Quirinale. Regge il piano Renzi, Mattarella ha i numeri. Frantumato il Nazareno

di Claudia Fusani
Pubblicato il 29 Gennaio 2015 21:31 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 9:59
Quirinale. Regge il piano Renzi, Mattarella ha i numeri. Frantumato il Nazareno

Quirinale. Regge il piano Renzi, Mattarella ha i numeri. Frantumato il Nazareno

ROMA – Il piano di Matteo Renzi tiene. Forza Italia perde ma Silvio Berlusconi forse no. Chi ne esce distrutto è Angelino Alfano e i 75 voti messi a disposizione da Area popolare (Ncd e Udc). Così come il patto del Nazareno, che se non è defunto ha certo bisogno di una solenne tagliando di controllo per provare a restare in vita. Pare non se la passi bene neppure Denis Verdini che di quel patto è stato l’autore e il notaio. Almeno fino a ieri. Rinasce il centrosinistra, quello che va dal Pd a Sel e a un pezzo di Movimento cinque stelle, che andò distrutto due anni fa, quando il Parlamento non trovò i numeri per eleggere il Presidente.

Fotografia politica della prima votazione per l’elezione del Presidente. Intanto va detto che si arriva a sera con lo stesso schema di gioco dell’ora di pranzo: scheda bianca per il Pd, scheda bianca per Forza Italia, bianca anche per Scelta Civica, schede tracciate – con l’indicazione di un nome – per contare gruppi e gruppetti di un Parlamento balcanizzato. Può sembrare banale, ma non era facile arrivare a sera con lo stesso schema di gioco. Per tutto il giorno Beppe Fioroni, la parte cattolica del Pd, tiene nervosamente la conta in vista di sabato mattina, la quarta votazione, il momento concordato per l’elezione di Sergio Mattarella con i quorum a 505 voti. E perché stasera e anche domani il centrodestra si dilania. Sono furiosi i parlamentari di Forza Italia che intravedono l’inizio della loro fine politica al netto di improbabili giravolte. E lo sono ancora di più quelli del Nuovo centrodestra a cui resta in mano uno scomodissimo cerino: sono tornati in casa Fi per eleggere il Presidente della Repubblica condiviso secondo i patti del Nazareno e Renzi li spiazza decidendo il nome per conto suo. Uccisi.

Una votazione con pochissime emozioni in aula, tranne la standing ovation per il senatore a vita Giorgio Napolitano che fa il suo dovere passando agilmente sotto il catafalco. Mattarella è uno dei suoi due candidati. L’altro era Amato. Se fosse stato un re, potremmo dire che ha abdicato in favore di un suo erede. Renzi ha preferito, qualcuno dice subìto, il primo. “Dovete guardare Rosi Bindi – suggerisce qualche senior Pd – cammina un metro da terra. Mattarella è la sua scuola. Ed è difficile immaginare che Ropsi abbia improvvisamente fatto pace con Renzi”.

