 e oggi trasformato l’enormità dei debiti e crediti inesigibili in debiti e crediti pubblici con pubblico intervento. Gli Stati hanno salvato le banche salvando se stessi e salvando anche la pace sociale dei popoli. Benedetto Francesco, ti hanno fatto parlare come uno che apre la bocca a casaccio in in talk-show, come un ospite de La Gabbia. Non hanno avuto rispetto, rispetto per se stessi. L’avessero avuto rispetto per se stessi non avrebbero equiparato una enciclica a uno “scazzo” in prima serata.

Benedetto Francesco, hai detto che il capitalismo finanziario che totalmente fa divorziare finanza da economia materiale, che fa della speculazione l’unico prodotto, che fa viaggiare sul pianeta una massa di titoli di credito otto volte superiore a quanto il pianeta materialmente produce è una bomba sempre innescata e che nessuno ha provveduto davvero a disinnescarla. Ti hanno fatto dire che andavano fatte fallire le banche e magari abolire la finanza? Benedetto Francesco, perdona l’ardire ma la prossima volta tieni conto del fatto che chi immette nel circuito dell’informazione la tua enciclica parla, scrive, titola e soprattutto pensa solo e soltanto con le parole e concetti di un tweet in prima o seconda serata.