Patrimoniale per continuare a sperperare impunemente? È giustizia sociale

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 23 aprile 2018 11:59 | Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2018 11:59
Giuseppe Turani: Patrimoniale per continuare a sperperare impunemente? È giustizia sociale

Patrimoniale per continuare a sperperare impunemente? È giustizia sociale (nella foto, Giuseppe Turani)

ROMA – Imposta patrimoniale o nuove spese? si chiede Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business. Le istituzioni internazionali sono preoccupate per il nostro debito. I nostri politici pensano a come spendere altri soldi. Fondo monetario e Ocse consigliano all’Italia un’imposta patrimoniale per sistemare un po’ il nostro gigantesco debito pubblico: i nostri politici, invece, non riescono nemmeno a fare un governo e al posto di riforme discutono (anche se in termini molto vaghi) di altre spese pubbliche fino a spingersi a sognare una nuova Cassa del Mezzogiorno e un nuovo Iri.

I più pessimisti temono una somma delle due ipotesi: ci metteranno la patrimoniale per continuare a sperperare impunemente. È quella che chiamano giustizia sociale.

La sensazione è di vivere in due mondi paralleli. Intanto continuano a uscire dati dai quali si rileva, come avrebbe dovuto essere chiaro a tutti, che in Europa non siamo proprio dei fuoriclasse. Come crescita siamo ultimi, superati persino da Grecia e Portogallo, per non parlare della Spagna.

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Ma siamo ultimi anche nella popolazione attiva: anzi siamo l’unico paese dell’Unione europea dove la popolazione attiva è inferiore al 65 per cento del totale della popolazione (in Germania sono sopra l’80 per cento). Da noi, cioè, c’è probabilmente la più alta quota di “scoraggiati”, di gente in età di lavoro, ma che non cerca un impiego o perché non crede di poterlo trovare o perché non gli interessa proprio.

Se a questo si aggiunge che in compenso abbiamo il più alto debito pubblico dell’Unione (e il terzo nel mondo) e una pressione fiscale effettiva che sta ai primi posti nella classifica mondiale, il quadro della realtà italiana appare molto diverso da come lo sognano i nostri politici.

Qui, verrebbe da dire, è tutto da rifare. Nel senso che prima ancora di pensare a come distribuire le poche risorse disponibili, bisognerebbe pensare a come farle crescere. Che è poi quello che ci chiedono tutte le istituzioni internazionali. Riforme, riforme e ancora riforme che lascino libero il sistema di svilupparsi e di creare ricchezza e lavoro.

Ma da quasi cinquanta giorni dalle elezioni di tutto si parla (vado io, no tu no, io nemmeno) meno che di come avere più crescita. Per ora, siamo in fondo al convoglio europeo e lì restiamo.