Pensioni d’oro, esami non finiscono mai: 8 gennaio si vota per nuovi tagli

di Pierluigi Franz
Pubblicato il 28 Dicembre 2013 14:05 | Ultimo aggiornamento: 6 Novembre 2020 20:27
Pensioni d'oro, esami non finiscono mai: 8 gennaio si vota per nuovi tagli

Foto Lapresse

ROMA – Pierluigi Franz, ex giornalista e rappresentante dei giornalisti in pensione del Lazio, continua a martellare il governo Letta sulla questione del contributo di solidarietà imposto alle pensioni d’oro

Mercoledì 8 gennaio saranno votate alla Camera sette Mozioni presentate da altrettanti Gruppi politici (MOVIMENTO 5 STELLE, FRATELLI D’ITALIA, SEL, SCELTA CIVICA, PD, LEGA e NUOVO CENTRODESTRA) e firmate da ben 121 deputati, cioè addirittura da un quinto dell’assemblea di Montecitorio (vedere cartella allegata). In discussione sono ulteriori pesanti tagli per i titolari di pensioni impropriamente definite “d’oro”.

Evidentemente ai nostri parlamentari non sono bastate le discutibili e gravose misure già inserite nella legge di stabilità per il 2014 che prevedono sia il blocco per il 3° anno consecutivo dopo il biennio 2012 e 2013 della perequazione dei vitalizi di importo superiore ai 38 mila 646 euro lordi l’anno, sia un nuovo più incisivo taglio degli assegni pagati mensilmente dall’INPS e dagli altri enti previdenziali su tutte le pensioni pubbliche e private superiori ai 90 mila 168 euro annui lordi già bocciato dalla Consulta appena 7 mesi fa.

Dall’esame delle 7 diverse Mozioni si ha, però, la netta sensazione che molti deputati non abbiano ben colto i passaggi essenziali di questa sentenza (che ha valore di legge) o, peggio, li abbiano del tutto travisati. E’ quindi opportuna una serena rilettura di questa fondamentale decisione, che ha, invece, indicato un’altra via più equa e corretta per la soluzione del problema, strada poi ripresa saggiamente due settimane fa dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che si aggancia ad un concetto di assoluto buon senso che può essere così sintetizzato: “In presenza di una gravissima crisi economica come quella che si sta vivendo ormai da alcuni anni in Italia, lo Stato è legittimato a richiedere ai cittadini dei pesanti sacrifici adottando anche misure fiscali straordinarie, ma ad un’unica condizione, quella cioè che vengano colpiti indistintamente tutti i contribuenti a parità di reddito denunciato al fisco, e non solo ed unicamente la categoria dei pensionati”.

Questo è il sacrosanto principio fissato il 5 giugno scorso della Corte Costituzionale, presieduta dal professor Franco Gallo, che ha cancellato “perché aventi natura tributaria” i tagli (rispettivamente del 5%, 10% e 15%) su tutte le pensioni pubbliche e private superiori, rispettivamente, ai 90 mila, ai 150 mila e ai 200 mila euro lordi l’anno, introdotti nell’estate 2011 dal governo Berlusconi e poi confermati dal governo Monti.

Questo concetto, pur essendo facilmente comprensibile, viene tuttavia respinto quasi per partito preso da molti parlamentari che preferiscono prendersela, invece, con la categoria più debole e che ha sempre puntualmente pagato le tasse, cioè i pensionati, anziché con tutti i cittadini che guadagnino annualmente le stesse cifre, come ad esempio, lavoratori dipendenti pubblici e privati, manager, lavoratori autonomi, liberi professionisti, artigiani, atleti, calciatori, allenatori, piloti, ecc. Forse, però, gli uomini politici stanno facendo male i conti in vista di future elezioni, pensando che la categoria dei pensionati conti molto poco, perché l’esito delle urne potrebbe essere ben diverso dalle loro attese.

Nella motivazione della sentenza n. 116 i giudici di palazzo della Consulta hanno ritenuto irragionevole e discriminatorio e quindi illegittimo tale prelievo sui vitalizi di centinaia di ex magistrati, avvocati dello Stato, ambasciatori, ammiragli, generali, docenti universitari, manager pubblici, dirigenti e alti funzionari pubblici, notai, avvocati, manager privati, nonché di circa mille giornalisti in pensione. Motivo: si tratta di “un intervento impositivo irragionevole e discriminatorio ai danni di una sola categoria di cittadini” con violazione del principio dell’uguaglianza a parità di reddito, attraverso un’irragionevole limitazione della platea dei soggetti passivi, e della progressività del sistema tributario”.

Per effetto dell’importante pronuncia divenuta operativa dal 13 giugno (giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale) tutti questi pensionati (io non sono tra loro) hanno già avuto la restituzione di quanto tagliato nel 2013 ed avranno anche diritto

automaticamente al rimborso da parte dell’INPS e degli altri enti previdenziali (INPGI, Cassa del Notariato, Cassa Forense, ecc., compresi) di quanto é stato loro illegittimamente trattenuto per 17 mesi a partire dall’agosto 2011 e fino al 31 dicembre 2012, come prevede il comma 287 dell’art. 1 della legge di stabilità del 2014.