Patrimoniale in arrivo? Manovra morta, Lega e M5s si trastullano col contratto e ora…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 21 ottobre 2018 6:03 | Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2018 20:44
Manovra già morta in partenza. Lega e M5s si trastullano col contratto e ora...

Patrimoniale in arrivo? Manovra morta, Lega e M5s si trastullano col contratto e ora… (nella foto Ansa, il Contratto di governo)

ROMA – Patrimoniale in arrivo? Può essere l’inevitabile conclusione della follia patetica che sta dentro la maggioranza gialloverde. Dopo l’incredibile spettacolo offerto sul condono fiscale, adesso c’è un grande richiamo al famoso “contratto”, la Bibbia del governo.

Nessuno sembra rendersi conto che i guai di questo governo nascono tutti da quanto contenuto in quelle paginette. Cose irrealizzabili o senza senso alcuno. Nel frattempo, mentre i gialloverdi si masturbano con la lettura e rilettura del loro contratto fondante, sono accadute un po’ di cose:

1 – Moody’s ha rivisto al ribasso il rating dell’Italia: ormai siamo a un solo scatto dalla qualifica di spazzatura. Ancora una dichiarazione di questo tipo e nessuno potrà comprare i bond italiani. Anzi, dovranno venderli.

2 – I grandi fondi di investimento internazionali sono già in fuga. Invece di perdere tempo a ascoltare le liti Salvini-Di Maio se ne sono andati alla ricerca di investimenti più sicuri.

3 – La manovra, figlia del contratto, non cambierà e quindi la Commissione lunedì boccerà l’Italia: hic sunt leones.

4 – Negli ambienti governativi si continua a vaneggiare di una crescita 2019 del 3 per cento, o oltre, ma nessuno vi crede. Anzi, l’ultima proiezione di Oxford economics assegna all’Italia 2019 una crescita di appena lo 0,9 per cento. Questo dato, unito allo spread in salita, fa a pezzi manovra e contratto: tutta roba che può essere buttata, sogni del passato, piccoli deliri.

5 – Non escluso l’arrivo di nuove imposte, magari una bella patrimoniale, di cui si comincia di nuovo a parlare, per tenere insieme i conti. Mai visto un flop così gigantesco. Forse la manovra verrà bocciata dalla stessa maggioranza in parlamento.

In qualunque paese appena normale, dopo le figuracce di questi giorni (decreto fiscale, isolamento totale in Europa, downgrade Moody’s), il governo sarebbe andato a casa o sarebbe stato almeno profondamente rimaneggiato. Invece qui non è successo niente. Di Maio festeggia insieme al suo popolo e Salvini va al derby delle squadre del cuore. Domani saranno ancora lì. E anche lunedì, per sentirsi dire dall’Unione europea che sono poco seri. Se ne fregheranno, come se ne fregheranno se lo spread salirà.

Hanno i voti, e quindi non intendono andarsene, qualunque cosa accada. Qualunque burrasca possa accadere o scatenarsi sulle loro teste.

La loro assoluta tranquillità ha una spiegazione molto semplice: sono talmente sconsiderati e cinici che sono pronti a infilare le mani nei portafogli degli italiani. Con la solita spiegazione: i poteri forti sono contro di noi, dobbiamo assolutamente resistere ai poteri forti. È come essere in guerra.

Naturalmente, non è vero niente.  Non ci sono poteri forti che cospirino contro l’Italia. Non c’è nessuna guerra. C’è solo un paese carico di guai e di debiti finito nelle mani di una banda di dilettanti, che insiste su un deficit triplo rispetto a quanto promesso all’Europa e che non sarà sanato da alcuna crescita aggiuntiva.

Questa, cioè, è una banda di pokeristi che si sta giocando la casa di famiglia sapendo di avere in mano solo una coppia di due. Su tutte le piazze e tutti i talk-show si vantano di combattere la povertà, evitando di aggiungere che lo stanno facendo con i soldi degli altri (inglesi, francesi, americani, giapponesi), cioè con i soldi dell’odiata finanza internazionale.

Mentre questo abominevole spettacolo va in scena, a Firenze alla Leopolda siamo alle ultime battute dell’edizione numero nove. Discorsi saggi e corretti, tanta partecipazione, un Renzi strepitoso al solito.

Con però un assillo di fondo: in questo paese, ammesso che esista un simile popolo, il popolo europeista, moderato, ragionevole, sensato, rimane privo di rappresentanza politica. Il Pd è perso nella sua autoanalisi, che forse durerà millenni. Berlusconi prova a tenere sotto controllo (almeno per quanto riguarda i suoi affari) Salvini, ormai perso in un delirio razzista e di onnipotenza.

Insomma, tutto va bene, siamo tutti bravi e intelligenti, alcuni persino veri radical chic, ma in realtà qui si sta andando a gambe all’aria e nemmeno i nostri depositi in banca sono più al sicuro (i risparmi investiti in Bot sono già stati falcidiati, come pure gli investimenti azionari).

Le barriere difensive sono ormai ridotte a poco: Mattarella (con gli scarsi poteri che ha), l’Europa e i mercati.

La politica vera, di sinistra o di centro, democratica, risulta latitante.

In più c’è lo spettacolo indecente della grande stampa che solo oggi si accorge che abbiamo a che fare con dei populisti irresponsabili. E che ancora sta a questionare su cosa abbia o non abbia fatto Renzi, l’unico in questa Italia disfatta che si è dimesso due volte e che si è fatto un po’ da parte.

Insomma, sul palcoscenico ballano nani e ballerine, in platea pure.