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Perché Pier Carlo Padoan piace all’Europa

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Perché Pier Carlo Padoan piace all’Europa

La Leggenda dice che il ministro Pier Carlo Padoan sia stato imposto da Matteo Renzi primo ministro da Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica. E probabilmente le cose sono andate così. Padoan non fa parte di alcun giglio magico, non è fra gli amici della prima ira di Matteo Renzi. ha fatto quasi tutta la sua carriera all’estero. Prima di fare il ministro in Italia era segretario generale dell’Ocse.

E forse è proprio questa la ragione dell’indicazione di Napolitano: mettere a fianco di Renai, con nessuna esperienza di governo, un uomo abbastanza navigato e soprattutto conosciuto e stimato in Europa, con buonissimi rapporti con gli altri governanti.

Padoan ha fatto bene il suo lavoro, al punto che oggi ha senso la sua indicazione (francese) come capo dell’Eurogruppo cioè del comitato che raccoglie i paesi aderenti all’euro?

La risposta è positiva. In questi anni, a fianco di Renzi (e poi di Gentiloni) Padoan si è esibito in numeri di equilibrismo molto complicati. In sostanza, ha cercato di conciliare le spinte a spendere dei governi italiani (soprattutto quello di Renzi) con i vincoli imposti dall’Europa.

In qualche caso è anche riuscito a far chiudere un occhio ai mastini di Bruxelles, spiegando che era opportuno lasciare la briglia un po’ lunga al ragazzo di Rignano perché in fondo per l’Italia era la soluzione migliore. Se si voleva Renzi in guerra con i populisti bisognava lasciargli qualche munizione, cioè un po’ di soldi (sia pure presi a debito), e non infastidirlo troppo con le regole.

In questo Padoan è stato forse il miglior alleato che Renzi potesse trovare. Discreto, silenzioso, ma sempre pronto a infilarsi nelle stanze di Bruxelles a contrattare un po’ di flessibilità per l’Italia. Raramente in conflitto con il suo presidente del consiglio, ma anche allora molto diplomatico. Quando scatta l’offensiva di Renzi  contro Visco, si defila. Quando Renzi propone per cinque anni un disavanzo del 2,9 per cento, invece del pareggio, non commenta.

Lasciato da solo quasi certamente avrebbe fatto cose diverse, ma non era lui il primo ministro e sapeva che Renzi era uno abbastanza largo nelle spese. A lui il ruolo di contenerlo.

Ha sempre saputo che non avrebbe fatto parte del prossimo governo. E quindi se ne torna in Europa, dove in fondo è cresciuto e ha fatto tutta la sua carriera, e da dove era tornato, su richiesta di Napolitano, solo per fare un po’ da chaperon a quel tumultuoso ragazzo di Rignano (l’articolo a firma di Giuseppe Turani su Uomini & Business del 29 novembre 2017).

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