Partiti politici come smartphone: rapida obsolescenza, dietro M5s incalza…Potere al Popolo

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 8 marzo 2018 6:25 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2018 22:48
Partiti politici come smartphone: rapida obsolescenza, dietro M5s incalza...Potere al Popolo. Nella foto Viola Carofalo, napoletana e leader di Potere al Popolo

Partiti politici come smartphone: rapida obsolescenza, dietro M5s incalza…Potere al Popolo. Nella foto Viola Carofalo, napoletana e leader di Potere al Popolo

ROMA – Nella notte delle elezioni, mentre i dati scorrevano, in alcuni casi come fossero champagne ed in altri
allo stesso modo del sangue nell’arena del Colosseo, la leader di Potere al Popolo, Viola Carofalo, al microfono di una trasmissione televisiva dichiarava: “… è il turno del M5s. La prossima volta è il turno nostro…”.
Vedremo se sarà il turno del M5s e se “la prossima volta” l’elettore caricherà di questa responsabilità Potere al Popolo; non è su questi due punti che le parole della Carofalo offrono un interessante spunto di riflessione.
La frase detta sottintende una verità, figlia di un nuovo paradigma politico, con la quale chi ambisce a
governare un Paese non può non misurarsi: le leadership si susseguono una dopo l’altra ed iniziano a consumarsi nel momento in cui si determinano, non solo nel contesto politico di riferimento ma anche e soprattutto nel corpo elettorale che le legittima con il voto.
Se nella seconda repubblica la《data di scadenza》offriva più garanzie ed un maggiore spazio temporale di manovra, oggi, il tritacarne nel quale entrano i vincitori di una tornata elettorale non conosce pietà.
Potremmo paragonare questa condizione con quella di uno smartphone appena presentato al consumatore come il migliore di tutti i tempi ma che dopo un anno, e forse anche meno, verrà sostituito da un altro almeno in apparenza più performante ed innovativo.
L’uomo politico oggi deve sottostare a queste dinamiche, dentro le quali lo scorrere del tempo gioca un ruolo fondamentale.
Lo sapeva benissimo Renzi che bisognava correre, perché qualsiasi rallentamento avrebbe eroso la sua guida, ed effettivamente la velocità non gli è mancata: semmai il vero problema per lui è stato quello della proposta politica che ha generato e sulla quale la cronaca di queste ultime ore sentenzia l’inesorabile e triste tramonto.
Anche la natura del consenso elettorale che ha messo le carte migliori nelle mani di Di Maio e Salvini sta in questo ragionamento, e soprattutto per il M5s, affermatosi omogeneamente in tutto il paese ed in modo impressionante nel Sud, il conto alla rovescia è già cominciato. Si, perché il consenso arrivato, in quantità e traboccante di aspettative, non è disponibile, oltre il dovuto, a giustificare rallentamenti, tentennamenti, indecisioni ed insuccessi. È questa la misura dell’elettorato post ideologico, e giocherà un ruolo importantissimo già in questo inizio di legislatura.
L’agenda politica dei prossimi giorni propone l’elezione del Presidente di Camera e Senato. Le diplomazie sono al lavoro, e quindi vedremo come si dispiegherà l’iniziativa dei vari schieramenti. I due leader vincitori si sono presentati entrambi nelle rispettive conferenze stampa in《doppiopetto》e non poteva essere altrimenti, ma solo chi riuscirà ad imporre i propri tempi e temi al confronto politico riuscirà ad ottenere il risultato massimo, che non vuol dire obbligatoriamente andare al Governo a questo giro.
In termini di consenso emergerà solo chi dimostrerà velocità, capacità di mantenere in poco tempo le promesse fatte, e soprattutto prospettiva, cioè quello che Renzi non ha saputo fare.
Se ad esempio il M5s si farà impantanare in un dibattito estenuante ed incomprensibile ai più, inizieranno a disperdere subito il loro 32% ancor prima di salire, eventualmente, a Palazzo Chigi.
Nemmeno Salvini può sentirsi al sicuro e forse rischia di più dei pentastellati perché si muove, almeno finché ne farà parte, all’interno di una coalizione dove le frizioni e contraddizioni non mancano.
“Presto e bene non vanno insieme” recita la saggezza popolare, ma nella politica di oggi la sfida è un’altra: presto e bene devono andare insieme.
Sotto a chi tocca quindi, e non siate dolenti se arriverà l’insuccesso, perché alle vostre spalle c’è già chi si sta organizzando, e con loro l’elettore post ideologico, a braccia aperte, pronto a votarlo. Tic, tac, tic, tac, tic, tac …