Rai, e così Foa. Se l’assalto alla diligenza fa poco rumore

di Vincenzo Vita
Pubblicato il 29 settembre 2018 13:49 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2018 13:49
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Rai, e così Foa. Se l’assalto alla diligenza fa poco rumore

Fumata bianca per Marcello Foa alla presidenza della Rai. Bianca ma non candida, si è denunciato da parte di diversi parlamentari, in quanto qualche scheda sembrava irregolare. E’ stato chiesto l’accesso agli atti, ma è stato negato. Strano, no? Ci sono del resto precedenti di qualche similitudine, ad esempio nel luglio del 2012, quando per l’incertezza di una scheda l’allora presidente Sergio Zavoli fece ripetere la votazione: in quella annullata era passata Flavia Piccoli Nardelli, esclusa nel pronunciamento successivo. Fu un peccato, ma il voto fu considerato sacro. E’ diventato pagano?

Pur con toni dimessi (forse appositamente) Foa si è subito esibito in un’affermazione incredibile, vale a dire l’apprezzamento avuto direttamente dal governo. E il parlamento? Lo scaltro amico Salvini non gli avrà per lo meno detto che certe cosacce si fanno ma non si dicono? Insomma, l’ouverture di Foa è stata una bella gaffe. Giustamente, il sindacato dei giornalisti della Rai (Usigrai) e la federazione della stampa hanno posto il problema della continua lesione dei principi costituzionali, di cui l’ultima esternazione è –appunto- solo l’ultimo anello di una catena che inizia con la legge n. 220 del 2015. Comunque, si è notata una certa in-coscienza da parte del neo eletto, visto che si è pure paragonato in recenti interviste a Kim NovaK, “la donna che visse due volte”. Ecco, poteva pensarci due volte prima di azzardarsi in territori presidiati dai colti e pretenziosi amanti di Hitchcock. E i particolari, ci hanno insegnato la semiologia e il tenente Colombo, ci fanno capire subito chi è il colpevole.

Il voto contrario di Liberi e uguali, la non partecipazione polemica alla cerimonia del partito democratico, due astensioni nel blocco “blindato”, le posizioni critiche della consigliera Borioni insieme al distinguo del collega Laganà, la sollevazione sindacale dovrebbero ora concretizzarsi in una decisa iniziativa politica. Non si può, non si deve accettare che il servizio pubblico degeneri, estinguendosi sotto il ridicolo vestito di una sbiadita azienda governativa. Minore, vista la stasi prolungata a fronte della veloce trasformazione del settore. Da Comcast che rileva buona parte dell’impero di Murdoch, alla triangolazione competitiva Tim-Vivendi-Mediaset, all’ascesa de La7. All’incrocio indispensabile, e tuttavia assai arretrato a viale Mazzini, con la rete.

Chi ha voluto intensamente indebolire la Rai finora c’è riuscito. Senza parlare delle voci disarmanti che corrono sulle prossime nomine: lottizzazione 2.0.

Un po’ sorprende, però, che associazioni e movimenti così tempestivi – giustamente – a scendere in piazza o a organizzare sit in occasioni passate e recenti siano ora afoni. L’assalto alla diligenza era grave allora, non è meno inquietante oggi. Perché tante incertezze? Non si vuole creare problemi al Movimento 5 Stelle alleato con la Lega? Il silenzio danneggia anche le anime pentastellate, che prima o poi renderanno pure conto dell’enorme distanza tra le promesse e la realtà.