Pensioni. Attacco in Senato contro la Costituzione da parlamentari ignoranti

di Pierluigi Roesler Franz *
Pubblicato il 16 Novembre 2013 17:28 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2013 17:28
Pensioni. Attacco in Senato contro la Costituzione da parlamentari ignoranti

Pierluigi Roesler Franz: Attacco in Senato alle pensioni contro la Costituzione da parlamentari ignoranti

Pensioni: è allarme rosso per il possibile nuovo pesante taglio in vista, con contestuale blocco della perequazione.

L’Aula di palazzo Madama, sede del Senato, inizierà lunedì l’esame del disegno di legge sulla stabilità per il 2014 predisposto dal governo Letta.

In materia pensionistica ci si trova, però, di fronte ad un delirio di proposte ed emendamenti in cui il qualunquismo e il pressappochismo la fanno da padrone con lo scopo solo di catturare voti in vista di future elezioni.

Una sorta di tiro al bersaglio da parte dei senatori di tutti i gruppi politici che hanno fatto a gara per chi l’ha sparata più grossa con l’unico obiettivo di colpire e addirittura anche con effetto retroattivo i vitalizi di maggiore importo, impropriamente ritenuti “d’oro” anche a fronte di versamenti di contributi previdenziali per oltre 40 anni, e di bloccare per altri anni la rivalutazione ISTAT delle pensioni.

C’è, però, da chiedersi quanti di questi illustri parlamentari proponenti conoscono davvero la Costituzione della Repubblica e in particolare gli articoli 2, 3, 23, 36, 38 e 53, e le sentenze emesse in materia dalla Corte Costituzionale (da ultimo la n. 116 di quest’anno) e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo perché c’è da restare davvero trasecolati di fronte a tanta ignoranza.

Se il Senato dovesse approvare alcuni di questi bizzarri emendamenti – per ora ritenuti ammissibili in Commissione – la quasi totalità delle pensioni di una certa consistenza non solo non verrebbe rivalutata neppure nel 2014 dopo il blocco biennale imposto dal governo Monti, ma addirittura potrebbe subire un nuovo pesante taglio per finanziare gli esodati, nonostante la Corte costituzionale con sentenza n. 116 di quest’anno 2013 abbia già bocciato proprio la decurtazione dei vitalizi superiori ai 90 mila euro decisa del governo Berlusconi nell’estate 2011 e poi confermata dal governo Monti.

È giunta quindi l’ora che i pensionati si sveglino finalmente e facciano sentire alta la loro voce a Governo e Parlamento e la ferma protesta per simili nefandezze che non si addicono di certo ad un Paese definito la “patria del diritto” e dove, invece, si continua testardamente ad ignorare che “tutti – e non solo i pensionati – sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.

* Presidente del Gruppo Romano Giornalisti Pensionati

 Si allegano tutti gli emendamenti in materia pensionistica ritenuti ammissibili in commissione al Senato all’art. 12 del disegno di legge di Stabilità per il 2014 (A.S. 1120) presentato dal Governo Letta.

 

dal sito del Senato questi link: atto; testi.

Dalla Costituzione della Repubblica italiana:

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 23.

Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 38.

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.

L’assistenza privata è libera.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.