Premio Nobel per la pace, nella rosa i medici e infermieri italiani mentre Speranza promette ma pochi ci sperano

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 22 Marzo 2021 17:37 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2021 17:38
Premio Nobel per la pace, nella rosa i medici e infermieri italiani mentre Speranza promette ma pochi ci sperano

Premio Nobel per la pace, nella rosa i medici e infermieri italiani mentre Speranza promette ma pochi ci sperano

Premio Nobel per la pace, candidati per il 2021 medici  e infermieri italiani, Oslo ha dato il suo benestare. Appoggiano la fondazione Gorbaciov, ha sottoscritto l’americana Lisa Clark. Oslo ha già dato il suo benestare. Ad ottobre il verdetto del Comitato norvegese

Finalmente una buona notizia nel Far West  della pandemia e del piano vaccinale.

I medici ed infermieri italiani sono ufficialmente candidati al Premio Nobel per la pace.

Il nostro corpo sanitario è stato proposto  per la prestigiosa candidatura al Premio Nobel dalla Fondazione Gorbaciov, costituita a Piacenza nel 1998 e presieduta dal commercialista Marzio Dallagiovanna.

Naturalmente il presidente onorario è Michail Gorbaciov, oggi novantenne; l’indimenticabile propugnatore di grandi riforme (peresrojka, glasnost). Il  presidente dell’URSS che pose fine alla guerra fredda. 

La proposta della fondazione Gorbaciov è stata prontamente sottoscritta dall’americana Lisa Clark, presidente dell’International Peace Bureau (organizzazione umanitaria premiata col Nobel nel 1910) nonché rappresentante italiana della “Campagna Ivan“ per la messa al bando delle armi nucleari. Campagna nata a New York nel 2017 alla quale l’Italia non ha ancora aderito. Ma c’è già la pressione sul governo Draghi.  È già inserita nella sua agenda.

È la prima volta che medici ed infermieri di una nazione sono candidati al Premio Nobel

Questa la motivazione del comitato di Oslo: “Il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria. Nella quale ha ricorso ai possibili rimedi di medicina in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro”.

Il bilancio, purtroppo non definitivo, parla di 294 medici deceduti (fonte Fnomceo, la Federazione nazionale degli ordini dei medici e chirurghi). Gli infermieri morti sul campo sono  81 (di cui 6 suicidi) e quasi 80mila contagiati (fonte Fnopi, 45mila iscritti). Cioè l’84,4% di tutti gli operatori sanitari che hanno contratto il virus.

Per loro è  stato lanciato e finanziato (aprile 2020) un fondo patrocinato da più di 42 associazioni di pazienti e società scientifiche, singoli cittadini. E sette grandi donatori. Eccoli: Tik Tok, Barilla, Enel, Aperol, Abbvie, Soka Gakkai (Istituto buddhista italiano). Sono stati raccolti 4 milioni, oltre 2 già devoluti agli infermieri contagiati. Il progetto è stato prorogato a giugno 2021. Ancora una volta il privato batte il pubblico.

E il ministro Speranza promette, promette. Campa cavallo

Disdette e fiale assenti, il piano non decolla. Meno di centomila somministrazioni al giorno. Proseguendo così ci vorranno due anni.

Il corpo sanitario italiano  ha confermato la sua mobilitazione. Lodevole. Sono già in trincea medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specializzandi, odontoiatri. A breve – garantisce il ministro della Salute – saranno a disposizione 19mila farmacie. Sono già sul campo,  bardati come astronauti – tra bombole di ossigeno, tute di contenimento,mascherine, visiere, copriscarpe – 270mila infermieri. Un esercito prezioso e silenzioso.

Ma per favore smettiamola con i dubbi sui vaccini

I vaccini estano, per ora, l’unica strada percorribile.
Inutile è stato il can can  sulla affidabilità di AstraZeneca. Abbiamo perso tempo. L’indice di mortalità dei cittadini vaccinati col il siero anglo-svedese è pari allo 0,000008%. Statisticamente è molto più probabile di morire in un incidente stradale o che ci caschi in testa un vaso di fiori dal quinto piano mentre passiamo sul marciapiede.

Aveva capito tutto il primo psicologo delle masse Gustave le Bon (1841-1931). Che scriveva: “ La ragione crea la scienza, ma i sentimenti guidano la storia“.  I neuroscienziati di oggi confermano l’intuizione  e sostengono che “la ragione è l’ultima a sapere“.

I sentimenti prevalenti e più potenzialmente autodistruttivi (copyright Cangini)  che mettono la ragione all’angolo sono la paura e il sospetto. Due brutti compagni di strada. Prima ce li leviamo di torno e meglio è.