Pd, cioè Caino e Abele. Lotta mortale feroce, ipocrita e con poca dignità

Pubblicato il 5 agosto 2015 15:28 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2015 15:31
Pd, cioè Caino e Abele. Lotta mortale feroce, ipocrita e con poca dignità

Caino e Abele nella rappresentazione di Pinturicchio

Pd, partito democratico, di Pd ce ne sono due. Due in uno. Fratelli come Caino e Abele, simbiotici come Alien e l’astronauta, reciprocamente amorevoli come la mantide religiosa con il suo maschio. I due Pd conducono una lotta mortale l’un contro l’altro. Una lotta il cui obiettivo è l’annientamento dell’altro. Una lotta feroce e questo è comprensibile, in politica e nella storia degli umani ci sta. Ma anche una lotta ipocrita e con scarsa dignità. E questo i due Pd potevano, dovevano risparmiarlo a se stessi e a tutti noi.

Da mesi i parlamentari del Pd di Bersani, D’Alema, Cuperlo, D’Attorre e non pochi altri votano sempre contro le leggi del governo guidato da Matteo Renzi. Le leggi che il Pd di Renzi porta e approva in Parlamento l’altro Pd regolarmente le boccoa o prova a farlo. Comunque vota contro, vota in dissenso, in dissenso permanente. Sulle piccole cose come può essere un metter mano al canone Rai, sui candidati al cd della Rai o sulle grandi cose come la riforma del Senato e delle Regioni. Per il Pd di Bersani e compagni le riforme di Renzi e soci sono anticamera dell’autoritarismo istituzionale, insomma appena un gradino sotto il regime. Per il Pd di Bersani le tasse che abbassa Renzi, se le abbassa Renzi, non sono da abbassare. Per il Pd di Bersani sbagliata e “liberista”, cioè il peggio, è la politica economica di Renzi e del suo Pd.

Simmetricamente il Pd di Renzi imputa a Pd di Bersani di esistere, di avere una sola ragione sociale di esistenza: abbattere Renzi e il suo governo. Il Pd di Bersani sogna uno Tsipras italiano, magari meno avventato e avventuroso di quello greco, ma l’orizzonte è quello. D’altra parte Fassina che stava nel Pd di Bersani anzi ne era il responsabile economia prima di uscirne cercando Tsipras, non va ora dicendo che “euro va superato”? Il Pd di Renzi cerca voti e alleanze sociali ovunque tra il lavoro salariato e quello autonomo, nelle professioni e nelle imprese. Il Pd di Bersani vuole tenersi stretto alla rappresentanza sociale e politica del pubblico impiego. il Pd di Renzi, se mai abbasserà le tasse, abbasserà anche la spesa. Per il Pd di Bersani abbassare le tasse è sospetto, abbassare la spesa è bestemmia.

Non hanno nulla in comune i due Pd, sono agli antipodi come cultura, strategia, visione economica e sociale. Sono due partiti diversi e lontani tra loro ed entrambi ovviamente legittimi. Ma allora perché sono uno, un partito invece di due? Fatti loro, se non fossero fatti nostri. Il partito di Bersani sta lì, sta dentro per impedire per quanto può a Renzi di governare e per riprendersi la “Ditta” quando Renzi usurpatore verrà scacciato a suon di sconfitta governativa ed elettorale. Sulle macerie di Renzi il Pd di Bersani sogna di ridiventare tutto il Pd al prossimo Congresso. Nel frattempo boicotta, ostacola, talvolta sabota.

Situazione che danneggia l’intera comunità nazionale. O, e sembra improbabile, il Pd di Bersani e quello di Renzi trovano un’intesa vera e salda fino a fine legislatura. O si mettono d’accordo sul cosa fare e si aiutano a farlo e s’intendono sul cosa non fare e non ne parlano più…e allora il governo bene o male fa quel che sa e può. Oppure sarebbe dignitoso e utile, perfino civile, la separazione, la scissione. L’addio franco e tosto al posto del boicottaggio e contro boicottaggio. Quando ci si considera reciprocamente una sciagura e una calamità, quando si percepisce come valore e nobile causa fermare la mano e l’intento dell’altro è infinitamente ipocrita raccontarla come fosse questione di “confronto, dibattito e democrazia interna”. E c’è poca, molto poca dignità, nel disprezzarsi reciprocamente e restare acquattati nello stesso partito puntando solo e soltanto su un infarto politico del governo, del segretario, del leader, del nemico, dell’usurpatore, del gufo.