Pensioni d’oro: Giovannini sogna e Dell’Aringa lo sveglia, ministro vs vice

di Franco Abruzzo
Pubblicato il 9 settembre 2013 7:31 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2013 10:08
Pensioni: Giovannini sogna e Dell'Aringa lo sveglia, a distanza ministro vs vice

Enrico Giovannini sogna di essere il Robin Hood delle pensioni

Questo articolo di Franco Abruzzo, per anni presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, ora consigliere dell’Ordine della Lombardia e dell’Associazione lombarda dei Giornalisti, è stato pubblicato su www.francoabuzzo.it, giornalisti per la Costituzione.

La difesa delle pensioni costruite solo con il lavoro (senza i favori statali della “legge Mosca”) dovrebbe essere una regola di qualsiasi Governo. Oggi invece il ministro del Lavoro Enrico Giovannini pensa di “rendere strutturale” il blocco delle perequazioni delle “pensioni d’oro e di quelle d’argento” (dai 50mila euro lordi annui in su).

Ma il suo sottosegretario Carlo dell’Aringa lo mette in guardia: “Anche questa soluzione presenta problemi, perché potrebbe incorrere nella bocciatura della Corte costituzionale”. Il blocco ha avuto finora 5 repliche. Troppe, perchè la Consulta, qualora la questione dovesse essere sollevata, non si pronunci con la sua storica coerenza.

Credo infatti che non si possano varare leggi che incidano retroattivamente sugli assegni d’oro e d’argento. I politici devono decidersi a sferrare una grande offensiva contro i patrimoni mafiosi e gli evasori, che non sono furbetti ma ladri. I soldi sono in questi due mondi illegali. L’Inps ha l’anagrafe di coloro che percepiscono assegni di invalidità e pensioni sociali, comparti nei quali si annidano truffe a gogò ai danni dello Stato. Vogliamo organizzare delle retate contro i percettori dei regali della partitocrazia e del voto di scambio?.

Il Sole 24 Ore ha riportato una lunga intervista al ministro del Lavoro Enrico Giovannini a firma Fabio Carducci e un articolo di Claudio Tucci su quello che bolle in pentola sulla previdenza e in particolare sulle pensioni d’oro e sulle pensioni d’argento, entrambe destinate, secondo il ministro, a dimagrire a favore di quelle “povere” (tra i 500 e i 1.450 euro lordi al mese).

Sono 540 i pensionati con assegno mensile lordo oltre i 20.202,01 euro al mese (42 volte il minimo). E i super-ricchi, quelli cioè da oltre 24mila euro al mese, sono in tutto 291. Sono meno di 270 mila coloro che percepiscono pensioni tra i 3.357 euro e i 5.291 euro lordi mensili, mentre quanti ricevono pensioni da 90 mila euro lordi annui in su sono 33 mila circa. Sono questi i dati che l’Inps ha fornito al Ministero del Lavoro, rendendoli per la prima volta tutti disponibili.

Le pensioni d’oro formano un numero veramente modesto. Un intervento con finalità redistribuive muoverebbe, scrive Tucci, una massa salariale non sufficiente per un riequilibrio di grandi dimensioni. Certamente molto dipende dall’asticella che si pensa di mettere e dalla quale partiranno gli interventi. Sono 7.500 i contribuenti che ricevono pensioni da 10 mila a 15 mila euro. Una goccia rispetto ai 16,5 milioni di pensionati 2012. Al Ministero si sta lavorando per capire dove fissare l’asticella per un eventuale prelievo.

Due le ipotesi: la prima è quella di rendere strutturale il blocco delle perequazioni delle pensioni più alte. L’altra strada è quella dell’ex premier Giuliano Amato, che ha lanciato l’idea di istituire un fondo comune per l’equità previdenziale cui destinare una quota dei contributi versati da ciascuno dei “ricchi” per pagare assegni decorosi (sopra i 750 euro mensili) a tutti i pensionati fino al livello minimo stabilito (750 euro?).

Il sottosegretario Carlo dell’Aringa sul Corriere della Sera ha messo in guardia Giovannini: “La soluzione del blocco delle perequaizioni presenta problemi, perché potrebbe incorrere nella bocciatura della Corte costituzionale”. 

Sul blocco dell’adeguamento (delle pensioni) al costo della vita, è opportuno ricordare in proposito quanto testualmente affermato dalla Corte Costituzionale al punto 4 della sentenza n. 316/2010:

“Dev’essere segnalato che la frequente reiterazione di misure intese a paralizzare il meccanismo perequativo esporrebbe il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità (su cui, nella materia dei trattamenti di quiescenza, v. sentenze n. 372 del 1998 e n. 349 del 1985), perché le pensioni, sia pure di maggiore consistenza, potrebbero non essere sufficientemente difese in relazione ai mutamenti del potere d’acquisto della moneta”.

E nella sentenza 30/2004 la Consulta aveva affermato: “Il verificarsi di irragionevoli scostamenti dell’entità delle pensioni rispetto alle effettive variazioni del potere d’acquisto della moneta, sarebbe indicativo della inidoneità del meccanismo in concreto prescelto ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia mezzi adeguati ad una esistenza libera e dignitosa nel rispetto dei principi e dei diritti sanciti dagli artt. 36 e 38 della Costituzione”.

Siamo ai moniti, che di solito precedono le sentenze favorevoli ai lavoratori di alto, medio e basso profilo. L’uguaglianza è un valore/cardine del sistema costituzionale come emerge anche dalla sentenza 216/2013, quella sentenza che ha cancellato i tagli alle pensioni superiori ai 90 mila euro.

Prendere ai ricchi e dare ai poveri è un bel programma degno dei cattocomunisti, che vivono di odio sociale verso le classi dirigenti alte e medie del Paese. Ma attenzione: a fine settembre verrà dato l’annuncio della nascita del “Moviumento democratico dei pensionati di oggi e di domani“. I pensionati si organizzano e non regaleranno i loro voti in maniera sparsa e senza un disegno coerente.

Ne vedremo delle belle. I pensionati non accettano il ruolo dei polli ai quali i politici di destra e di sinistra possono tirare il collo a piacimento. È elementare che le tasse debbano essere pagate da tutti i cittadini allo stesso modo, siano essi cittadini pensionati o cittadini in servizio. Così ha scritto la Corte costituzionale nella sentenza 216/2013.

Questo assunto non può essere aggirato con le trovate di Giuliano Amato, che ha messo la sua nota intelligenza al servizio di una controriforma reazionaria, disumano e spietata. Ma chi si può fidare di uno Stato che cambia le regole ai danni di chi è in pensione magari da 10 o da 20 anni?