Rai: onora Salvini e Di Maio. Altrimenti Lega e M5S ti cacciano

di Lucio Fero
Pubblicato il 11 ottobre 2018 10:27 | Ultimo aggiornamento: 11 ottobre 2018 10:30
Rai: onora Salvini e Di Maio. Altrimenti Lega e M5S ti cacciano (foto Ansa)

Rai: onora Salvini e Di Maio. Altrimenti Lega e M5S ti cacciano (foto Ansa)

ROMA- Rai: onora Salvini e Di Maio. E’ il comandamento, l’atto di fede, l’imperativo comportamentale, l’ordine di sevizio che secondo i partiti di governo va finalmente fatto rispettare. E, se necessario, imposto non solo con le buone ma anche con le cattive. Se non basta l’abituale e tradizionale riorientamento spontaneo delle maestranze ad ogni cambio di governo e potere, se in Rai non fanno da soli e non lo fanno tutti e subito di riorientarsi, allora ci penseranno Lega e M5S direttamente.

Riorientarsi si sono riorientati in Rai. Non riesce difficilissimo, l’hanno già fatto tante volte. E poi è stato facilissimo, quasi naturale per gli assunti in quota An e ancor più dietro nel tempo gli assunti in quota Msi ritrovarsi leghisti-salvinisti. Anzi, finalmente una casa ritrovata. E leghisti-salvinisti si sono spontaneamente ritrovati e scoperti tutti i conservatori o quasi, a qualunque titolo, nei Tg e Reti dell’azienda.

Dimaisti-emmecinquisti spontanemente si sono rivelati a se stessi tutti gli anti Renzi, ed erano legione. E tutti o quasi gli alternativi, quelli di sinistra-sinistra. Quelli assunti in quota Pd e più indietro nel tempo quelli assunti in quota Psi, Rifondazione comunista, Pci. Quasi tutti spontaneamente in nuova sintonia con M5S. Quelli assunti nei tempi in quota Dc sparsi, dispersi, eppure erano i èiù.

Riorientarsi si sono riorientati in Rai. Ma al nuovo potere non basta si siano riallineati e schierati. Non basta la rai abbia cominciato a produrre informazione governativa. Non basta. Lega e M5S vogliono, esigono di più. Esigono si rispetti il comandamento e si renda onore, si onori Salvini e Di Maio.

Lo dicono e lo gridano loro che è così e non altrimenti, che in Rai il nome di Salvini e Di Maio non va pronunciato invano e che il comandamento è onora Salvini e Di Maio, il Padre e la Madre. Un foltissimo gruppo di parlamentari leghisti grida orripilato come suore e frati davanti alla profanazione del santo: Salvini offeso! Salvini offeso! Profanazione che va riparata con la pubblica punizione del reo.

Anzi della rea, al secolo Cristina Parodi. E che ha detto, che ha fatto Cristina Parodi (che i parlamentari leghisti non mancano di sottolineare come femmina sospetta e di dibbia reputazione in quanto moglie di un infedele e nemico del popolo del Pd)? Cristina Parodi come ha offeso, offeso è la parola e il crimine, Salvini? Ha detto che Salvini ruba? No. Ha detto che Salvini picchia le donne, magari la collega Isoardi? No. ha detto che Salvini viola e trucca le leggi? No. Cristina Parodi allora lo ha offeso personalmente, come spesso purtroppo accade in tv, dando del cretino o qualche altro insulto? No. 

Cristina Parodi ha osato dire: “Voto alla Lega, A salvini viene da arrabbiatura della gente e anche da un po’ di ignoranza…mi fa paura una politica basata sulla divisione…”. Eccola la profanazione: in Rai non si deve poter dire quel che tutti dicono e pensano in ogni luogo, perfino qualcuno degli elettori leghisti. Rabbia alla base del voto per la Lega. Ovvio. E ignoranza, ignoranza della realtà. Sono in molti a pensarlo, è opinione legittima e anche alquanto fondata. Ma in Rai non si può dire. Così vuole la Lega. In Rai non si può dire, in Rai non si può accostare il termine ignoranza al nome Salvini. E’ offesa! Più che lesa maestà, è offesa al santo.

E quindi Cristina Parodi va cacciata dalla Rai tuona ed esige la Lega. Perché il nuovo potere non vuole solo una Rai governativa. Questo Lega e M5S lo possono avere con facilità. Ma a loro non basta, non basta l’informazione diventi amica del nuovo potere. No, l’informazione e tutta la Rai non basta prendano atto che la musica è cambiata. No, Lega e M5S vogliono che la Rai e tutta l’informazione la nuova musica la cantino in coro e ad alta voce. Sempre, h24. Perché ogni nota diversa è nota nemica del popolo e quindi va non marginalizzata, messa in minoranza. Non basta questo: la nota diversa va repressa.

E’ stato Di Maio a dire chiaro che quelli che non cantano la canzone del governo del popolo in Rai saranno trattati alla stregua di “parassiti”. La parola e il concetto sono suoi, i parassiti si eliminano.  E’ Di Maio che indica ai suoi mastini da tastiera l’azzanno alla gola della carta stampata ripetendo la bugia dei soldi pubblici ai giornali, soldi pubblici che ai giornali non vanno da anni e anni. E’ Di Maio che vede nella libera opinione una intollerabile contraddizione con la sola, vera opinione: quella del popolo.  E’ Di Maio che, se incontrasse la libertà di opinione ed espressione in carne e ossa, la sfiderebbe: presentati alle elezioni e vediamo quanti voti prendi.

Sentita solidarietà e compassione, non tanto alla Parodi vittima per caso e incolpevole bersaglio. Sentita solidarietà e compassione a quelli della Rai: si sono sempre riallineati, anche stavolta con prontezza credevano di sapere cosa li aspetta e come comportarsi. Non sanno li aspetta qualcosa di mai visto: la fine della lottizzazione, li aspetta la Rai una sola voce e anima e fede, la Rai convento, caserma, disciplina. Li aspetta l’usi ad obbedir cantando la canzone e le lodi di Salvini e Di Maio.