Pietro Grasso apre a governo con Pd e M5s anche se…ricopre ancora seconda carica Stato

di Silvia Cirocchi
Pubblicato il 5 gennaio 2018 16:41 | Ultimo aggiornamento: 5 gennaio 2018 16:41
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Pietro Grasso (Ansa)

ROMA – Strano ma non del tutto, il Presidente del Senato Pietro Grasso, perché parla da leader di partito ma ufficialmente ricopre ancora la seconda carica dello Stato, apre ad una ipotesi di governo targata PD e M5S: “Noi saremo una forza di governo responsabile, ferma sui contenuti. Contribuire eventualmente ad un’alleanza di governo deve essere il mezzo per produrre la forte inversione di rotta che auspichiamo e non certo una scorciatoia per ricavare qualche poltrona in più. Il governo come mezzo, non come fine”.

Risponde così Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali, in un’intervista a La Stampa, quando gli viene chiesto di una possibile alleanza post-voto con Pd e M5s: “Nelle alchimie di questi giorni ci sono troppe incognite – osserva- a cominciare dagli effetti di una legge elettorale unica al mondo e il mio non è un complimento. Guardare genericamente al futuro non appartiene al mio pragmatismo e dopo il voto voglio vedere forze in campo, numeri e soprattutto i programmi”.

Quanto al programma di LeU, continua Grasso “noi non proporremo soluzioni irrealizzabili, ma alcune esigenze sociali sono irrinunciabili, anche perché le ricette neo-liberiste si sono dimostrate inefficaci”. Secondo il presidente del Senato, “per questo Paese serve un Piano di sostenibilità ambientale, la messa in sicurezza del territorio, a partire dalle scuole e un piano per il Welfare che ripensi a quanto è cambiata la vita di donne e uomini. Quindi non bonus bebè ma un piano straordinario di asili e orari flessibili per i genitori. Riforme strutturali, non una tantum elettorali. Dare diritti a milioni di giovani nella morsa della precarietà. E proponiamo di fare come in Islanda, dove è stato deciso per legge l’obbligo della perfetta parità retributiva tra uomini e donne”.

L’obiettivo di LeU, conclude: “E’ recuperare più voti possibili dagli elettori demotivati e non rappresentati del centrosinistra e poi cercare di riprendere quei voti di sinistra andati verso i Cinque Stelle per protesta, per indignazione, per mancanza di riferimenti elettorali progressisti. E anche, con la mia presenza, andare incontro a chi pensa che il cambiamento si ottiene attraverso le istituzioni e non aprendole, come una scatoletta di tonno”.

Se son rose fioriranno…visto che con le Margherite ci sono già abbastanza grane.

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