Il piano di Berlusconi e il contropiede di Renzi

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 24 gennaio 2018 6:01 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2018 19:06
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Il piano di Berlusconi e il contropiede di Renzi

ROMA – ”Il piano di Berlusconi e il contropiede di Renzi”: questo il titolo di un articolo pubblicato da Giuseppe Turani anche su Uomini&Business.

Per ragioni affettive-sentimentali di solito si guarda alla politica pensando a Renzi: cosa farà, come gli andrà, in che direzione muoverà. Conviene invece partire da un’altra parte, e cioè da Berlusconi. Il cambiamento di visuale non stupisca. In realtà tutto diventerà subito chiaro.

Oggi l’ex Cav non può essere candidato, non è eleggibile, in seguito alle note vicende giudiziarie. Tutto ciò, salvo diversa sentenza (che lo “liberi” subito) della corte di Strasburgo, scade nel novembre del 2019. A partire da quella data, Berlusconi torna un cittadino normale: può votare, essere candidato e essere eletto. Data l’età, diciamo che a partire dal novembre del 2019 scatta la sua ultima occasione per tornare da trionfatore a palazzo Chigi.

Da qui si ricava una conseguenza molto semplice. Berlusconi ha interesse che dopo il 4 marzo si faccia un governo comunque. Presieduto anche dal diavolo, non importa. L’importante è che sia lì e che duri fino al novembre del 2019.

Fino a quella data Berlusconi è disposto a farsi governare anche dalla signora Merkel in persona, da Monti, persino da Stalin, se fosse ancora vivo.

Obiettivo di questo governo sarà solo, nella testa dell’ex Cav, quello di far passare il tempo. Basta che non faccia cose troppo complicate o definitive.

Non solo: meglio se a capo di questo governo “di transizione” ci sarà un personaggio non della sua parte. Gentiloni o un equivalente, andrebbe benissimo.

Perché è meglio un avversario di un amico?

Ma perché nel novembre del 2019 Berlusconi potrà sfilarsi, provocando una crisi di governo e aprendo la strada a nuove elezioni. Nelle quali, finalmente, potrà essere rieletto e tornare vittorioso in quel Senato che lo espulse con ignominia. E da lì a palazzo Chigi, dopo  regolare consultazione elettorale.

Tutto ben studiato. Un piano perfetto.

Con una sola variante: Matteo Renzi. Il segretario  Pd avrà infatti interesse a far saltare questo disegno. Come? Provocando una crisi non nel novembre del 2019, ma esattamente fra un anno, e cioè a febbraio-marzo del 2019.

In questo caso Berlusconi sarà preso in contropiede e non potrà chiedere che si voti sei mesi dopo. Perderà così la sua ultima occasione. Cinque anni dopo sarà sopra gli 85 anni, un po’ troppi per puntare su palazzo Chigi.

E sarà così definitivamente fuori di scena.

Queste le strategie, adesso comincia il gioco.

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