Quinto di Treviso. Perché Papa Francesco non fa una tendopoli in Vaticano? E la Boldrini…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 luglio 2015 7:00 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2015 1:36
Quinto (Tv), rivolta anti-profughi. Ma ai Parioli più facile non essere razzisti

Quinto (Tv), rivolta anti-profughi. Ma ai Parioli più facile non essere razzisti

ROMA – Perché Papa Francesco non allestisce una tendopoli nei giardini del Vaticano? Spazio a disposizione ce ne è tanto…Perché Laura Boldrini non ospita una famiglia di migranti e clandestini a casa sua, visto che probabilmente lei risiede nell’ultra protetto alloggio di servizio a Montecitorio che viene con la carica di presidente della Camera?

Sono domande che resteranno senza risposta, a meno che non si debba prendere come risposta della Chiesa cattolica romana quella data dalla Curia di Genova che non può ospitare nessun migrante nel sui immenso seminario perché “ci sono gli esercizi spirituali”.

Sono domande cui l’unica risposta sarà sulla linea già seguita finora da tutti i noti predicatori di bene: armiamoci e partite.

Sono domande che vengono spontanee di fronte alla inadeguatezza organizzativa dell’apparato pubblico italiano, alla scoperta, dai verbali di MAfia Capitale, che la beneficenza è un business, non un dovere pubblico.

Sono domande che vengono anchedopo avere letto la cronaca sui momenti di forte tensione registrati a Quinto di Treviso, davanti al residence dove sono stati portati 101 profughi. Dopo essersi seduti in strada per protestare contro il loro arrivo, i residenti della zona, sorvegliati da Polizia e Carabinieri, oggi hanno impedito che gli addetti della cooperativa (uno di loro è stato aggredito) che ha in carico i migranti consegnasse loro una cesta di cibo. Ignoti hanno anche portato all’esterno e dato fuoco ai materassi che dovevano servire per far dormire i profughi. Presente anche un presidio di militanti di Forza Nuova.

Fin qui la stretta cronaca. Che deve purtroppo cedere il passo al folklore politico. Dal governatore leghista Zaia che sul posto parla di “africanizzazione del Veneto” e ribadisce la contrarietà della sua amministrazione “ad ogni forma di ospitalità” infilando in un sol colpo tutti i 500mila immigrati che supportano l’economia della Regione nello stesso calderone degli indesiderabili. Al riflesso condizionato speculare per cui i residenti a Quinto, non proprio i quartieri alti della ricca città, sono tutti immancabilmente razzisti. Al clamoroso rifiuto della Curia di Genova, sollecitata dalla Prefettura, di accogliere altri 90 profughi in arrivo nei locali di un seminario vescovile vista l’emergenza: non si può, c’è il ritiro spirituale, la risposta.

S’impone, se ne è discusso in Senato presso la Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani, la riforma del sistema dell’asilo e dell’accoglienza. Che si spera contenga l’elementare precauzione di non sommare disagio a disagio, orientando la destinazione dei profughi non verso i soliti noti, gli abitanti cioè delle già affollate periferie. Sono orribili le immagini dei roghi di mobili e materassi destinati ai profughi (guarda il video).

I politici tutti, professori di etica ma solo a debita distanza delle loro dorate stanze, potrebbero però adoperarsi a rendere un po’ meno inevitabile la banale verità per cui è molto più facile non essere razzisti ai Parioli (Roma) o in via dei Giardini (Milano) o anche in Vaticano piuttosto che nelle banlieue d’Italia, Quinto compresa. Di seguito, un irresistibile brano del bel film francese La Crisi! (Coline Serau, 1992) ci mostra l’altra versione, quella politicamente scorretta dello sfaccendato Michou, razzista dichiarato che impartisce una lezione al politico di turno.