Pensioni flessibili, qualcuno ha capito male: costano, non fanno risparmiare

Pubblicato il 10 agosto 2015 15:44 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 15:51
Pensioni flessibili, qualcuno ha capito male: costano, non fanno risparmiare

Pensioni flessibili, qualcuno ha capito male: costano, non fanno risparmiare (foto Ansa)

ROMA – Sì, l’impressione è proprio quella: qualcuno ha capito male e quel qualcuno è La Repubblica. Titola il quotidiano in prima pagina: “Risparmio dal ritiro anticipato dei lavoratori”. Come risparmio? Risparmio se si va in pensione prima e si percepisce la pensione per più annidi quanti oggi ne consente la legge Fornero? Magari fosse possibile, sarebbero tutti felici e contenti: i lavoratori felici di andar prima in pensione, governo e bilanci pubblico contenti del risparmio di spesa pubblica. Purtroppo però è proprio tutto il contrario: i requisiti di età per andare in pensione sono stati innalzati (e a gennaio 2016 cresceranno ancora di quattro mesi fino a 66 anni e sette mesi) proprio per spendere di meno in assegni pensionistici. Un risparmio, questo sì’ risparmio, di decine di miliardi di euro. Riabbassare l’età del pensionamento, rendere flessibile l’età del pensionamento costa, non fa risparmiare.

Lo sanno bene tutti coloro che ci stanno provando, non c’è praticamente una forza politica o un sindacato che non stia provando da tempo se c’è una strada, una praticabile scorciatoia dentro la Fornero per consentire di andare in pensione prima dei 66 anni (si è ipotizzato dai 62 in poi) senza far saltare il bilancio pubblico. I calcoli più prudenti abbozzati parlano di un aggravio di spesa di tre miliardi annui, calcoli meno ottimistici arrivano a 8/10 miliardi di maggior spesa. Questo il costo per le casse pubbliche anche se il pensionato che in pensione andasse prima dei 66 anni dovesse percepire assegno inferiore a quello che intascherebbe lasciando il lavoro con il massimo requisito anagrafico.

Il principio della pensione flessibile è più o meno il seguente: la tua pensione è pari a cento. Se vai in pensione a 66 anni presumibilmente (aspettativa di vita) quel cento lo devi dividere per venti (anni). Fa cinque, la tua pensione è cinque l’anno. Se però in pensione ci vai a 62 anni, la pensione sempre cento è. Cento però da dividere per 24 (anni). Quindi la pensione annua è quattro virgola qualcosa. Ma anche così facendo la pensione flessibile costa perché almeno per i primi anni l’esborso pubblico è decisamente superiore al recupero che avviene sul tempo medio lungo (ad esempio il primo anni vanno in pensione 100mila a 62 anni e sono centomila pensioni da pagare, quattro virgola qualcosa moltiplicato centomila. Poi sui dieci, venti anni successiva il fatto che pensione sia quattro virgola qualcosa ti riporta in pari. Ma per i primi anni costa, eccome se costa.

Prova ne sia che costa che il governo sta cercando, finora invano, i soldi per fare qualcosa del genere. Ma La Repubblica scrive, niente meno: “Nella sostanza bisognerebbe vedere a quanto ammonterebbe il risparmio…l’alleggerimento dei conti…”. Beata frettolosità dello scrivere e soprattutto del titolare: ma quale risparmio e alleggerimento. Se rendendo flessibile l’età per andare in pensione si potesse risparmiare anche un solo euro Padoan avrebbe gà scritto il decreto della festa pubblica, il Parlamento lo avrebbe approvato a furor di popolo, la Camusso avrebbe dichiarato che voterà sempre Renzi, Salvini avrebbe rinunciato al referendum anti Fornero dicendo che il decreto è merito suo e tutto il mondo avrebbe gioito, stupendo , di fronte al nuovo miracolo italiano. E che miracolo: diminuire la spesa pubblica aumentando quella per le pensioni. Quegli sciocchi di Tsipras e della Merkel non ci avevano pensato. Si vede che non leggono i giornali, quelli dove c’è scritto, nero su bianco, “Risparmi dal ritiro anticipato dei lavoratori”.