La chiama inizia alle 15 e 15 minuti. Termina alle 17 e 40 (con le schede bianche la votazione è molto veloce). Alle 18 e 52 il quadrumvirato tutto femminile – il presidente della Camera Laura Boldrini, la facente funzioni al Senato Valeria Fedeli e le rispettive due segretarie d’aula – emette il primo verdetto: 975 votanti, una trentina meno del previsto; 538 schede bianche, un po’ meno di quelle previste e che tra Pd, Fi e Sc dovevano essere 620; manciate di voti dedicati, cioè tracciati e utili ai gruppi minori per contarsi. O anche omaggiare qualcuno. E’ il caso dei Socialisti che hanno chiesto a Emma Bonino se potevano votarla e lei ha accettato commossa: l’ex ministro degli Esteri ha preso 25 voti che possiamo già da ora considerare destinati a Mattarella. Il senatore Albertini ha preso 14 voti: è il gruppo che gravita intorno a Mario Mauro (Per l’Italia), anche questi destinati a Mattarella. Così come i 37 voti per la fondatrice del Manifesto Luciana Castellina: sono di Sel e Nichi Vendola a sera stringe i denti perché “è stata raggiunto l’obiettivo che volevamo: rompere il Nazareno”.
Restano voti persi per sempre i 120 per il giudice Imposimato (M5S) anche se i grillini ne persono per strada nove. E i 49 per Vittorio Feltri, il direttore de Il Giornale, il voto dedicato di Lega e Fratelli d’Italia. Fioroni tiene i conti. Non li rivela perché, si sa, porta male. E però sabato mattina il giudice Mattarella potrà contare su 443 voti del Pd, 37 di Sel, 14 di Per l’Italia, 32 di Scelta civica, 32 di Socialisti e Autonomie, 15 di Gal. Fanno 573 voti. A cui si dovrebbero aggiungere una decina degli ex M5S. 590 è la quota intorno alla quale palazzo Chigi ha fissato la soglia sicurezza, al netto di qualche franco tiratore, consapevoli anche che sono numerosi i messaggi pervenuti da parlamentari Ncd, specie siciliani, che hanno assicurato il loro appoggio a Mattarella in nome della libertà di coscienza. Senza contare, aggiunge un senatore di centro destra abilissimo nella conta, che “i circa 40 di Raffaele Fitto voteranno Mattarella pur di dimostrare in modo plastico non solo la sconfitta ma soprattutto l’errore tattico di Berlusconi”. Che oggi ne avrebbe fatto subito un altro. “Appena Renzi ha ufficializzato Mattarella, Berlusconi doveva dire, ok ci sto, mi sta bene, non è un comunista. Domani i giornali avrebbero titolato che Renzi e Berlusconi eleggono il Presidente insieme”. Ma il Cavaliere è stanco. O forse neppure bene consigliato. Di certo in serata è dovuto tornare in fretta ad Arcore perché la procura non ha autorizzato un prolungamento del soggiorno nella Capitale e domani sarà a Cesano Boscone.

Il vero psicodramma è nelle file di Forza Italia e di Ncd. Berlusconi arriva a Montecitorio verso le quattro del pomeriggio per incontrare il gruppo. Racconta di aver telefonato a Mattarella “per annunciargli la scheda bianca” e che il giudice lo ha preso come “un atto di rispetto”. Dice che è stato Renzi “a non rispettare i patti” e che tutto questo è un altolà al patto del Nazareno. Vediamo se hanno i voti per eleggerli da soli”. Il capogruppo Paolo Romani immagina minaccioso quello che “potrà succedere d’ora in poi al Senato visto che la strada delle riforme è ancora lunga”.
Ora bisogna capire fino dove arriva la verità. Il Cavaliere è “dispiaciuto ma resta combattivo”. C’è chi assicura che Fedele Confalonieri e Gianni Letta gli hanno dato il via libera. Contraria invece Marina. In ogni caso la storia politica di Forza Italia sembra arrivata al capolinea. Mentre prospera il ramo delle aziende. E sulle facce dei parlamentari azzurri c’è tutta questa consapevolezza.

Situazione non meno imbarazzante nel Nuovo centrodestra. Fabrizio Cicchitto è furioso, Gaetano Quagliariello anche: sono tornati in casa azzurra per restare fregati. Ma quando fai loro notare che l’uscita dal governo è la logica conseguenza di un gruppo che sta al governo ma non vota il Capo dello Stato deciso dalla maggioranza, la risposta è: “Non ci pensiamo neppure. E’ Renzi ad aver cambiato schema di gioco. E’ lui il traditore”.

Resta lunga la strada fino a sabato mattina. Ma in un Transatlantico brulicante, accanto alla pitonessa Santanchè che parla a un centimetro dalla faccia di Guerini e non gli dice cose carine (“Renzi è uno s…..o”), vedi anche molti parlamentari azzurri che ragionano a voce alta: “ma perché, cosa ha che non va Mattarella? Perché non dobbiamo votarlo?”. Sabato potrebbero arrivare molti più voti sopra il quorum. Osserva il senatore Paolo Naccarato, politico che imparò a fare i conti in politica ai tempi di Cossiga:“Se Berlusconi ha detto scheda bianca, vuol dire che non vuol contare i suoi. Che li lascia liberi”. Di votare anche Mattarella.