Pensioni: lasciatele stare, tagliate sprechi e ruberie

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 4 Maggio 2015 8:48 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 8:48
Pensioni: lasciatele stare, tagliate sprechi e ruberie

Pensionati

MILANO – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo: Servono soldi, di nuovo.

I pensionati non sono il bancomat del Governo. Questo è lo slogan più preciso che sta circolando in Rete e che illustra in meno di dieci parole la complessa sentenza della Corte Costituzionale in materia di trattamento previdenziale. Da dove nasca la questione è noto. Il governo Monti, nella sua disperata ricerca di soldi, aveva non solo alzato l’età pensionabile, ma aveva anche stabilito che al di sopra di un certo ammontare (tre volte la minima) sarebbe stata bloccata l’indicizzazione per due anni.

Alcune altre categorie non-Inps si erano viste prelevare dei soldi dalla pensione con la motivazione “contributo di solidarietà”.

Insomma, avendo bisogno di fare cassa e presto, aveva semplicemente deciso di bloccare per due anni, per le pensioni vicine ai 1500 euro al mese, ogni rivalutazione. La Corte ha bocciato tutto ciò e con un ragionamento semplicissimo (che dovrebbe valere sempre): se lo Stato ha bisogno di soldi sono i cittadini tutti che devono concorrere in base alle loro disponibilità.

Non si può decidere, ad arbitrio, che alcune categorie di cittadini devono pagare e altri no. Il peso fiscale, cioè, va distribuito in modo regolare e in base ai principi vigenti. A un certo livello di reddito, si tratti di pensione o di stipendio, il trattamento fiscale deve essere identico.

Il principio è elementare e evidentemente solo l’ansia di trovare comunque dei soldi spiega la forzatura del governo Monti.

Ma questo è il passato. Oggi la sentenza della Corte procura un buco di 5 miliardi nei conti dello Stato. Miliardi che bisognerà trovare. Un miliardo e mezzo può venire dalla cancellazione del famoso “tesoretto” (che in realtà era fatto solo di ulteriori debiti). Ma gli altri 3,5 miliardi devono saltare fuori da qualche parte. Esclusa la possibilità di mettere nuovi balzelli (sarebbe uno scandalo), non rimane che lavorare sui tagli. Possibilmente non sulla sanità o sul welfare. Lo Stato italiano ha tante di quelle sacche di inefficienza (basti pensare alle Regioni a statuto speciale, Sicilia in testa) che i soldi si possono trovare anche abbastanza in fretta senza infastidire i cittadini: basta volerlo fare.

Insomma, molto si è fatto in questi anni su pensioni e conti pubblici. Ma il più, forse, resta ancora da fare.