Partito Pil chi ha votato? La maggioranza dell’osso di gomma

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 dicembre 2018 11:32 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2018 11:32
Partito del Pil chi ha votato? La maggioranza dell'osso di gomma

Partito Pil chi ha votato? La maggioranza dell’osso di gomma (nella foto Ansa, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia)

ROMA – Partito Pil, partito del Pil. Così è stato felicemente battezzato un umore, un sentire, un parlarsi. Imprenditori, artigiani, commercianti, categorie professionali…O almeno i loro rappresentanti, le loro organizzazioni. Si muovono e si mobilitano. Si incontrano, manifestano al chiuso di teatri ma anche in qualche composta piazza. Dicono in buona sostanza che il governo che c’è sta bloccando i cantieri, l’economia, il lavoro, la produzione di reddito e ricchezza.

Dicono che il governo che c’è toglie i soldi all’innovazione tecnologica, che il governo che c’è l’innovazione tecnologica non la finanzia più perché…la finanziava il governo di prima. Dicono che alle strette il governo che c’è le tasse non le abbassa perché spende tutti i soldi che ha, e anche quelli che non ha, per mandare la gente in pensione e per pagare alla gente l’assegno da reddito di cittadinanza.

Dicono che il governo che c’è non sa quel che dice quando calcola che per uno che va in pensione un altro, se non di più, viene assunto al suo posto. Dicono che questa è ignoranza pura e grossa di come funziona davvero la creazione di posti di lavoro e di come e perché si assume davvero.

Dicono che è una balla che il reddito di cittadinanza formerà davvero lavoratori qualificati e che, anche in qualche caso fosse, nel frattempo l’economia italiana magari sarà entrata in recessione causa inaffidabilità finanziaria indotta dal governo che c’è.

Dicono che ideologia, anzi religione della anti modernità, blocca non solo la Tav ma ogni cantiere di infrastrutture pubbliche. A meno che non siano nane.

Dicono che il portafoglio dei risparmiatori italiani finora ci ha rimesso eccome con il governo che c’è, dicono che il governo che c’è, prima ancora di cominciare a distribuire miliardi agli italiani come da Contratto appunto di governo, di miliardi degli italiani ne ha bruciati.

Dicono e portano prove, fatti. Salvini li accusa di intesa con il nemico e intima di non disturbare il manovratore, cioè lui stesso. Ma la domanda non è quanto Salvini sia burbero, la domanda è il Partito del Pil per chi ha votato?

Tutti concordi nel dire che ha votato in prevalenza Lega, un po’ Forza Italia, un po’ meno un po’ Pd e neanche tanto poco M5S. Era marzo. Ed ora il Partito del Pil, individuo per individuo, cosa voterebbe? Se i sondaggi non mentono alla grande, voterebbe più o meno come a marzo.

Si osserva in questo momento una singolare configurazione pubblico-privata dei comportamenti. Gli italiani come percettori di reddito, insomma quando incassano retribuzioni e guadagni, non si fidano. Rallentano i consumi. E lo stesso fanno come risparmiatori, non comprano titoli di Stato neanche se rendono i 3 per cento. E lo stesso fanno come imprenditori, non si fidano: rallentano gli investimenti. E lo stesso fanno quando interpellati come pubblica opinione sulla cosa pubblica: non vogliono rotture con la Ue, tanto meno l’addio all’euro.

Però quando gli italiani diventano elettori, reali o potenziali, confermano il 60 per cento circa al governo della cui politica economica non si fidano, anzi diffidano.

Come accade? Per un meccanismo molto semplice e ben radicato nella pubblica opinione italiana, ancora prima che arrivassero i Di Maio e i Salvini, il meccanismo dello: io speriamo che me la cavo, anzi io me la cavo, gli altri non credo. Accade così che la stessa gente che non crede proprio l’Italia di Salvini e Di Maio sia all’alba di un boom economico, ani ne teme i possibili guai, sia la gente che contemporaneamente e però dice: io la pensione me la prendo, il reddito di cittadinanza me lo vado a prendere…

Io speriamo che me la cavo anche se la barca fa acqua e magari affonda pure, Aggiungi un popolare: quelli di prima no. E aggiungi una terza componente, quella di quelli dell’osso di gomma.

Come non era mai successo, se qualcuno critica o semplicemente dà notizie dei fatti che non piacciono a Salvini e Di Maio, subito scatta la vigilanza social dei vigilantes del web. Gruppi compatti e insonni di guardiani auto nominatosi pretoriani (soprattutto di M5S) minacciano, intimano, condannano, invocano morte sociale e non solo sociale. Per avere un’idea vedere cosa è accaduto a Le Iene dopo servizi su azienda famiglia Di Maio. Non sono eccessi isolati, sono la misura esatta di un comportamento pubblico.

Quello che chiameremo dell’osso di gomma. Buona parte della pubblica opinione ringhia e mostra i denti a chi mette in dubbio l’arrivo dell’osso promesso dal governo Di Maio-Salvini. Di Maio ha detto più volte: “I soldi ci sono, andiamoli a prendere”. E la gente aspetta che sfondata la dispensa della Casta (ricordate il balcone festante dell’abbiamo sfondato il 2,4 per cento?) arrivi l’osso con la ciccia lanciato dal medesimo balcone. Chi ne dubita mette in pericolo il lancio dell’osso e quindi è un nemico del popolo. La reazione è quindi quella del cane quando gli si sottrae l’osso. Ringhia e può mordere per davvero.

E, novità, a nulla vale mostrare che l’osso, se arriva, arriva di gomma. Che non c’è dentro midollo né carne intorno. Al favore popolare qui e oggi l’osso di gomma basta. Perché è condito e insaporito con l’aroma irresistibile dell’ideologia. E, caro partito del Pil, nella storia mai nessun Partito del Pil ha fermato la piena dell’ideologia. Ecco perché, nel suo piccolo, non succede neanche qui e ora in Italia.